Le vostre lettere inviate al Pignolo

 


Come per il GuestBook di ElbaSun, è con dispiacere che siamo stati costretti a disattivare anche la rubrica del Pignolo a causa del suo continuo abuso da parte di persone poco intelligenti, che con insistenza poco buon gusto, continuavano a imbrattare questo spazio dedicato a voi, frequentatori onesti e corretti del WEB. Ci scusiamo per l'accaduto e vi auguriamo una sana navigazione nel WEB.
WebMaster di ElbaSun

- Portoferraio, Italia - Saturday, 2 December 2006 ore 16:13:27 (CEST)
Quanto ti invidio!!!
PaOlO <pablito@boiadè.li>
- Monday, 17 July 2006 ore 18:25:03 (CEST)
'OH, questo deve essere il luogo che più interessante ho visto!
Fiori <Fiori>
..., - Wednesday, 28 June 2006 ore 13:14:31 (CEST)
Certi comportamenti del popolo dettati dall’emozione e dallo shock del momento sono deprecabili. Ma sono evidentemente due argomenti diversi. Intendevo mettere l’accento sulla sempre crescente carenza di senso di responsabilità nel nostro Paese, dove “la gente oggi non ha più paura / nemmeno di rubare” o “e dove se rubi non muore nessuno / e dove il crimine paga”. Dovremmo parlare di tutti i bambini che muoiono, di tutte le ragazze stuprate, di quelle uccise, morte sole. Qui, nel nostro miserrimo, cerchiamo di farlo. Parlammo di Giusy, per esempio, la ragazza uccisa a sassate a Manfredonia. Del caso di Tommaso Onofri ho cercato di parlare di una cosa diversa dagli inutili pupazzi nel fosso.
Diego Pretini

- Tuesday, 27 June 2006 ore 21:15:21 (CEST)
Abbiamo capito benissimo, invece, quello che volevi dire. L'abbiamo già sentito alla Vita in diretta, Studio Aperto, Verissimo, Omnibus, Chi l'ha visto, Dopo il tg1, continuo? Tu puoi scrivere, ovviamente, ciò che ti pare, ma dovresti anche riuscire a sentirti dire che sono banalità. Bene, a questo punto lancio io uno spunto di riflessione. Più audace, forse. Trovo scandaloso lo spreco a cui abbiamo assistito in occasione della morte di questo povero bimbo. Tonnellate di fiori, giocattoli, vestitini, oggetti in argento, buttati a marcire nel greto di un torrente e nel cortile di una casa. Volevamo davvero fare qualcosa che lasciasse il nostro segno di partecipazione alla tragedia? Il bambino soffriva di una forma rara di epilessia. Facciamo donazioni alle organizzazioni di ricerca sulla prima infanzia, contribuiamo all'acquisto dell'ambulanza pediatrica e di macchinari radiologici innovativi che i genitori stanno tentando di regalare all'ospedale di Parma, sosteniamo bambini che non vengono riconosciuti dai genitori perchè gravemente malati. Di fronte a tutto ciò, sì, che Tommy, se ancora ci può vedere, sorriderebbe. Abbiamo assistito a scene pietose durante il funerale: persone giunte da chissà dove che si strattonavano per la fotografia di Tommaso, altri che riprendevano la bara con la telecamera, signore imbellettate che come arpie staccavano i fiori e li infilavano nella borsetta, gente che urlava dietro le transenne come allo stadio. Io dico anche a questi: sapete provare vergogna? Negli stessi giorni, nella stessa città, un tizio colto da raptus ha ucciso una ragazza di diciassette anni e un taxista. La loro è una morte di serie B? Perchè non siamo stati travolti da fiumi di notizie e pettegolezzi e assurde elucubrazioni? Meglio così, ben intesi. Ma giusto per non unirci a cordate già troppo nutrite, freghiamocene se Alessi si copre la faccia con una giacca di pelle. Non serve a nessuno.
Sara <lamia>
Cecina, - Wednesday, 31 May 2006 ore 08:47:27 (CEST)
Avrei voluto – e non ci sono riuscito – che fosse venuto fuori un po’ di più che questo. Non ho detto: dajene al bastardo. Non: bastonate ai bastonati. Dico solo che, a tutti i livelli e in tutti gli ambiti, questo Paese sta perdendo ogni senso di responsabilità, la capacità di percepire, comprendere ed accettare le conseguenze dei propri atti: ragionare sulle cause degli effetti delle nostre azioni. E comunque sì: mi ritengo migliore almeno di uno che ammazza a pedate (o palate, non ho ben capito) un bambino. Peggiore di tantissimi, poi. Infine, va bè, ritengo che non sia necessario, che non serva realmente a nulla, parlare di me.
Diego Pretini

- Tuesday, 30 May 2006 ore 23:50:01 (CEST)
Tu sai provare vergogna? Questi articoli sono spesso dei rigurgiti di giudizi su realtà che magari nemmeno conosci bene. Perchè una volta tanto non ci fai una bella riflessione su aspetti che ti riguardano più da vicino? Voglio dire: fin troppo facile puntare il dito su Alessi e magari con l'altra mano indicare la sedia elettrica (quest'ultimo spero e non credo che sia il tuo caso). Banale. Scontato. Sentito e risentito. Scoperta dell'acqua calda. Ma non basta. Vi si aggiungono i processi alle intenzioni. Che ne sai del perchè si è coperto il volto? Vuoi calarti nella parte del Cucuzza di turno che aspramente critichi? Vuoi unirti al coro dei criminologi che vanno in tv ad inventare ed ipotizzare su cose che non conoscono? Ma ne abbiamo già letti di tuoi articoli così. Bisogna fare questo, sarebbe stato necessario dire così, ehi guardate tutti che pagliuzza che ha nell'occhio quello. Ma i travi nel nostro di occhi li vediamo? Penso che su certi argomenti un sano silenzio sarebbe non solo giusto, non solo corretto, ma dovuto. Sarebbe espressione di quella pietas nota ai nostri antenati che è invece stata sostituita da morbosità e voglia di sentirsi migliori di qualcuno. In ogni caso, non voglio fare come te, Pignolo, perciò ti dico solo che, a mio modestissimo parere, sarebbe più interessante leggere di te. Ovviamente non ti sto suggerendo di trasformare questo spazio in una autobiografia. Ma credo che ti servirebbe e ci servirebbe di più sentire il tuo parere su temi che senz'altro conosci. L'amore. L'amicizia. Il rispetto reciproco. La capacità di scusarsi e, tornando alla domanda iniziale, quella di provare vergogna. Sono sicura che sapresti trattarli in modo meno banale e superficiale. Con stima
Sara <lamia>
Cecina (li), - Tuesday, 30 May 2006 ore 18:07:54 (CEST)
Se ancora sono in tempo e vale qualcosa, rispondo all'unico intervento che vale qualcosa. Napoleone nacque ad Ajaccio (in Corsica) il giorno di Ferragosto del 1769, un anno dopo il trattato di Versailles che costrinse la Repubblica di Genova a lasciare l'isola alla Francia. In realtà i còrsi, come si sa, non vorrebbero (nè allora nè ora) appartenere a nessuno. Il generale della campagna d'Egitto era, credo, lo stesso Bonaparte, ma ebbe un braccio destro fedelissimo (e potentissimo) in Gioacchino Murat, dodicesimo figlio di un fruttivendolo e avviato agli studi religiosi, come spesso accadeva quando le bocche da sfamare erano troppo numerose. Entrato in un reggimento di cacciatori a cavallo nel 1787, non lo abbandona più. Lo segue in Egitto e in Siria (campagne fallimentari: Napoleone s'imbarcò di nascosto su un piccolo bastimento per tornare in Francia) e poi in Italia e Austria. Avrà, in queste circostanze, il comando su tutta la cavalleria francese. Per ogni ulteriore notizia (molto più seria e attendibile) si può anche andare nelle pagine del nostro sito specializzate su Napoleone (e segnatamente su Napoleone all'isola d'Elba) a cura di Cristina Rospigliosi. Ci si arriva agevolmente dalla prima pagina del sito.
Diego Pretini

- Monday, 22 May 2006 ore 22:59:42 (CEST)
CIAO,MI CHIAMO GIOVANNI SPINA E' VORREI SAPERE DOVE' E' NATO NAPOLEONE BONAPARTE?IN OLTRE VORREI SAPERE IL NOME DEL SUO GENERALE NELLA CAMPAGNA DEGITTO.
GIOVANNI <GVNN@LIBERO.IT>
RICCIONE, - Wednesday, 17 May 2006 ore 12:24:55 (CEST)
Un po’ di prezioso e significativo blob dell’ultima giornata di campagna elettorale (da Repubblica.it) 09:39 Berlusconi: “Ho tolto Ici dal programma per far scoprire la sinistra” “E’ stata una mia volontà togliere dal testo del programma la parte riguardo l’Ici perché sapevo che la sinistra si sarebbe scoperta. Ho aspettato di dare la comunicazione della proposta di abolire l'Ici sulla prima casa dopo che la sinistra si era prodotta nelle sue affermazioni”. 09:47 Berlusconi: “Noi abbiamo fatto politica sociale” “La politica sociale l'abbiamo fatta noi, che in questo senso abbiamo fatto una politica di sinistra”. “Loro vogliono più stato, più regole, più burocrazia”. 10:07 Berlusconi: “Faremmo volentieri a meno di Cornacchione e Moretti” “Faremmo volentieri a meno di Cornacchione e di quei film che illustrano all'estero il presidente del Consiglio in maniera opposta alla realtà”. 10:18 Berlusconi: “Prodi ha fatto donazioni ai figli per 1.600.000.000 di lire” “Romano Prodi ha fatto donazioni per un miliardo e 600 milioni di vecchie lire ai figli. E’ la prova che la sinistra reintrodurrà la tassa sullE’ un sistema che non abbiamo inventato noi, funziona egregiamente in Gran Bretagna e che sarà applicato in Italia dal 1 ottobre prossimo”. 11:52 D'Alema: “Berlusconi non è credibile” “Oramai il problema non è più quello che dice Berlusconi, ma è che lo dice lui. E in quanto lo dice lui non è credibile, qualsiasi cosa dica”. 12:17 Realacci: “Aboliranno anche pedaggi e biglietti ferroviari” “Per la prima volta Berlusconi dà prova di grande serietà. Sappiamo, da fonte certa, che oltre alla tassa sui rifiuti il centrodestra intende abolire anche i pedaggi autostradali e i biglietti ferroviari. Potranno farlo perché gli eletti di Forza Italia si offriranno come macchinisti volontari. E perché, se vinceranno le elezioni, hanno già in mente di portare Vanna Marchi come amministratrice straordinaria ai vertici delle Ferrovie dello Stato”. 14:21Prodi: “Berlusconi non mi ha risposto sui 35 miliardi” “Non mi ha mica detto dove reperire 35 miliardi di euro ma è scappato”. Romano Prodi ancora in attesa di conoscere da Silvio Berlusconi come la CdL intenda reperire le risorse per finanziare il programma di governo proposto agli italiani. Vi ricordate quell’assurdo: “A lei lo spiego dopo la trasmissione” nel confronto di lunedì? 14:24 Abolire tassa rifiuti costerebbe 3,1 mld euro 14:39 Cofferati: “Berlusconi abolirà anche senso ridicolo” “Vi dò una anticipazione: nel pomeriggio abolirà anche la tassa sull'occupazione del suolo pubblico e quella sulla pubblicità, che sono le ultime tasse comunali, e prima di sera annuncerà anche l'abolizione del senso del ridicolo”. Il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati. 14:58 Berlusconi: “Voce a pezzi e cortisone” “Ho fatto quel che ho potuto, mi sono dato, ho la voce a pezzi, vado avanti a cortisone. Mi sono comportato come un ragazzino di vent'anni senza risparmiarmi nulla”. 14:59 Berlusconi: “Sono Clinton all'italiana” “Le politiche sociali vere in Italia non le ha fatte la sinistra, ma quel Clinton all'italiana che è Berlusconi”. “Non accettano uno come me che crede ancora in qualcosa, che possa realizzare qualcosa per il bene di tutti”. 15:00 D'Alema: “Farei grande coalizione con Tabacci” E anche con Marco Follini, “il problema è tutto quello che si portano dietro”. 15:08 Alemanno: “Tarsu non si può abolire tout court” “Non si può parlare di abolizione tout court della tassa dei rifiuti ma di come usare al meglio la termovalorizzazione”. 15:59 Berlusconi: “E’ come nel 1948” “Le elezioni del 9 e 10 aprile rappresentano un bivio storico per l'Italia, assai simile a quello del ‘48, quando le forze democratiche respinsero l'offensiva comunista ancorando saldamente il Paese all'Occidente, alla democrazia e ai suoi valori”. Per inciso, la differenza che si nota è rilevante: il Msi quell’anno corse da solo, alleato ai soli monarchici . 16:12 Berlusconi: “I comunisti vogliono occupare le istituzioni” “I comunisti hanno finto di rinnegare la propria scomoda tradizione, ma il loro obiettivo resta quello di occupare le istituzioni per accrescere il potere, di aumentare le tasse per finanziare le loro clientele”. Silvio Berlusconi a Affaritaliani.it. 17:04 Il premier querelato per “coglioni” Una querela firmata da una trentina di cittadini è stata sporta presso la Procura di Milano contro la frase pronunciata dal presidente del Consiglio. 17:40 Ulivo, Prodi arriva in moto Romano Prodi è arrivato in questo momento a via del Corso, a pochi passi da piazza del popolo dove e' atteso per la manifestazione conclusiva dell'Ulivo, seduto sul sedile posteriore della Guzzi guidata dal suo portavoce Silvio Sircana. 19:01 Cdl, Berlusconi arringa la folla “Siamo qui riuniti tutti insieme dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, da Bolzano alla Sicilia”. 19:13 Fede: “Resto all guida del Tg4” Emilio Fede resta alla guida del Tg4. Dopo aver annunciato nei giorni scorsi le dimissioni, in seguito alle multe per violazione della par condicio comminategli dall'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, il direttore è tornato sui suoi passi “per rispetto del pubblico”. Quale? 19:52 Berlusconi: “Vinceremo perché non siamo coglioni” “Grazie a tutti, siete commoventi e state sicuri, vinceremo perché non siamo ciglioni”. 20:08 Bossi: “Insulti fanno incazzare la gente” “E’ stata una campagna elettorale difficile, ho fatto fatica dopo tanto tempo di ospedale. Penso però che ci siano stati troppi insulti, gli insulti in campagna elettorale fanno incazzare la gente”. 20:29 Berlusconi s'affaccia al balcone, la piazza: “Duce, duce” Bagno di folla per Berlusconi in piazza Plebiscito a Napoli. Il presidente del consiglio raggiunge il palazzo della prefettura proprio accanto alla piazza. Sale e si affaccia dal balcone. Alza il braccio e saluta la folla, sorridente. Un gruppetto, proprio in prima fila, con bandiere in mano grida “Duce, duce...”. Poco dietro si alza il coretto: “Silvio, Silvio, Silvio”. 23:42 Par condicio, Mediaset: “Belpietro in perfetto equilibrio” Mauro Crippa, consigliere d'amministrazione di Mediaset: “L’antipatico ha ospitato due interviste: una a Boselli preceduta da un servizio sulla “Rosa nel pugno”, e una a Berlusconi”.
Diego Pretini

- Saturday, 08 April 2006 ore 17:00:01 (CEST)
Mi è venuta un'idea. Facciamo una specie di forum, qui, sulle elezioni che arrivano? Se funziona, bene e, chi vuole, risponde. Sennò, pace. Insomma, svegliamoci, almeno ora. Parliamone. Ovviamente civiltà e decenza, please.
Diego Pretini

- Tuesday, 04 April 2006 ore 21:26:46 (CEST)
Ah, coglione sarai tu, nano.
Sempre io <sesideveparlarecosì>
riesceancheanoi, - Tuesday, 04 April 2006 ore 14:21:20 (CEST)
Sono io, tranquilli. Solo un promemoria, per domenica e lunedì. Si vota facendo solo un segno riconoscibile sul simbolo della lista. Non scriviamo nessun nome accanto, sopra, sotto, addosso al simbolo, chè non serve a nulla, anzi: viene annullata la scheda. Visto che il Corriere ha pubblicato un sondaggio che dà al 60 per cento gli italiani che non sanno con che sistema si vota, lo ricordo brevemente. E' sistema proporzionale con premio di maggioranza. E cioè a dire: ognuno vota il partito che gli pare, ma ogni partito - al momento di presentare le liste - ha dichiarato a quale coalizione è collegato. Sulla scheda, non a caso, troverete due file orizzontali: quella di sopra è la sfilza dei partiti di centrodestra, quella di sotto è di quelli di centrosinistra. Ogni partito prende il suo tot di voti e concorre alla vittoria totale della coalizione. La coalizione che vince prende anche una quantità di seggi in più (premio di maggioranza, deciso per garantire una certa stabilità). Le liste dei candidati sono bloccate, quindi è per questo che non serve a nulla (anzi annulla la scheda) scrivere la preferenza. Le liste sono ordinate e più voti prende quel partito in quella circoscrizione e più candidati "passano". Le circoscrizioni non sono più quelle del 2001, ma molto più grandi, quasi sempre regionali. Solo la Lombardia, il Lazio e la Campania, mi pare, hanno due circoscrizioni (Lombardia 1 e Lombardia 2 e via dicendo). Finora cose serie, da ricordare. Ora un po' lo scemo lo posso anche fare. E' evidentemente una legge, quella nuova elettorale, da conati ripetuti, ma quella che è stata chiamata "porcata" dal ministro che l'ha scritta è pur sempre una legge del governo Berlusconi, non ci si può meravigliare ora. Ricordo, per finire, anche le proposte che verranno fatte alle 23,59 di venerdì (ultimo giorno di campagna elettorale): abolizione di tutte le tasse, le bollette di luce e gas diventano facoltative, opinabilità sul pagamento di gelati, carta d'oro per gli anziani (gratis allo stadio, al museo, al cinema, sull'autobus, alle Seychelles, sul viale), settimana gratis a Gardaland per le fasce tra i 20 e i 35 anni, Smart gratis a quelle carine (e perizoma a quelle carinissime), un materasso e una poltrona ai prime mille che arriveranno al seggio, abbonamento al digitale terrestre Mediaset ai più bassi di 1,71 (che gli fanno fare bella figura e lo rendono sereno). Fra pochino uscirà il vero Pignolo. Buon voto. (DP)
Dippì Liebt Esseci <machiticredepiù@solobondi.tiè>
Micacretini City, - Tuesday, 04 April 2006 ore 14:18:13 (CEST)
Fatto Da Solo La Famiglia Rossi Discorsi Da Bar Erano gli anni 50, andavo alla Standa insieme a mammà, mi apparve un angelo e disse: "Tuo tutto questo un bel giorno sarà!" Tornato a casa, nel bagno, ebbi un altro segno del Fato creator: La mano prese lo spunto e mi trovai unto da Nostro Signor Mi sono fatto da solo, sull’elicottero volo, Ma non disdegno la nave, ricordo soave della gioventù Mi sono fatto da solo, mi sono alzato dal suolo, Mi sono fatto i cartelli con tutti i capelli che ormai non ho più Anni sessanta moderni: allestivo gli esterni del mio kolossal, Ma con cinque o sei palazzine, non potevo neanche comprarmi la Spal Sui ponti delle crociere passavo le sere a cantar "La vie en rose", Marcello, sotto la coppola, diceva: "Minchia, jè nostra ‘sta ccos!" Mi sono fatto da solo, sull’elicottero volo, Ma non disdegno la nave, ricordo soave della gioventù Mi sono fatto da solo, mi sono alzato dal suolo, Mi sono fatto i cartelli con tutti i capelli che ormai non ho più Il Murator Venerabile disse: "Sei abile, vieni tra i miei! Ecco il cappuccio e la tessera numero uno-otto-uno-sei" (uno-otto-uno-sei!) Poi anni di truffe, di inganni e indicibili affanni, ma niente di ché: Davo una mano a Bettino, ospitavo mafiosi e pagavo lacchè Mi sono fatto da solo, sull’elicottero volo, Ma non schifo il motoscafo da cui mangio a sbafo, facendo l’off shore Mi sono fatto da solo, mi sono alzato dal suolo, Mi sono fatto sei reti tra trucchi e decreti da grande editor! Regalo immagini e suoni e tutti mi tengo buoni, Ho dato un posto importante ad ogni brigante che mente per me Mi son comprato un paese di gente che fa le spese, E va al lavoro contenta, sognando villazze e pensioni da re... Ed ora che sono il padrone di questa nazione e comando il vapor, Ho sistemato i miei conti e c’è un branco di tonti che mi crede ancor Se dico che... Mi sono fatto da solo, sull’elicottero volo, Ma non disdegno la nave, ricordo soave della gioventù Mi sono fatto da solo, mi sono alzato dal suolo, Mi sono fatto i cartelli con tutti i capelli che ormai non ho più ...
nonono <bau>
beijing, - Sunday, 02 April 2006 ore 11:29:51 (CEST)
A parlare di sud, di meridione, anche solo di Campania c’è sempre il rischio di cadere nel luogo comune, nel cliqué, evidentemente l’obiettivo opposto di questa rubrica. Però ciò che racconta il signor Capodanno è una delle facce caratterizzanti del Sud. Non dubito che anche al centro e al nord e pure nello Schleswig Holstein ci sia qualcuno che si comporta nella stessa maniera. Ma particolarmente il meridione d’Italia, che necessità di giganteschi aiuti per riuscire a smuovere questa lentezza del passo, dovrebbe guardarsi allo specchio. Con il paradosso, poi, che un diritto di un cittadino meno fortunato diventa un dovere da parte dello Stato, se quel diritto non è riconosciuto secondo tutti i criteri più adeguati. L’handicap è una cosa seria, è un dramma che solo chi lo porta dietro riesce, con una forza straordinaria, a far diventare una piccolezza, un dettaglio, solo una caratteristica, a volte quasi un valore. Prima che per lo Stato chi vuole riconosciuta una scorciatoia che non gli compete o non merita, dovrebbe avere rispetto per queste persone. Il Sud, dicevo, a cui vengono appiccicati come etichette questi episodi, deve guardarsi un po’ allo specchio, quando chiede aiuto. Si rischia di saltare troppo lungo, ma viene in mente anche altra terribile attualità. Non ci sarebbe mafia senza siciliani, non ci sarebbe camorra senza campani, non ‘ndragheta senza calabresi, niente di tutto questo senza gente che ci sta. Giorgio Bocca, piemontese, a ottant’anni ha scritto un reportage su Scampia, con un libro (perché neanche più i giornali fanno più reportage) e a Orfeo, direttore del giornale napoletano Il Mattino, non è piaciuto, anzi si è irritato tantissimo. Siciliani, campani e calabresi dovrebbero aiutare lo Stato ad aiutarli. Ma i partiti continuano a candidare persone indagate per concorso in associazione mafiosa, per dire. Se la lezione non la impara la classe dirigente, come fanno i cittadini a recepirla?
Diego Pretini

- Saturday, 01 April 2006 ore 19:56:45 (CEST)
Prof. Ing. Gennaro Capodanno Via Tino di Camaino, 22 80129 Napoli Se de di servizio:I.T.I.S. “ E. Striano “ Napoli e-mail: gennaro.capodanno@tin.it RSU - Consigliere d’Istituto – Componente della Giunta Esecutiva Proposta di ODG del prof……………. al collegio dei docenti dell’istituto……….... per l’approvazione della sperimentazione ex DM 775/2006. Il Collegio dei docenti dell’istituto…………………. P R E M E S S O • che con il D.M. 775/2006 si è inteso dare una concreta risposta a specifiche e pressanti richieste di sperimentazione di nuovi modelli ordinamentali liceali provenienti dalle istituzioni scolastiche, dopo la pubblicazione del decreto legislativo 226/2005, relativo al 2° ciclo di istruzione e formazione; • che l'articolato del documento fornisce ampie e motivate indicazioni sulle ragioni e sulle specificità del progetto, che viene presentato come strumento idoneo a " realizzare, pur con diverse modalità di attuazione, coerenti con l'autonomia scolastica, una approfondita e puntuale riflessione sui vari ambiti di praticabilità dell'azione riformatrice, una accurata stima dei fabbisogni delle scuole in termini di strutture, personale e finanziamenti, nonché l'elaborazione di modelli più efficaci di organizzazione didattico-metodologica "; • che, ai sensi dell'art. 11 del D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275, il progetto si rivolge alle istituzioni scolastiche la cui adesione, del tutto libera e volontaria, è rimessa alla valutazione dei competenti organi collegiali; • che il progetto di innovazione, proposto dal MIUR col decreto 775/2006, è cosa diversa dall'attuazione del Capo II e del Capo III del decreto legislativo 226/2005. E' fuor di dubbio, infatti, che l'avvio della riforma dall'anno 2007-2008 deve avvenire " nel quadro della programmazione della rete scolastica di cui all'articolo 138, comma 1, lettera b) del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, finalizzata a far corrispondere l'offerta formativa complessiva alle esigenze formative del territorio di ciascuna Regione " (art. 27, comma 3); • che con il progetto di innovazione proposto dal MIUR alle istituzioni scolastiche non viene posto in discussione l'assetto dell'offerta formativa territoriale, che resta quella programmata dalle Regioni per l'anno scolastico 2006-2007. • che il progetto invece persegue scopi circoscritti e chiaramente indicati nell'art. 2, comma 1 del D.M. 775/2006, dal quale emerge la valenza didattico-pedagogica dell'impianto. In effetti le scuole che aderiscono al progetto assumono prioritariamente l'impegno di: - articolare l'orario annuale delle lezioni in attività ed insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti, attività e insegnamenti obbligatori a scelta dello studente e attività e insegnamenti facoltativi; - progettare Unità di apprendimento caratterizzate da obiettivi formativi adatti e significativi per i singoli allievi e volte a garantire la trasformazione delle capacità di ciascuno in reali e documentate competenze. Si tratta dunque di innovazioni per un verso di tipo organizzativo e per un altro di natura metodologico-didattica, che le scuole possono realizzare secondo modalità definite nel quadro di regole certe ed in coerenza con il principio dell'autonomia. In sostanza, il decreto 775 non solo impone il rispetto della distribuzione territoriale dell'offerta formativa, ma definisce in ambiti precisi le innovazioni da introdurre. Le scuole possono aderire al progetto anche deliberando di introdurre solo parzialmente le innovazioni ordinamentali previste dal decreto legislativo 226/2005 e comunque nel rispetto delle tabelle di confluenza e corrispondenza previste dal D.M. 28 dicembre 2005; • che il decreto 775/2006 non contrasta con l'art. 3 del D.P.R. 275/1999 e, in particolare, col comma 5 del medesimo articolo, il quale stabilisce che " il Piano dell'offerta formativa è reso pubblico e consegnato agli alunni e alle famiglie all'atto dell'iscrizione ", osservando che la norma in questione risponde ad esigenze di carattere generale. Essa, infatti, intende tutelare l'interesse dello studente ad essere informato preventivamente in ordine alla progettazione curricolare, extracurricolare, educativa ed organizzativa della scuola che intende frequentare; • che la norma succitata non fa quindi divieto alle scuole di apportare, prima dell'inizio dell'anno scolastico di riferimento, eventuali modifiche al POF e di portarle a conoscenza degli alunni, i quali, per poter partecipare all'innovazione, debbono esprimere il proprio consenso, unitamente a quello delle rispettive famiglie; • che il progetto di innovazione che si intende promuovere col D.M. 775/2006 trova piena consonanza con la sperimentazione di cui all'art. 27, comma 4 del D. Lgs. 226/2005, nonché con l'art. 11 del D.P.R. 275/1999 che, come è noto, consente al MIUR di promuovere "progetti in ambito nazionale, regionale e locale, volti ad esplorare possibili innovazioni riguardanti gli ordinamenti degli studi, la loro articolazione e durata, l'integrazione tra i sistemi formativi e i processi di continuità e orientamento"; • che in base al quadro normativo di riferimento le sperimentazioni parziali debbono rispondere ovviamente a criteri di coerenza e compiutezza sul piano didattico, pedagogico e strutturale; • che tale apprezzamento non può che competere alle singole istituzioni scolastiche, che, nella propria autonomia, valutano quale estensione dare all'innovazione, tenuto conto del preminente interesse degli alunni e delle risorse disponibili; • che, ai sensi dell'art. 5, comma 3 del decreto 775/2006, il Direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale assicura le risorse disponibili alle scuole che ne abbiano fatto richiesta, anche se spetta alle istituzioni scolastiche medesime valutare se le risorse disponibili siano sufficienti ad assicurare la realizzazione del progetto; • che gli interventi necessari per corrispondere alle eventuali maggiori necessità di risorse umane e professionali saranno, ovviamente, definite in sede di determinazione dell'organico di fatto, così come, del resto, è già avvenuto per far fronte ai maggiori fabbisogni legati all'attivazione della riforma del primo ciclo di istruzione. A tali interventi andranno, poi, ad aggiungersi finanziamenti specifici desunti dalla legge 440 del 1997; per le suesposte motivazioni, il Collegio dei docenti dell’istituto………………………………… A P P R O V A all'unanimità/a maggioranza, la proposta di sperimentazione del liceo……………………………., previsto dal D.Lgs. n° 226/2005 e dal D.M. N° 775/2006, nel rispetto delle tabelle di confluenza e corrispondenza previste dal D.M. 28 dicembre 2005. Data………………………….. Il Proponente
Gennaro Capodanno <gennaro.capodanno@tin.it>
Napoli, - Friday, 10 March 2006 ore 21:40:43 (CET)
Prof. Ing. Gennaro Capodanno Via Tino di Camaino, 22 80129 Napoli Se de di servizio:I.T.I.S. “ E. Striano “ Napoli e-mail: gennaro.capodanno@tin.it RSU - Consigliere d’Istituto – Componente della Giunta Esecutiva Proposta di ODG del prof……………. al collegio dei docenti dell’istituto……….... per l’approvazione della sperimentazione ex DM 775/2006. Il Collegio dei docenti dell’istituto…………………. P R E M E S S O • che con il D.M. 775/2006 si è inteso dare una concreta risposta a specifiche e pressanti richieste di sperimentazione di nuovi modelli ordinamentali liceali provenienti dalle istituzioni scolastiche, dopo la pubblicazione del decreto legislativo 226/2005, relativo al 2° ciclo di istruzione e formazione; • che l'articolato del documento fornisce ampie e motivate indicazioni sulle ragioni e sulle specificità del progetto, che viene presentato come strumento idoneo a " realizzare, pur con diverse modalità di attuazione, coerenti con l'autonomia scolastica, una approfondita e puntuale riflessione sui vari ambiti di praticabilità dell'azione riformatrice, una accurata stima dei fabbisogni delle scuole in termini di strutture, personale e finanziamenti, nonché l'elaborazione di modelli più efficaci di organizzazione didattico-metodologica "; • che, ai sensi dell'art. 11 del D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275, il progetto si rivolge alle istituzioni scolastiche la cui adesione, del tutto libera e volontaria, è rimessa alla valutazione dei competenti organi collegiali; • che il progetto di innovazione, proposto dal MIUR col decreto 775/2006, è cosa diversa dall'attuazione del Capo II e del Capo III del decreto legislativo 226/2005. E' fuor di dubbio, infatti, che l'avvio della riforma dall'anno 2007-2008 deve avvenire " nel quadro della programmazione della rete scolastica di cui all'articolo 138, comma 1, lettera b) del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, finalizzata a far corrispondere l'offerta formativa complessiva alle esigenze formative del territorio di ciascuna Regione " (art. 27, comma 3); • che con il progetto di innovazione proposto dal MIUR alle istituzioni scolastiche non viene posto in discussione l'assetto dell'offerta formativa territoriale, che resta quella programmata dalle Regioni per l'anno scolastico 2006-2007. • che il progetto invece persegue scopi circoscritti e chiaramente indicati nell'art. 2, comma 1 del D.M. 775/2006, dal quale emerge la valenza didattico-pedagogica dell'impianto. In effetti le scuole che aderiscono al progetto assumono prioritariamente l'impegno di: - articolare l'orario annuale delle lezioni in attività ed insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti, attività e insegnamenti obbligatori a scelta dello studente e attività e insegnamenti facoltativi; - progettare Unità di apprendimento caratterizzate da obiettivi formativi adatti e significativi per i singoli allievi e volte a garantire la trasformazione delle capacità di ciascuno in reali e documentate competenze. Si tratta dunque di innovazioni per un verso di tipo organizzativo e per un altro di natura metodologico-didattica, che le scuole possono realizzare secondo modalità definite nel quadro di regole certe ed in coerenza con il principio dell'autonomia. In sostanza, il decreto 775 non solo impone il rispetto della distribuzione territoriale dell'offerta formativa, ma definisce in ambiti precisi le innovazioni da introdurre. Le scuole possono aderire al progetto anche deliberando di introdurre solo parzialmente le innovazioni ordinamentali previste dal decreto legislativo 226/2005 e comunque nel rispetto delle tabelle di confluenza e corrispondenza previste dal D.M. 28 dicembre 2005; • che il decreto 775/2006 non contrasta con l'art. 3 del D.P.R. 275/1999 e, in particolare, col comma 5 del medesimo articolo, il quale stabilisce che " il Piano dell'offerta formativa è reso pubblico e consegnato agli alunni e alle famiglie all'atto dell'iscrizione ", osservando che la norma in questione risponde ad esigenze di carattere generale. Essa, infatti, intende tutelare l'interesse dello studente ad essere informato preventivamente in ordine alla progettazione curricolare, extracurricolare, educativa ed organizzativa della scuola che intende frequentare; • che la norma succitata non fa quindi divieto alle scuole di apportare, prima dell'inizio dell'anno scolastico di riferimento, eventuali modifiche al POF e di portarle a conoscenza degli alunni, i quali, per poter partecipare all'innovazione, debbono esprimere il proprio consenso, unitamente a quello delle rispettive famiglie; • che il progetto di innovazione che si intende promuovere col D.M. 775/2006 trova piena consonanza con la sperimentazione di cui all'art. 27, comma 4 del D. Lgs. 226/2005, nonché con l'art. 11 del D.P.R. 275/1999 che, come è noto, consente al MIUR di promuovere "progetti in ambito nazionale, regionale e locale, volti ad esplorare possibili innovazioni riguardanti gli ordinamenti degli studi, la loro articolazione e durata, l'integrazione tra i sistemi formativi e i processi di continuità e orientamento"; • che in base al quadro normativo di riferimento le sperimentazioni parziali debbono rispondere ovviamente a criteri di coerenza e compiutezza sul piano didattico, pedagogico e strutturale; • che tale apprezzamento non può che competere alle singole istituzioni scolastiche, che, nella propria autonomia, valutano quale estensione dare all'innovazione, tenuto conto del preminente interesse degli alunni e delle risorse disponibili; • che, ai sensi dell'art. 5, comma 3 del decreto 775/2006, il Direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale assicura le risorse disponibili alle scuole che ne abbiano fatto richiesta, anche se spetta alle istituzioni scolastiche medesime valutare se le risorse disponibili siano sufficienti ad assicurare la realizzazione del progetto; • che gli interventi necessari per corrispondere alle eventuali maggiori necessità di risorse umane e professionali saranno, ovviamente, definite in sede di determinazione dell'organico di fatto, così come, del resto, è già avvenuto per far fronte ai maggiori fabbisogni legati all'attivazione della riforma del primo ciclo di istruzione. A tali interventi andranno, poi, ad aggiungersi finanziamenti specifici desunti dalla legge 440 del 1997; per le suesposte motivazioni, il Collegio dei docenti dell’istituto………………………………… A P P R O V A all'unanimità/a maggioranza, la proposta di sperimentazione del liceo……………………………., previsto dal D.Lgs. n° 226/2005 e dal D.M. N° 775/2006, nel rispetto delle tabelle di confluenza e corrispondenza previste dal D.M. 28 dicembre 2005. Data………………………….. Il Proponente
Gennaro Capodanno <gennaro.capodanno@tin.it>
Napoli, - Friday, 10 March 2006 ore 21:40:28 (CET)
Legge 104/92: a Napoli invalidi che assistono altri invalidi No, non si tratta della solita catena di Sant’Antonio, bensì dell’ennesima impareggiabile inventiva dei napoletani che pur di utilizzare i benefici della legge 104/92 ne inventano una più del diavolo. Una legge che, ricordiamolo, nata per tutelare i diritti delle persone handicappate, si è rivelata nel capoluogo partenopeo, come dimostrano recenti indagini della Magistratura inquirente, un facile rifugio per i furbi i quali la utilizzano, sovente senza alcun diritto e solo per tutte le opportunità che offre, spesso con la complicità di chi dovrebbe garantirne l’applicazione pedissequa e con la compiacente latitanza di chi dovrebbe effettuare i controlli. Da anni denuncio le storture di una legge che, varata quattordici anni or sono, oggi appare del tutto inadeguata e andrebbe riformata. In particolare andrebbe rivisitato l’art. 33 della legge, che consente una serie di agevolazioni ai parenti delle persone handicappate, tra le quali tre giorni mensili di permesso retribuito e la facoltà di scegliere la sede più vicina per l’attività lavorativa, con l’impossibilità da parte del datore di lavoro di effettuare trasferimenti, senza il consenso del lavoratore interessato. Ma la piaga di questa situazione non riguarda solo i caschi bianchi del Comune di Napoli, di recente al centro dell’ennesimo ciclone giudiziario che ha scosso il capoluogo partenopeo. Si estende a tutto il pubblico impiego. In particolare trova un terreno molto fertile nell’amministrazione scolastica, dove le contrazioni determinate dalla diminuzione dei posti di lavoro hanno incentivato il ricorso al parente handicappato da assistere. In un istituto scolastico superiore del distretto 42, Vomero-Soccavo, su una settantina di docenti, sono ben 20 quelli che beneficiano della legge 104, quasi il 30%. Tra questi spicca il caso di un professore che, di recente trasferito d’ufficio ad altra scuola, ha impugnato il provvedimento del CSA di Napoli dinanzi al Giudice unico in funzione di Giudice del lavoro, adducendo che egli è titolare di ben due benefici legati alla legge 104/92, uno personale e l’altro per l’assistenza ad una parente handicappata. In altre parole questo signore benché abbia avuto il riconoscimento di una minorazione superiore ai 2/3, per la qual cosa invoca i benefici di legge, dichiara di assistere una parente anch’essa afflitta da condizione di handicap tale da necessitare di assistenza continuativa e permanente. Non c’è chi non individui il paradosso di una tale situazione, chiedendosi come fa una persona con gravi problemi di salute ad assistere in maniera assidua e globale la parente handicappata. Per questo auspichiamo ancora una volta che la Magistratura voglia indagare in modo da salvaguardare i diritti dei veri handicappati. Gennaro Capodanno Presidente Comitato Valori collinari - Napoli
Gennaro Capodanno <gennaro.capodanno@tin.it>
Napoli, - Tuesday, 21 February 2006 ore 21:57:55 (CET)
Il nuovo governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, aveva delle azioni e delle opzioni della società Goldman Sachs, la quarta banca d’affari nel mondo. Al momento della nomina come successore di Antonio Fazio le ha vendute. “In particolare per il periodo di un anno – disse una nota – il governatore si asterrà da decisioni concernenti direttamente la Goldman Sachs, ovvero istituzioni per cui la Goldman Sachs agisce o agirà da advisor. Anche trascorso tale periodo di tempo, il governatore si asterrà da decisioni in merito a casi in cui Goldman Sachs era stata coinvolta o direttamente o in qualità di advisor allorché Draghi lavorava per la predetta banca”. Il discorso è molto più semplice di quello che si può credere: anche non volendo (ma evidentemente non ci si crede) come può non toccare i suoi interessi? I suoi interessi sono tutto ciò che fa quattrini: tv, radio, riviste, giornali; assicurazioni, banche; pubblicità; edilizia; calcio. È ovunque, è “cosunque”. La politica è la sua entrata minore. Ma anche da lì ha avuto il suo plusvalore: le leggi sulla giustizia, per esempio. La cosa brutta – o bella, vedete voi – è che avrei fatto volentieri a meno di parlare di tutto questo e per tutto questo tempo. L’impressione, diceva Serra su Repubblica qualche tempo fa, è che, in questi quattordici anni in cui abbiamo dovuto andar dietro a tutti suoi balletti, abbiamo sempre avuto tantissima voglia di parlare d’altro, non riuscendoci mai. Abbiamo sempre parlato di cose che interessavano lui: o per interesse vero o per non parlare d’altro (che so: le leggi sul falso in bilancio). Un’invadenza, un soffocamento costante portato avanti dai tg equivicini, come li chiama Gian Antonio Stella. E’ come quelli che ti tengono a parlare per un quarto d’ora filato di un film che consideri odioso e tu che annuisci come un babbuino. Una noia mortale. Ora, è bene essere chiari: se tutti quei vantaggi elencati dalla lettrice (almeno questo intuisco dall’ampio uso di punti esclamativi e dalla chocolate addiction, spiccatamente femminile), che in effetti il Cavalier Ridente ha acquisito in questi cinque anni, fossero caduti a pioggia su una buona parte degli altri cittadini, non sarei, non saremmo qui ad abbaiare. Se oltre a fare gli affari suoi, avesse fatto anche un po’ i nostri, a nessuno fregherebbe molto. E viceversa: se si fosse fatto una legge davvero ad personam che lo tirasse fuori dai processi (dichiaratamente, con scritto “pro Berlusconi”) in cui è imputato, lasciando stare tutti gli altri processi (compresi quelli di un certo numero di assassini), senza mascherarla come Grandiosa Astrale Riforma della Giustizia Maxima, sarebbe stato almeno meno dannoso. Certo, non sarebbe stata accolta come una mossa particolarmente popolare, ma ce ne saremmo fatti una ragione. Il secondo punto è che ancora oggi, ovunque, questo dice che a scendere in politica c’ha rimesso, e tutti a dirgli sì, bè, poverino, in effetti. Il terzo punto è il dramma umano di Bruno Vespa che non trova più nessun giornalista che gli faccia domande non appuntite: l’altra sera perfino Mario Orfei (candido direttore de Il Mattino di Napoli) s’è sentito dare del comunista. L’impressione, per finire, è di un uomo che sta sprigionando quanta più energia possibile, spesso sbracando, per non perdere – almeno – così male. L’impressione è di quello che si è voltato per un istante indietro e ha rivisto piombargli addosso, finalmente, tutte le conseguenze dei suoi gesti, che credeva non sarebbero più state responsabilità sue. La caciara dell’Unipol, per dire: l’ha fatto perché ci crede (come quella storia della sinistra che controlla giornali, magistratura, università: né più né meno che una vaccata), ma l’ha fatto in quel modo – con la maturità di un duenne – per alzare un furibondo polverone in cui non si veda nitidamente come stanno gli italiani. Il suo problema è che gli italiani almeno per sapere come stanno non usano il televisore. Queste sono tutte impressioni e, temo, in parte speranze. Il timore che il berlusconismo non sia del tutto esaurito, tuttavia, rimane sempre lì. E’ come il logorroico del film odioso, d’altronde: pare abbia finito di chiacchierare, ma ha subito pronta una nuova scena pallosa da raccontarti.
Diego Pretini

- Thursday, 02 February 2006 ore 23:23:30 (CET)
Ciao pignolo. Essendo a conoscenza (e chi non lo è?)della tua "leggera" acrimonia verso il nostro benamato presidente del consiglio, ho deciso di riportare di seguito i piccoli, piccolissimi, infinitesimali vantaggi economici che il signor silvio berlusconi ha "magicamente" ottenuto dalla sua elezione a presidente del consiglio. Grazie alla legge gasparri solo nel 2004 la pubblicità per mediaset è aumentata del 3,8% (circa 1 miliardo e 200 milioni di euro l'anno). L'appalto concesso dal governo alla banca mediolanum, per poter utilizzare i 14.000 sportelli delle poste italiane, gli ha reso 1 miliardo di euro l'anno. Come assicuratore avrà vantaggi per miliardi di euro dalla nuova legge sulla previdenza assicurativa. Paolo berlusconi controlla un' impresa italiana produttrice di apparecchi per ricevere il digitale terrestre. Il decreto salva calcio gli ha fatto risparmiare 240 milioni di euro, e la riduzione delle plusvalenze (tremonti 2002) ha fatto risparmiare a mediaset 340 milioni di euro. Nel 2001 silvio berlusconi era il 48esimo uomo più ricco al mondo, adesso è il 25ESIMO! Spero che il maggior numero di persone possibile legga queste poche righe, e che le ricordi e le ripeta a chiunque (naturalmente deviato e malato di mente) fosse ancora convinto di voler sprecare il suo voto per berlusconi e forza italia. So che non è una novità dire che berlusconi pensa solo ad arricchirsi arraffando tutto quello che può, ma non fa mai male ripeterlo! ciao ciao
Ema <cioccolatadipendente.it>
- Monday, 30 January 2006 ore 18:23:01 (CET)
sdfsfsfsdfsdf
sdfsdfsdf <dsfsdfsdf>
sdfsdfs, - Saturday, 21 January 2006 ore 14:42:04 (CET)
Il primo spunto è una dichiarazione d’affetto per Internet, che, com’è evidente, può diventare un’enorme e brillante arma del popolo, per chi combatte “dal basso”. Il “padrone”, come si chiamava una volta, con Internet è totalmente fuori gioco. Ma il puro problema è “il” problema. Cioè uno dei nodi da sciogliere nel cambiamento che sarà necessario nella futura politica economica, e più in particolare in quella del lavoro. Le statistiche di cui parla il pezzo del Manifesto, che potete leggere sul sito in questione, sono in realtà ad occhio molto più deprimenti. La proporzione contratti a tempo indeterminato/a tempo determinato non sono affatto 5 ogni 6 e ancora più profonda è la frattura nel raffronto con i contratti a progetto, quelli che una volta si chiamavano co.co.co. e ora si chiamano co.co.pro. (anche il nome era più simpatico: questo sa di presa per i fondelli). Per altro: co.co.co. invenzione di uno dei governi del centrosinistra per sanare la disoccupazione. Lo so, questo che sto dicendo, perché io lì dentro vi sto lavorando. Il contratto scadrà alla fine di febbraio, si guadagnano 470 euro circa al mese se si fanno tutte le ore previste (20 settimanali, 4 al giorno). Si sta tornando, apparentemente, a condizioni di lavoro molto vicine a quelle dell’Ottocento, della seconda rivoluzione industriale: non ci sono tutele, i datori di lavoro – se trovano lo spirito giusto – possono fare piazza pulita di chicchessia. Alla scadenza del contratto, poi, nessuno fa sapere se c’è la possibilità di perpetuare la collaborazione, e per quanto, e da quando. Il fuoco centrale è che non si riesce mai a sapere niente del tempo che verrà. È questo il primo ingrediente del contratto a progetto. Un disequilibrio continuo della vita, che oscilla come un metronomo, ma senza un ritmo fisso, perché gli orari cambiano di settimana in settimana. Vedete qual è il problema: che la cosa diventa un riempimento finanziario (un sostegno, dunque) al vacillante bilancio familiare in questo periodo bruttissimo della vita del nostro Paese e, dunque, a chi, come me, non si sbriga a prendere la laurea o a chi ha bambini piccoli e un marito che già lavora ma non riesce a tappare tutte le falle, questi soldi (momentanei, temporanei, precari come chi li guadagna: un soffio di fiato) fanno comodo. Il problema più grave è che lì dentro vedo persone di trenta, trentacinque anni, persone laureate in cose dignitosissime e ancora (che è peggio) persone che lì dentro vogliono e sperano fare carriera, perché evidentemente non c’è altra via d’uscita. È questo il cuore del problema, alla fine. Questo vuol dire non solo che in questo momento il nostro Paese è in ginocchio (e per Paese intendo tutte le nostre famiglie, perché l’Italia siamo noi), ma che non c’è spazio nemmeno più per i sogni e dunque per l’ambizione. Non sono lì dentro – come capirete – per rimanerci. Sono lì di passaggio. Ma così non la pensano decine e decine di miei colleghi. Il cancro non è passar da lì per tre mesi, o sei, o dodici, continuando – ben intesi – a cercare di andare dove voglio andare. È il fatto che si chiede strada, si chiedono sogni a chi, evidentemente, i sogni li succhia, li spazza via. Il territorio della mia città vive una stagnazione economica che non ha pari. Si costruiscono supermercati e parcheggi, ma non si capisce come si debba fare a comprarci delle cose o la benzina per metterci una macchina sopra. E di conseguenza l’arrivo di un’azienda da 300 posti di lavoro è stato come l’arrivo del Mago Zurlì al posto di Babbo Natale: non c’è niente di meglio e ci si accontenta. Non dovrebbe essere così, ma quando la miseria bussa alla porta, non chiede se si è soddisfatti del lavoro che si fa. Un’azienda che fa centinaia di contratti a progetto (senza malattia e un’aggiunta di 4 euro nei giorni festivi, di 2 nei prefestivi) non può dare il futuro a un lavoratore, ma almeno gli frena il presente. Certo, l’azienda, qualunque essa sia, se persiste con questo comportamento, non si deve scandalizzare se i lavoratori il futuro, a lei, non glielo augurano così lungo.
Diego Pretini

- Friday, 06 January 2006 ore 19:10:18 (CET)
Visitate il sito http://precaut.splinder.com. Non è spam. Riguarda molti giovani della nostra città.
Studente <n.d>
livorno, - Sunday, 01 January 2006 ore 19:00:34 (CET)
E’ difficile, vorrete credermi, continuare a parlare del governo Berlusconi, perfino per questa rubrica. Questo, la Legge Finanziaria per il 2006 (www.altalex.com/index.php?idnot=1405), è uno degli ultimi rantoli di un esecutivo, di cui non ne può più nessuno. Il centrodestra non perderà di molto le elezioni del prossimo 9 aprile, ma più per le zuffe interne all’Unione e una ancora pulsante ancorché incomprensibile paura del pericolo rosso che non per pura consapevolezza dell’incompetenza – prima che della non-convenienza – del governo italiano. Il bonus a neonato è un trucco vecchio come il cucco: lo faceva sapete chi. La carenza di cura verso infanzia e adolescenza, per altro, non passa solo attraverso un volgare getto di denari. Non dice certo una sconcezza, la mia interlocutrice, quando parla di asili-nido spesso nel caos, materiale didattico o carente o a totale onere delle famiglie, attività extra-scolastiche ancora a totale carico del bilancio familiare. Su questi ultimi due temi, in particolare, si potrebbero dire cose particolari. Più di ogni altra cosa – e non è demagogia – le famiglie hanno bisogno di libri di testo gratis. Non scontati: gratis. Un Paese si costruisce dal basso, cioè dai più giovani, e i più giovani si costruiscono con la scuola, non con il motorino. Il secondo punto è l’unico su cui sento di poter essere davvero ferrato. Attività extra-scolastica è soprattutto sport. Lo sport costa e di questi tempi certi costi vanno tagliati e quando si taglia lo sport si taglia l’esatta metà che combacia con la scuola, per crescere un ragazzo. A livello generale tutto si inserisce nel solito metodo di governare mai abbandonato in questa legislatura: tirare a campare. Più che una vendetta (che in ogni caso è un effetto che i tirapiedi del Re non disdegnano per poi poter dire: è così che amministrano le nostre città), è un modo per scaricare il barile e, appunto, ancora una volta, tirare a campare. Si racimolano soldi, tagliando risorse a Comuni, Province e Regioni, costretti ad aumentare tasse o tagliare qualche servizio, in modo che con loro – e non con il Governo – i cittadini se la possano prendere. Certo che, comunque, qualche auto blu in meno – per come s’intende solitamente, non quelle necessarie a portatori di handicap o dei vigili urbani – non sarebbe un dramma per nessuno. Questo Comuni e Province sarà bene che lo capiscano.
Diego Pretini

- Wednesday, 16 November 2005 ore 22:43:55 (CET)
Caro Pignolo, leggo da un anno circa i tuoi tiri mancini (perchè dichiaratamente di sinistra) e mi stupisco di non vedere nessun commento a proposito della Finanziaria 2006. Io ho dato una veloce scorsa al testo presentato in Parlamento e ho sentito echeggiare l'urlo di vendetta della razionalità di fronte a cotanta creatività demenziale. Cominciamo dall'enormemente promosso bonus di 1000 euro a ogni bambino nato e consideriamo il caso del mio comune di residenza. Nel 2005 sono nati circa 200 bambini e visto lo sviluppo di nuovi centri residenziali è verosimile presupporne una qualche decina in più per il 2006. Ora, questo implica che soltanto nella piccola realtà del mio comune vi sarà una pioggia di oltre 200.000 euro. Dico pioggia non a caso, perchè questi mille euro verranno elargiti tanto al povero diavolo della casa popolare quanto al figlio dell'imprenditore miliardario. Così che per il primo, con le arie che tirano di questi tempi, basteranno giusto per i primi mesi di vita. Mentre il secondo se ne farà un baffo e potrà tranquillamente utilizzarli per alimentare il caminetto, chè si sa, con un neonato in casa bisogna tenere alta la temperatura. Non è spreco questo? Io direi proprio di sì. Sarebbe stato decisamente più ragionevole destinarli a un fondo sociale gestito dai singoli Comuni che avrebbero poi provveduto a ripartirli o ad utilizzarli per asili, materiale didattico, "dopo-scuola", volendo restare nell'ambito dell'infanzia. Ricordiamo che in tante regioni italiane gli asili nido non esistono nemmeno. Eh bè ma ora con questi mille euro.... Anche perchè, sempre per restare alla realtà degli enti locali, i tagli che li riguardano sono notevoli. 1% in meno per le rimunerazioni del personale. E se un comune avesse avuto in progetto dei bandi di concorso per ampliare il proprio organico? Può solo farsi prestare da qualcuno un gioco della tombola e sorteggiare chi sarà pagato e chi no. Taglio del 50% rispetto al 2005 per le spese delle cosiddette auto blu. Io credo che a livello comunale almeno il 70% non ne disponga. Ma c'è un inghippo: sono considerate auto blu anche quelle per il trasporto invalidi, quelle della polizia municipale, quelli degli uffici tecnici... C'è da sperare che le auto acquistate negli scorsi anni tengano colpo. Io, non vorrei essere una ex destroide convertita troppo maliziosa, ma ci vedo sotto una specie di vendetta nei confronti di Comuni, Province e Regioni che sono ormai in gran misura rette dal centro-sinistra. Per altre riflessioni rimando alla lettura integrale del testo, sia perchè è veramente spassosa, sia perchè vi è un'ingente presenza di articoli sibillini e insinuanti (tagli al costo della politica, ad esempio) che non voglio nemmeno provare ad interpretare. Aspetto la tua opinione.
Una qualunque <1731@liberamente.it>
nel mio io piu' disperato, - Saturday, 12 November 2005 ore 18:21:16 (CET)
Non credo che il suo desiderio possa essere esaudito scrivendo a casa in rubriche su Internet, sottoscrivendosi con nome, cognome e indirizzo di posta elettronica. E' un consiglio, veda lei.
Diego Pretini

- Saturday, 22 October 2005 ore 02:20:15 (CEST)
Vorrei che i miei messaggi non fossero visibili sui motori di ricerca.E che soprattutto non fosse visibile nome e indirizzo di posta elettronica grazie
andrea <andrea.galeassi@bonito.it>
Palestrina, - Friday, 21 October 2005 ore 18:38:41 (CEST)
Della sconcezza tutta italiana del farsela scappare a pagamento il Pignolo parlà il 26 novembre di quattro anni or sono. Non vi era stata ancora la seconda guerra d'Iraq. E' una ridicola e goffa emulazione di un americanismo spinto, quello del pagare per ottenere, qualunque cosa si voglia ottenere, per l'appunto. Ma neppure negli Stati Uniti, quasi certamente, paiono poter pensare a cose del genere. Il problema però - sarò franco, caro Gennaro - non sta (o non sta solo) nel dislivello tra chi può far la pipì lì, in quel bagno, e chi deve tenersela per farla in un angolino nascosto e fetido della città (preferibilmente sotto la finestra della casa di chi gestisce questi preziosi affari dell'urina). Mi pare, questo, dibattere su un soggetto che un dibattito non merita e non perchè si tratta di materia organica liquida. Il problema è che, semplicemente, una cosa del genere non andrebbe neanche dibattuta, perchè, semplicemente, non sta nè in cielo nè in terra. Semplicemente è una cosa stupida. E un'idea del genere non può che appartenere a persone stupide. Spero leggano queste pagine e spero si risentano tantissimo. E che poi vadano a... Gratis. Se sentenza ci vuole, poi, Elbasun sta - pare ovvio - con chi la appoggia. Non è una battaglia civile contro la pena di morte, ma vale la pena non perdere mai il vizio di combattere quelle contro la cretineria.
Diego Pretini

- Thursday, 20 October 2005 ore 01:52:40 (CEST)
A Napoli esiste anche la “ tassa sulla pipì “ Ha avuto vasta eco, nei giorni scorsi, nella cronaca cittadina del capoluogo partenopeo, la notizia dell’anziano signore che, preso da un bisognino impellente, mentre attendeva il passaggio del treno in una delle stazioni della metropolitana, si è appartato nella vicina galleria, facendo scattare l’allarme antiterrorismo e generando il ritardo dei treni. Adesso rischia di essere denunciato per interruzione di pubblico servizio. Contestualmente è stata pubblicata anche un’indagine nella quale si affermava che molti utenti di questo mezzo di trasporto, giunti dinanzi all’ingresso dei servizi igienici presenti nelle stazioni, rinunciavano ad entrare in quanto per l’acceso bisogna introdurre una monetina da 20 centesimi. Insomma in una città come Napoli, dove il tasso di disoccupazione è elevatissimo, dove la maggior parte delle famiglie monoreddito a stento arriva alla metà del mese, dove il numero di elemosinanti che stendono per strada la mano è aumentato vertiginosamente, dove, di converso, sono stati fissati di recente consistenti aumenti per i ticket del trasporto pubblico, fino al 30% per il biglietto orario, adesso s’impone la nuova “tassa sulla pipì”. Cosa accadrebbe se il nuovo balzello prendesse piede. Se, per esemplificare, nelle scuole pubbliche partenopee, afflitte da endemici problemi strutturali, a studenti e personale venisse imposto di pagare per accedere ai servizi igienici? Trattandosi di un’esigenza fisiologica naturale ci auguriamo che, dal procedimento giudiziario che ne scaturirà, sia proprio il Magistrato a sancire che, se d’interruzione di pubblico servizio si è trattato, il reato è stato commesso da chi ha imposto l’iniquo balzello, costringendo chi non si trova la monetina in tasca a inventarsi sistemi alternativi per rispondere all’impellente ed improcrastinabile bisogno. Auspico una sentenza esemplare che stabilisca la gratuità e l’obbligatorietà di questo servizio in tutte quelle attività che hanno a che fare con il pubblico. Diversamente si creerebbe una discriminante, peraltro anticostituzionale, rispetto ad un’esigenza naturale, tra poveri e ricchi. Se passasse quest’ultima linea rischieremmo, tra l’altro, di trasformare le gallerie dei metrò o qualche corridoio più appartato dei pubblici uffici, in maleodoranti orinatoi. Gennaro Capodanno Presidente Comitato Valori collinari gennaro.capodanno@tin.it
Gennaro Capodanno <gennaro.capodanno@tin.it>
Napoli, - Sunday, 16 October 2005 ore 15:42:03 (CEST)
Beh ... cara Sara, che dirti, prima che tu usi la tua bacchetta magica di "fatina" per sparire per un po'? Innanzitutto ti ringrazio per il gran bel complimento che mi hai fatto dicendo che mi vorresti per suocera; ovvio e banale per me aggiungere che mi auguro di incontrare una bella testina di "nuora" come te (se le virgolette grandi erano per la statura, qui ce ne vorrebbero giganti perchè son nana!). Anche perchè, indirettamente, facciamo entrambe (e pensa! tu senza saperlo!) un immenso complimento alla mia di suocera, che mi ha insegnato tantissimo mostrando, con gesti semplici, quotidiani e per niente materiali, il suo amore per me e reiterando, ogni tanto, solamente una breve frase..."le nuorine.... vanno tenute bene". Ti rilancio un altro sorriso,forse più luminoso, senza trovarti in alcun modo scortese, e ti dico che ho sempre saputo che non scrivi, non hai scritto e non scrivesti per noi. Francamente non mi farebbe per niente piacere vederti sbranata dalle fauci pignoliane (passatemi il termine), semmai, dal momento che sono una forte sostenitrice dell'intelligenza femminile, tutto il contrario (non me ne voglia il Pignolo). Sai cosa Sara? auspico con il cuore che tu scriva e che tu abbia scritto per te stessa, in un piccolo, ma sano atto di egoismo (a noi donne non riesce bene... dobbiamo segnarlo sull'agenda di ricordarci di esserlo, egoiste!). ... E dal momento che esiste un Karma per ogni persona, chissà..... da qualche parte, ti ritrovo, donna d'acciaio che combatte senza armi. Continua così, in bocca al lupo! bye p.s. non c'è bisogno di risposta, questa mia replica è solo un ringraziamento per l'attestazione di attenzione nei miei confronti.
Lina <nonmelaricordo>
estrellacity, - Wednesday, 21 September 2005 ore 23:32:42 (CEST)
Beh ... cara Sara, che dirti, prima che tu usi la tua bacchetta magica di "fatina" per sparire per un po'? Innanzitutto ti ringrazio per il gran bel complimento che mi hai fatto dicendo che mi vorresti per suocera; ovvio e banale per me aggiungere che mi auguro di incontrare una bella testina di "nuora" come te (se le virgolette grandi erano per la statura, qui ce ne vorrebbero giganti perchè son nana!). Anche perchè, indirettamente, facciamo entrambe (e pensa! tu senza saperlo!) un immenso complimento alla mia di suocera, che mi ha insegnato tantissimo mostrando, con gesti semplici, quotidiani e per niente materiali, il suo amore per me e reiterando, ogni tanto, solamente una breve frase..."le nuorine.... vanno tenute bene". Ti rilancio un altro sorriso,forse più luminoso, senza trovarti in alcun modo scortese, e ti dico che ho sempre saputo che non scrivi, non hai scritto e non scrivesti per noi. Francamente non mi farebbe per niente piacere vederti sbranata dalle fauci pignoliane (passatemi il termine), semmai, dal momento che sono una forte sostenitrice dell'intelligenza femminile, tutto il contrario (non me ne voglia il Pignolo). Sai cosa Sara? auspico con il cuore che tu scriva e che tu abbia scritto per te stessa, in un piccolo, ma sano atto di egoismo (a noi donne non riesce bene... dobbiamo segnarlo sull'agenda di ricordarci di esserlo, egoiste!). ... E dal momento che esiste un Karma
Lina <nonmelaricordo>
estrellacity, - Wednesday, 21 September 2005 ore 23:32:38 (CEST)
Rispondo anche a Lina, poi giuro che sparisco per un po' perchè ormai sto ad elbasun come Costantino sta a mediaset e rischio l'inflazione. Se il Pignolo non è andato in camper (spiego per chi ha la fortuna di non conoscermi e quindi non apprende appieno le mie elucubrazioni mentali: è un riarrangiamento della vecchia battutta Chi vuol intendere in-tenda, gli altri in camper), ha capito che il riferimento era totalmente dedicato a lui. Io non sono particolarmente esibizionista e non scrivo su questa rubrica per mostrare se so scrivere, se ho idee originali, se sono simpatica ecc... Piuttosto lo faccio perche simpatizzo, per usare un eufemismo, con l'autore. Ora, se gli altri mi leggono e mi acclamano su quest'arena perchè si divertono (certo che c'è gente strana al mondo) o per vedermi sbranata dalla tigre come un gladiatore romano in quanto non reggo il confronto con la preparazione e la sagacia pignolesca, mi interessa, certo. Ma l'interesse si azzera, anzi scende abbondantemente sotto lo zero, se lo paragoniamo a quello di essere partecipe alla vita di Diego, con tutto ciò che questo comporta. Quindi, cara Lina, io non sono di certo indispettita o delusa dal pubblico di questo sito... Ci mancherebbe. Nè mi chiudo a riccio perchè non sento interesse da parte tua, di Maurizio, di Andrea, di PerryMason, di Marco, di Alessio, di... Però, ora mi troverai estremamente scortese perciò sappi che lo dico col sorriso sulle labbra che tu stessa mi hai lanciato, io non scrivo o scrivevo per voi. Ecco tutto. In ogni caso, pur non sapendo di chi tu sia la mamma nè se hai un figliolo, mi garberebbe averti come "suocera" (virgolette giganti perchè son piccina)... Dè, un approccio così è il presupposto per un buon rapporto!
Sara <N.D>
Scescina (visto che pare lo pronunci così..), - Monday, 19 September 2005 ore 16:57:41 (CEST)
Non so se nelle due persone c’è già il mio nome, in ogni caso sottoscrivo la campagna a favore delle eccezioni e credo che, dunque, le firme adesso arrivino a tre. Senza dar peso all’aggiunta, perché ovvia, che sono nella realtà molto più di tre. Non è superba, la mia stellina. E’ combattiva, d’acciaio, non la pieghi e nemmeno la spezzi, figurarsi convincerla. A volte rivedo in lei una di quelle donne di come usavano una volta. Con una grandissima abilità nel saper fare e non è manualità ciò di cui parlo: è gestire, amministrare la vita, saperla mettere sotto le redini. Ha origini emiliane, non a caso, di una regione di indefessi lavoratori che riescono, se Dio vuole, a lavorare per vivere e non al rovescio che è tristissimo. (Io gli emiliani, dovessi fare un quadro – ma è meglio di no – me li immagino sporchi dopo il lavoro e sorridenti). Non vi riesce sempre, ma solo perché altrimenti non sarebbe vita, per l’appunto. Un grande cuore, una grande testa e una grande voglia di vivere e combattere, ché non ci vogliono sempre per forza le armi.
Diego Pretini

- Friday, 16 September 2005 ore 17:13:29 (CEST)
Ciao Sara, permettimi di riconoscerti l'aggettivo di ragazza intelligente e di suggerirti anche che, può essere brutto peccare di superbia, ma può essere apprezzabile conoscere i propri limiti e le proprie doti. A mio modestissimo avviso, la tua risposta, considerata da te stessa ben poco divertente, è altresì di acuta intelligenza. Mi trattengo nell'andare oltre con i complimenti (anch'io seguivo con molto piacere le buone "conversazioni" intrattenute con il Pignolo), devo dirti tuttavia che la sensazione che mi ha lasciato la lettura delle tue parole è quella di una ragzza, sì intelligente, sì iper-impegnata, si sagace e acuta, ma soprattutto quella di una ragazza "delusa" , insomma mi è sembrata una risposta indispettita. E' stata proprio questa sensazione (perdonami, ma sono una mamma) a provocare la domanda: Perchè una ragazza così ben disposta al pensiero creativo si ritrae, si chiude a riccio e dice di non aver motivazioni, ritenendo che il piccolo e modesto pubblico di quest'arena non si interessi a ciò che lei esprime? Anche il farsi domande e rispondere per gli altri può esser segno di superbia (ma tu non lo sei, vero?) Embè, cara Sara, anch'io sono sempre stata allergica ai complimenti, facendo della modestia il mio abito quotidiano (che, peraltro, mi sta d'un bene.......non ti dico Sara!), ma ti dovrai arrendere adesso all'evidenza, perchè adesso siamo due eccezioni che confermano la regola: sono due le persone che avrebbero il desiderio di conoscere il tuo pensiero o di leggere i tuoi commenti. TI lancio un bel sorriso.... (sono sicura che ti starà bene addosso!)
Lina <noncel'hol'indirizzoimmei@oioi.it>
estrellacity, - Thursday, 15 September 2005 ore 23:36:07 (CEST)
Ciao Sara, permettimi di riconoscerti l'aggettivo di ragazza intelligente e di suggerirti anche che, può essere brutto peccare di superbia, ma può essere apprezzabile conoscere i propri limiti e le proprie doti. A mio modestissimo avviso, la tua risposta, considerata da te stessa ben poco divertente, è altresì di acuta intelligenza. Mi trattengo nell'andare oltre con i complimenti (anch'io seguivo con molto piacere le buone "conversazioni" intrattenute con il Pignolo), devo dirti tuttavia che la sensazione che mi ha lasciato la lettura delle tue parole è quella di una ragzza, sì intelligente, sì iper-impegnata, si sagace e acuta, ma soprattutto quella di una ragazza "delusa" , insomma mi è sembrata una risposta indispettita. E' stata proprio questa sensazione (perdonami, ma sono una mamma) a provocare la domanda: Perchè una ragazza così ben disposta al pensiero creativo si ritrae, si chiude a riccio e dice di non aver motivazioni, ritenendo che il piccolo e modesto pubblico di quest'arena non si interessi a ciò che lei esprime? Anche il farsi domande e rispondere per gli altri può esser segno di superbia (ma tu non lo sei, vero?) Embè, cara Sara, anch'io sono sempre stata allergica ai complimenti, facendo della modestia il mio abito quotidiano (che, peraltro, mi sta d'un bene.......non ti dico Sara!), ma ti dovrai arrendere adesso all'evidenza, perchè adesso siamo due eccezioni che confermano la regola: sono due le persone che avrebbero il desiderio di conoscere il tuo pensiero o di leggere i tuoi commenti. TI lancio un bel sorriso.... (sono sicura che ti starà bene addosso!)
Lina <noncel'hol'indirizzoimmei@oioi.it>
estrellacity, - Thursday, 15 September 2005 ore 23:34:42 (CEST)
In queste ultime lettere c’è tutto il rischio e il fastidio di avere vicino o avere a che fare con un giornalista o presunto tale, come il sottoscritto. Nel primo caso per via di una mente annebbiata, impegnata, occupata e per certi versi colpevolmente caotica (io la immagino come la mia scrivania: piena di fogli e giornali), che rischia spesso di far commettere errori di mancata attenzione, assenza di cura, distrazione, che nei sentimenti importanti non sono perdonabili. Nel secondo c’è il risentimento (ironico, si capisce) di un ragazzo, che fa parte dello stesso gruppo in cui ci intratteniamo nel tempo libero, in questi ultimi tempi – data la temperatura affatto comprensiva - sul lungomare della mia città. Si chiama Alessio, tra le altre cose fa l’animatore all’Oratorio dei Salesiani di Livorno, amministra gruppi di bambocci di 13-14 anni. In buona sostanza, per chi conosce la mia storia, un collega. E’ andato, qualche settimana fa, a Colonia, per la Giornata Mondiale della Gioventù. Sul giornale su cui mi permettono di scrivere uscì l’articolo sulla partenza sua e di svariati suoi compagni. Il titolo, però, spetta ai redattori. E inequivocabilmente comparve la parola “Papa-boys”, che all’oratorio paiono non sopportare. Pur non avendo colpa, tuttora mi cospargo la testa di cenere e ne pago le conseguenze.
Diego Pretini

- Friday, 09 September 2005 ore 16:47:20 (CEST)
NON SONO UN PAPA BOYS!
Lillo <angels84@virgilio.it>
Livorno, - Wednesday, 07 September 2005 ore 21:00:25 (CEST)
Non sono certa che "la ragazza" citata dal signor Maurizio nella sua lettera a Diego, il Pignolo, corrisponda con la mia persona e questo per almeno tre motivi. In primo luogo perchè non vorrei peccare di superbia riconoscendo nell'aggettivo "intelligente" una giusta definizione per le mie brevi contestazioni ai pezzi del Pignolo. In secondo luogo perchè le ragazze in contatto con l'autore di questa rubrica sono molte, anche se devo ammettere che in tempi recenti le stesse non hanno inviato lettere pubbliche. In terzo ed ultimo luogo perchè non ho avuto riscontro diretto di quanto affermato da Diego nella risposta a Maurizio. Copio e incollo: "Avrò cura di dirle di continuare a farlo anche in pubblico". Dopo questa premessa che mi mette al riparo da eventuali brutte figure o accuse di megalomania, rispondo finalmente a Maurizio. Ci sono periodi nella mia vita, come penso nella sua e di tutti i lettori di questa rubrica, in cui gli impegni si sovrappongono e si spingono e si urtano e si lamentano pure, perchè vorrebbero starci tutti, nell'arco delle 24 ore. I miei impegni sono tutti belli e nerboruti e non ce n'è mai uno che vada fuori gioco cosicchè trascorro le giornate in modo piuttosto caotico. Napoli città alle 18.30, per intenderci. DIFFICILE trovare qualche scampolino di tempo per scrivere su questo utilissimo sito (e lo dico perchè poco tempo fa sono stata all'Elba e mi sono servita di informazioni trovate proprio qui). L'IMPOSSIBILITA' però è legata alla mancanza di una motivazione forte per farlo. Mi spiego. Alla domanda: "al Pignolo o agli altri elbasuniani, interessa ciò che penso di... Berlusconi o delle Simone o di quella ragazza con il fiore sulla spiaggia?", ultimamente mi rispondo di no. Purtroppo anche cambiando la parte dopo i puntini con un'altra, decisamente più sostanziale, mi rispondo di no. Mi rallegro che lei non confermi le mie ipotesi, signor Maurizio. Ma si sa... è l'eccezione che conferma la regola. Concluderei con un C.V.D per far la felicità della mia professoressa del liceo. Spero di aver divertito anche con questa mia risposta, per me ben poco divertente. Saluti a lei.
Sara <sara@xxx.it>
Cecina, - Tuesday, 06 September 2005 ore 21:38:25 (CEST)
Al momento temo che, a sentire come si trattano – per dire – Rutelli e D’Alema, alla “sinistra” non piaccia nulla, neanche se stessa. E credo che ciò che sta facendo fa il governo, in questi ultimi suoi rantoli, piaccia di più, o venga commentato con meno livore, quasi in maniera quasi svogliata, per un semplice gusto nel vedere l’avversario in difficoltà. Il vincitore delle Olimpiadi, qualsiasi sia la disciplina, quando è all’ultimo brano di gara e ha un vantaggio rassicurante, vorrebbe che quel tempo che lo divide dal traguardo – dalla fine della gara – non finisse mai. Sul tema centrale, però: sul tavolo c’è, è vero, questa proposta. Ma già nei giorni scorsi in Consiglio dei Ministri il titolare dell’Economia, Siniscalco, ha fermato ogni manovra “pesante” sulle accise. Ogni iniziativa che verrà presa (al massimo, pare, un taglio alla fiscalità sui carburanti di tre centesimi al litro) sarà in ogni caso fino a fine anno, per questi tre mesi e mezzo che mancano (perché tutto partirebbe da metà settembre). Tutto si riconduce al solito comportamento cincischiante del Governo, che lavora a braccio, giorno per giorno, tirando avanti, domani è un altro giorno e si vedrà. Certo, su tre centesimi al litro in meno per 105 giorni non sputo sopra, ma Roma non fu costruita in un giorno e nemmeno in 105. Non sarà qualche spicciolo a farci star meglio e soprattutto non saranno tre mesi a rilanciare questo pantano che è l’economia italiana e soprattutto – perché a me interessa di più – i conti in banca della stragrande parte degli italiani. Il problema di questo Governo è sempre stato e continua ad essere – fino all’ultimo giorno – il non guardare più in là del mese, dei tre mesi, dei cinque anni di legislatura, a non avere un respiro ampio nelle scelte da fare: tagliare nastri nei cantieri autostradali e urlare “la sinistra e i suoi giornali parlano sempre male” e non pensare a chi ha davvero bisogno di chi governa, cioè di chi guida. Chi verrà dopo, dovrà invece pensarci bene, prendere magari anche provvedimenti impopolari che ci portino, però, più in là dell’ombra del nostro naso. Vengono in mente gli accidenti a Ciampi quando chiese lo sforzo agli italiani per entrare nell’euro. Ora l’euro è l’unica cosa certa che abbiamo in ciò che c’aspetta. Per ultimo: sa ancora rispondere intelligentemente (e spesso in maniera definitiva). Avrò cura di dirle di continuare a farlo anche in pubblico.
Diego Pretini

- Tuesday, 06 September 2005 ore 01:31:45 (CEST)
Buongiorno Diego, cosa ne pensa della proposta del governo che ridurrebbe le accise per combattere il caro benzina? Alla sinistra non piace nemmeno questo? Non leggo più quella ragazza che sapeva rispondere così intelligentemente alle sue provocazzioni, è un peccato, erano divertenti i Vostri dibattiti. Saluti
Maurizio <dè vedrai.. la mia>
- Sunday, 04 September 2005 ore 10:50:34 (CEST)
Lo scrivo qui, per comodità. Tanto per capire in che condizioni è il nostro Paese, nel Tg2 di sabato 6 agosto delle 13, la notizia sulle indagini sulle speculazioni finanziari forse avallate da una carica istituzionale (non esattamente una bazzecola) viene messa dopo – nell’ordine -: una coppia sparita nel nord Italia, i funerali di Matilde (piccola bambina di un paio d’anni uccisa), il traffico (lo so, pare una barzelletta), la preparazione delle Olimpiadi invernali di Torino, le code agli Uffizi (non ridete), le operazioni di salvataggio del sottomarino nel Pacifico russo, un pluriomicidio familiare in Inghilterra, Blair che parla del terrorismo, la commemorazione di Hiroshima. Per la cronaca, subito prima di una truffa su abbonamenti Rai falsi e la lotta ai venditori ambulanti che vendono prodotti falsi a Firenze. Questo è il nostro Paese, oggi.
Diego Pretini

- Saturday, 06 August 2005 ore 13:23:19 (CEST)
Le parole dolci di Andrea, secondo logica, non riguardano granché con i temi sviluppati ultimamente da questa rubrica e, però, messa fuori la logica, sono parole, frasi, espressioni che francamente hanno l’autorizzazione di riguardare sempre qualsiasi rubrica. Sono parole forti che pitturano con improvvisi spasmi una tela che è più colorata di quanto possano far immaginare certe figure un po’ opprimenti, pressanti. Non c’è che da essere d’accordo – se si può essere d’accordo sull’amore, che è ovvio, è, semplicemente – e da augurare ad Andrea e alla signorina Michela qualche secolo prezioso.
Diego Pretini

- Thursday, 04 August 2005 ore 23:19:59 (CEST)
Non un'ombra di trasalimento, non un bisbiglio di eccitazione, questo rapporto ha la stessa passione di una coppia di nibbi reali. Voglio che qualcuno ti travolga, voglio che tu leviti, voglio che canti con rapimento e danzi come un derviscio. Abbi una felicità delirante o almeno non respingerla. [...]L'amore è passione,ossessione, qualcuno senza cui non vivi. Non ha senso vivere se non si ha questo. Fare il "viaggio" e non innamorarsi profondamente equivale a non vivere, ma devi tentare perchè se non hai tentato non hai mai vissuto. sono innamorato pazzo di te Michela.
andrea <andrea.galeassi@bonito.it>
Palestrina (Roma), - Sunday, 31 July 2005 ore 23:25:27 (CEST)
Come mi ha fatto notare un'attenta lettrice nonchè autrice di battiti di cuore, l'ipotesi di Francesca inizia a prendere sostanza, visto che - appunto - si chiama Francesca e non Federica, come ho scritto nella risposta. E' la vecchiaia precoce, cosa ci si può fare.
Diego Pretini

- Tuesday, 05 July 2005 ore 12:33:58 (CEST)
Cara Lady Federica, complimenti. Prima reazione: ho riso. Se poi l'intenzione era dire una cosa seria, sarebbe stato affascinante (e lo sarebbe ancora) sapere su cosa era basata questa verosimile teoria. In gamba, lady.
Diego Pretini

- Monday, 04 July 2005 ore 21:45:45 (CEST)
Tu sei tutto scemo
Francesca <frag8bir>
Torino, - Saturday, 02 July 2005 ore 17:08:27 (CEST)
Cosa c’è di più contraddittorio di essere religiosi? Cosa divide più della religione? Cos’è che dilania più della fede? Cos’è che fa combattere con noi stessi più di Dio? Le religioni sono piene di dicotomie, duelli, bivi. E chi imbocca il sentiero della religione non può far altro che farsi continuamente domande su qual è la strada più giusta da prendere, se quella o altre, se ce ne sono. Ne sto parlando da fuori, filosoficamente, perché per parlarne da dentro non ne ho i mezzi. E la grande dicotomia dei cattolici moderni è stata proprio aiutata, nei secoli dei secoli, dalla filosofia illuminista. Insomma, s’è potuto iniziare a dire, ma se la Chiesa predica bene, ma razzola male, se vuole la pace, ma si schiera in guerra, se vuole la carità ai poveri, ma i cardinali son pieni di anelli, se vuole il dialogo, ma si chiude nei palazzi, dov’è che si deve stare? E allora, come detto nel pezzo, molti cattolici moderni si sono sentiti spesso lontani dalla Chiesa bigotta e poco pratica. Anche con questo Papa, nonostante questo Papa. In molti hanno deciso di rivolgersi direttamente a Dio, senza mediazioni, di essere loro padroni della loro fede e non delegarla ad altri. La religione pare, d’impatto, qualcosa di diverso della fede, qualcosa di diverso da credere. Qualcosa di più, in senso stretto, un più che pesa e quel che pesa è materiale e quindi non è fede. Ma cosa volete che ne capisca, io, ateaccio. Mi sento impotente, senza strumenti. E allora, storicamente, praticamente, fattualmente, cosa c’è stato di più contraddittorio, per chiunque, del papato di Karol Wojtyla? Ciò che è stato il pontificato di Giovanni Paolo II è stato principalmente ciò che si è detto: l’equilibrio, la predica della pace, l’evangelizzazione come forma di dialogo e non di costrizione. Ma è stato anche non accettazione del divorzio, dell’aborto, del profilattico, dell’omosessualità, della parità dei sessi. Ogni argomento trattandolo esplicitamente, non rimanendo nell’implicito, a farsi dire: vabbè, il Papa la penserà per forza così. No: ha detto “Non usate il profilattico”, ha detto “La Chiesa è contraria al divorzio”, che un aborto è un assassinio, che gli omosessuali commettono peccato non in quanto tali, ma quando consumano amore omosessuale (ma non è, allora, come il peccato originale, quindi l’amore eterosessuale?). E infine, ma non per importanza, nonostante il suo grande amore per Maria (forse per aver perso in gioventù la mamma), ha chiuso ulteriormente (se possibile) qualsiasi porta alla femminilizzazione della gerarchia ecclesiastica, una delle ragioni per cui penso che la religione sia una cosa troppo seria per essere in mano a degli uomini. E ci sono, fuori, milioni di persone che quello che dice il Papa, lo fa. Laddove ci sono opinioni pubbliche meno svezzate che in Occidente, dove l’unico timone è un capo religioso, dove non c’è semi-indipendenza di pensiero come qui da noi. Dove si muore per l’Aids perché non si usa il profilattico perché lo ha detto il Papa. Dice: ma lo doveva fare, per i principi della Chiesa. Non basta come giustificazione, lo diceva l’altra sera anche Umberto Galimberti, non basta, ce ne freghiamo del “lo deve fare perché è il Papa”. Ma, ad un certo punto, anche in un clima un po’ fastidioso e da luogo comune, in cui chi muore è sempre “tanto bravo, tanto buono” (non c’è mai un pezzo di merda, un bastardo, un leccaculo, tra quelli che muoiono), in questa santificazione forzata e un po’ fastidiosamente dolciastra di Karol Wojtyla, c’è da fare il saldo. E il saldo è quello che penso, alla fine, di quest’uomo: una delle poche figure positive del Novecento, un secolo terribile il cui logo non potrebbe essere esattamente il dialogo tra i popoli, un mondo quieto, la vita. Che è riuscito a riunire, anche con mille doppi fini, i capi di Stato di mezzo mondo, al suo funerale, da Bush al presidente dello Zimbabwe. Che è riuscito a ricucire con l’ebraismo (“i fratelli maggiori”), cerca il dialogo con l’Islam; che ha ripreso i temi sociali tralasciati per molto, troppo tempo, dai Papi del Novecento, visto che dalla Rerum Novarum di Leone XIII del 1891 si è passati alla Centesimus Annus di Giovanni Paolo II. Paolo VI è stato il primo a porre lo sguardo dell’Occidente sul Terzo Mondo, Giovanni XXIII è stato il Papa Buono, il pontefice dei deboli e degli infelici. Ma c’è voluta la Centesimus Annus, c’è voluto il 1991, a parlare di lavoro. E poi non parlava solo “dei” bambini. Parlava “con” i bambini, parlava “ai” bambini. Gli parlava. Parlava a tutti i bambini del mondo, in un mondo che a volte si scorda di averli, e li ammazza, li fa piangere, e un mondo dove piangono i bambini non è un mondo da perpetuare. Sarà anche per questo che, con una dolcezza commovente tutta livornese, che magari molti lettori non toscani non coglieranno, su un muro del centro di Livorno, è comparsa, in questi giorni, accanto a un supermercato e a una sezione dei Ds, un graffito: “Papa… Ma dè… Di già?”. Questo è stato il suo successo.
Diego Pretini

- Monday, 11 April 2005 ore 21:45:20 (CEST)
Caro pignolo, ti leggo. Sempre. Non sempre mi esprimo rispondendo, in accordo o in contrasto, ai tuoi stimoli, ma questa, credo sia l’occasione giusta. Mi ritengo cristiana, più che cattolica e non pratico più la Chiesa da tempo ormai. Ho ricevuto un’educazione molto religiosa, quasi bigotta e ho frequentato scuole religiose in età giovanile. Sono stata, insomma, la classica “bambina delle suore”. Crescendo ho compiuto il mio percorso di studi; la storia, la sociologia, la psicologia e la filosofia infine, mi hanno aiutato a trovare una chiave di lettura della vita, diversa da quella usata fino allora. Più reale e/o più completa, forse più concreta, non so e non è questo quello che voglio raccontare. Mi sono distaccata dalla religione un po’ per amore del mio uomo, credo, ma la ragione vera credo stia nella volontà di contestare tutto quanto rappresentava il complicato e sfarzoso apparato della Chiesa. Insomma, mi sentivo, al tempo, più vicina a San Francesco piuttosto che agli sfarzi della Chiesa seicentesca. Non ho mai giustificato, sbagliando probabilmente, l'intrusione “materialista” della religione nella spiritualità. Non ho mai abbandonato la mia fede, ho preferito, tuttavia, il rapporto diretto con Dio, ritrovandolo anche attraverso il piacere di gustare quella natura che ha creato. Ho scelto, nello stesso tempo, di stare dalla parte degli “uomini”, nel senso più marcato della parola: sono diventata una donna di sinistra ed ho “praticato” le feste de “L’UNITA’”. Pensa. Da bambina delle suore a ragazza “rossa”. Quando è stato eletto Papa Giovanni Paolo II, la cosa mi ha lasciato perciò indifferente, avevo 19 anni e la testa piena d’ideali umani e materiali, perché convinta che l'impegno politico, e solo questo, avrebbe potuto essere lo strumento utile a migliorare la vita dell’uomo e a colmare bisogni primari. Vivevo, pertanto, divisa, spezzata in due, perché i miei due “credo” sembravano incompatibili. Quale donna di sinistra, ho contestato in modo duro e deciso le varie prese di posizione conservatrici riguardo ad eventi che coinvolgevano in modo particolare le donne, ma non solo: il divorzio, l’uso della contraccezione, la fecondazione assistita, l’aborto, la diversità, anzi, l’omosessualità. Senza contare poi il divieto fatto alle donne di fede, le suore dico, di dire Messa. Ma: non ci possono essere dubbi che Papa Woytila è stato una grande personalità del Novecento, della nostra Storia. Come giustamente hai fatto notare i ventisette anni del papato di “nonno karol” sono stati segnati da eventi epocali che hanno travolto il mondo nel cambiamento degli assetti sociali, politici e culturali. Non sono l’unica, la prima o l’ultima ad affermare l’indubbia capacità del Papa nel comunicare; ha usato tutti gli strumenti in suo potere per trasmettere e diffondere il Verbo di Cristo, che altro non è che l’Amore, quello Universale, quello della Pace, della Solidarietà. Gli esempi li abbiamo avuti sotto gli occhi: amico amato dai grandi del mondo. La straordinarietà della comunicazione del Papa si è manifestata da “dentro”, dal cuore sì, ma dal cuore di un uomo. Coraggioso. Scrive Adriano Sofri che il Papa ha manifestato il suo coraggio e nel tempo stesso la sua paura e che quando si affacciò alla finestra la prima volta esortando tutti a non avere paura, lo fece “… con l’aria di avere una protezione segreta, l’aria di sapere una cosa che gli altri non danno e che permette di non avere paura. La fede- direte voi. Può darsi, ma in un modo speciale……. Uno che sapeva che non avere divisioni armate può permettere di farcela e comunque permette di non perdersi per strada. Che la potenza può essere impicciolita dalla paziente impotenza”. Avete mai provato a dire ad un bambino: - Sccccc… non avere paura adesso ti racconto un segreto – e il bambino ti guarda incuriosito e attento, nella attesa. Ecco, quel “non abbiate paura” aveva un po’ quel senso. Giovanni Paolo II era un uomo che tifava “per” e non “contro”, un uomo che era stato privato degli affetti in età giovanile, un uomo che ha lavorato (come noi comuni individui e non è un semplice dettaglio), un uomo infine che ha convissuto con il mondo comunista e che, se l’ha combattuto, l’ha fatto dall’interno. Da persona intelligente e valente intellettuale quale è stato ha sottolineato in più riprese e con forza le dure prove che gli uomini semplici devono affrontare in terra: la lotta alla povertà, alla disuguaglianza sociale, il diritto al lavoro per tutti, la dignità della persona, per esempio. Un uomo, il Papa. E poi.. e poi ... mi piacerebbe anche applaudire alla Sua delicatissima, ma coinvolgente capacità pedagogica. (che poi si trasferiva anche sugli adulti, perché sì, esiste anche una pedagogia degli adulti). Lo hanno testimoniato i ragazzi che sono andati a trovarlo in Piazza San Pietro. I giovani sono importanti, tutti: coloro che saranno lo zoccolo duro della nostra società come coloro che andranno a formare le nostre classi dirigenti. Il Papa l’ha capito questo, di contro ai nostri governanti che fanno molta fatica a comprendere o lo fanno apposta? Scusandomi per la breve digressione, aggiungo che gli strumenti usati dal Papa per avvicinarsi ai giovani sono stati i più semplici e meno teorici: aver fiducia usando l’Amore, il buon senso e l’ascolto, non senza talvolta parole dure e qui accolgo ancora l’input delle parole di Sofri. Frase dura da dire i giovani di Tor Vergata, quella del cristiano pronto al sacrificio ed al martirio, ma dovuta, forse anche per dare un valore aggiunto (se si fosse dovuto aggiungere qualcosa) a quegli incontri che potevano lasciar un’immagine superficiale, fatta di concerti e d’applausi. Come per dire: - Ragazzi, ci ricordiamo perché siamo qui, vero? Stiamo dando un favoloso spettacolo d’Amore per la vita. Amiamo la vita tanto da sacrificare noi stessi per l’Amore – Credo di poter affermare che l’atteggiamento del Papa verso i giovani sia stato vicino e costante. il Papa, autorevole e non autoritario e faccio riferimento ad una frase del Prof. Bollea. Così dovrebbe essere il nostro atteggiamento nei confronti dei nostri figli. Per me donna rigidamente di una sinistra di un po’ di tempo fa, con una fiducia illimitata verso i giovani e la loro creatività, rimane profondo il dolore per la perdita di un’acuta intelligenza umana. Adesso che di anni ne ho 46, appena compiuti, riesco a far pace fra i miei “credo”, perché l’importante è andare “oltre”. Conservando il mio modo diretto, intimo, contraddittorio di essere religiosa tengo per me l’immagine dei suoi occhi chiari profondi e sereni e del suo bel sorriso, gli rimando il mio, ringraziandolo per i grandi insegnamenti che ci ha lasciato sì come capo politico, sì come capo religioso, ma più di tutto come uomo, perché Karol sarebbe stato un grande anche se fosse stato un comune cittadino. Stella
Stella <s_te_ll_a@hotmail.com>
Livorno, - Saturday, 09 April 2005 ore 18:13:05 (CEST)
La lettera di Marco è stata a tratti commovente. Non c’è formalità, ipocrisia, costruzione in quello che ha scritto e la riprova sta anche e soprattutto nella forma poco ortodossa che, anzi, dà ulteriore franchezza e valore alle parole che ha scritto. La storia di Novelli l’ho sentita ripetere tante e tante volte. E io stesso, spesso, ripeto l’aneddoto ad amici o parenti o a tavola la sera, sorridendo. Mamma l’ha sempre smentito. Ma è una storia che mi piace. E’ l’icona di una realtà, quella livornese, sociale e politica fortemente dal basso, bonariamente dal basso, genuinamente (e ingenuamente) dal basso, quasi a sfiorare l’utopia, il sogno che, siccome Novelli aveva conquistato una grande città come Torino (zeppa di operai della Fiat, ovviamente), il Pci poteva andare al governo, come era andato vicino a fare un lustro prima. E’ l’icona della realtà di una città che ha ancora molto di provinciale e sempre molto di italiano, con i pregi e con i difetti che questo comporta. Le lobby politiche, che qui sono dei Ds e non della Dc, l’amore per la squadra di calcio che ha fatto perdere totalmente la bussola, i lavori di facciata sul lungomare o per un centro commerciale, mentre le strade hanno dei gran canyon in mezzo, certi angoli sono indecentemente abbandonati a se stessi e colui che rappresenta davvero tutti non è il sindaco (che pur si sforza, da buon Ds moderno, di accontentare tutti), ma Lucarelli, così come qualche anno tutti erano per Baggio (e nessuno per Sacchi) e solo la metà per Berlusconi (era il 1994). Salviano è uno dei quartieri che meglio rappresenta Livorno, la fotografa, ancora di più dei rossissimi Sciangai e Corea o del caratteristico rione Venezia da cartolina. Salviano, pur non essendo un rione sul mare, è il pezzetto di Livorno, anzi, il pezzetto di livornesi che meglio riporta le caratteristiche dei miei concittadini o di gran parte di questi. Una volta, quando la città doveva ancora allargarsi, era solo una frazione, lontana dalla città, sembrava qualcosa di molto lontano e ora è a cinque minuti di motorino. Sarà anche per questo, forse, che qui a Livorno per dire Vado in centro si dice Vado in città. La gente di Salviano, quella che ci vive da decine di anni, è così come appare, come il livornese tipico. Ride e scherza in continuazione, sdrammatizza ogni situazione, minimizza ogni problema, non è mai supponente, non fa mai la superba, non si crede mai superiore, non ha mai la voglia e non dà mai l’impressione di fregarti, è genuina, schietta, immediata, confidenziale, improvvisa, di getto, come viene. Sarà, forse, che è lì che è nata, cresciuta, invecchiata nonna (che siccome voleva troppo bene a quel posto ha deciso di morirsene all’ospedale) e dove hanno vissuto e ancora vivono nonno e babbo. La lettera di Marco mi ha emozionato e commosso, anche se arriva da uno che mi conosce, che potrebbe essere parziale. Le cose scritte arrivano da una persona che è sempre riuscita ad andare controcorrente, che di questi tempi vuol dire con la propria testa, e che raramente si lancia in questo modo. Non è arte, la mia. Almeno non penso. E’ solo passione. L’arte di solito è istintiva, immediata, ti prende la notte, ti trascina per pensieri assurdi che l’artista concretizza. Io lo faccio solo poche volte. La mia è più che altro passione. Raccontare o far riflettere, anche con un sorriso, ma anche con un mio pensiero, umile, piano, normale, come tanti. Anche e soprattutto perché di pensieri, nell’era berlusconiana, del rimbecillimento totale ad opera della televisione – e sottolineo totale – ce n’è bisogno a manate. La possibilità di scrivere i miei pensieri che mi dà questo spazio è per me vitale, perché finalmente posso mettere per iscritto e pubblicato cosa penso io e come vedo il mondo o l’Italia o Livorno o camera mia (piena di fogli, fogliacci e giornali). La parte della lettera che mi dà più orgoglio è l’ultima e non l’ho mai nascosto. C’è sempre meno gente che sa la storia o finge di non saperla o la sa e non le dà peso. È gravissimo. Ho scritto in queste pagine tante e tante volte quant’è preziosa la memoria storica e quanto sarò barboso, per alcuni. Ma l’ho ripetuto, lo ripeto e lo ripeterò ancora, perché almeno i miei 25 lettori possano continuare a ricordare o almeno a non dimenticarsi. Esser chiamato a rappresentare la nuova Resistenza, “quella mediatica, per difenderci dai populisti e dai benpensanti”. E’ il mio intento, lo confesso. Almeno è l’obiettivo, poi credo che non sempre ci riesco e raramente rimango convincente. Io mi sento comunista, per ciò che il Pci ha fatto in Italia, e non “Miseria, terrore e morte” come ha detto il Re in uno dei non rari momenti di schizofrenia, ma la collaborazione alla conquista della libertà, della democrazia e di una Costituzione scritta e la difesa di molti lavoratori di due o tre generazioni, che ora, alla quarta generazione, sono in pasto alla legge Maroni (e non Biagi, come vorrebbero farci credere con il cuore in mano) e altre diavolerie simili che rendono instabile e precario il futuro, tramutandolo sottoforma di gigantesco punto interrogativo. Ma gli scribi, giovani o vecchi che siano, o i comunisti senza colorazione e schemi politici (come splendidamente Marco spiega e io sono totalmente al suo fianco) non possono combattere da soli, solo con la penna. Il pensiero (e il pensiero scritto) è fondamentale per la cultura di un popolo, perché è la cultura collettiva a determinare poi la classe dirigente (e non so se rendo l’idea di che cultura si fa uso di questi tempi). E se non diamo forza, con l’unico mezzo che ancora abbiamo, cioè il voto, anche alla erre moscia o alla pacatezza, la nostra Resistenza potrebbe essere inutile e vana e il nostro futuro ancora in mano a un qualsiasi Tarquinio il Superbo.
Diego Pretini

- Tuesday, 18 January 2005 ore 21:23:54 (CET)
Per un refuso nell’ultimo Pignolo è saltata una spiegazione. La Carta di Nizza, e prima ancora il Trattato di Amsterdam, riconosce garanzie di tutela a nuovi diritti (dalla possibilità di costituire una famiglia fuori del matrimonio alla libera espressione del proprio orientamento sessuale).
Diego Pretini

- Tuesday, 18 January 2005 ore 21:21:54 (CET)
ciao Diego, credimi non è facile scriverti per me,tu non sei Diego e basta,sei Renato,tuo nonno,il mio presidente,sei Sila, tua nonna,che affanciandosi dal muretto che dava ,e da ,sul campo del Carli Salviano,mi annunciò che era nato er bimbo di Maurizio e di Lidia,due ragazzi,miei coetani,a cui mi legavno,le idee e la cultura della mia generazione,che viaggia spedita verso gli..anta,era nato Diego,non come Mardona,ma come Diego Novelli,il sindaco comusnista di Torino,non sono bravo come te a scrivere,a mettere insieme parole,che mi sento dentro,ma che la tastiera e ,anche un po di commozione,non sanno tramutare in un logico assieme,che dia un senso a queste righe,i tuoi articoli,anche quando racconti il calcio, sono sublimazioni della ironia e della semplicità,che rendono visivo ciò che solo chi ha dentro l'arte dello scrivere,sa trasmettere,e il paragone tra ironie e Rita Levi di Montalcino,ne è una dimostrazione.Ma,caro Diego,tu parli anche di comunisti dell'era berlusconiana,ma dove sono,i comunisti oggi,o meglio chi sono,chi crede nell'erre moscia di Bertinotti,nella pacatezza di Fassino,no per me non sono loro i comunisti,i veri comunisti sono coloro che usando la loro capacità contestano lo stato di polizia,che il regime di Berlusconi,sta imponendo,sono coloro che lottano,anche al di fuori degli schemi politici e delle colorazioni,per salvare la nostra storia democratica ed antifascista,che per fare cio,non usano la violenza,mezzo infame e illogico,ma la penna,che si impegnano,non solo per far sorridere,ma per far riflettere,bene,caro piccolo compagno,credo che tu abbia i mezzi per impegnarti,io sono stanco,forse un pò rinco,sicuramente deluso,ma vorrei chiudere gli occhi,sapendo che tanti giovani ,hanno fatto la seconda reistenza,quella mediatica e delle idee per salvare ancora un paese,dai populisti e dai benpensanti.Tira pure lo sciaqquone se parli di calcio,ma scrivi e combatti per un qualcosa ne hai i mezzi le idee e le qualità,spero che tu abbia la voglia e la costanza per affermarti,a costo di sacrifico immane,lo stesso che magari qualcuno fa in casa tua per perdere qual kilo emm qualche etto..vero Maurizio un abbraccio forte,perchè quel bimbo,di nonna Sila e Nonno Renato sappia fare il suo cammino
marco marmugi <arabo@email.it>
Livorno, - Sunday, 16 January 2005 ore 22:08:13 (CET)
C’ha preso gusto, la ragazza. Web-mastra testimone, ho scritto il nuovo Pignolo prima di questa lettera e, per fortuna o coincidenza o grande intesa, ho toccato molti dei punti passati al setaccio sotto. Quindi rimando alla prossima pubblicazione del pezzo, qui integrerò solamente con quello che non verrà scritto nell’articolo. Primo: il comportamento del Re Phardlifting durante le elezioni americane. Lasciamo perdere le manie di protagonismo e megalomania ampiamente descritte e sviscerate in questa rubrica. Le sue parole sulle elezioni Usa: “Che vinca Kerry o che vinca Bush, per me fa lo stesso”. E’ diplomazia, questa? Tatto? O forse una zampata pilatesca? Non è che se avesse vinto Kerry, le bistecche al barbecue le avrebbe mangiate non in Texas, ma a Boston e l’obiettivo era stato raggiunto lo stesso? Cioè: farsi vedere, in ogni caso, con il presidente americano, a sorrisi e pacche sulle spalle, “President Berlusconi” e “President Kerry”? Secondo: i democratici hanno perso per aver candidato uno dei personaggi più deboli degli ultimi anni, perfino più di Al Gore, che era stato solo l’ombra di Bill Clinton. Kerry non ha mai trascinato nessuno, negli Stati Uniti. Kerry è il Rutelli d’America, che sta un po’ qui e un po’ lì, con i piedoni ben fissi su mille staffe. Kerry ha l’appeal politico di Mastella, che, sì, c’è sempre qualcuno che lo vota, ma non è poi indispensabile. Terzo: essere contro Bush mi sembra naturale per chi vuole un certo tipo di mondo, che è l’unico che abbiamo, come ripeto alla nausea. Non ce ne danno un altro, indietro, non si può rottamare, un mondo. E Bush vuole un mondo che a molti non piace, un mondo aggressivo, nervoso, schizofrenico, che si gira male o risponde a male parole a chi gli rivolge la parola, anche solo per una domanda. Il novanta per cento dei neri americani ha votato per Kerry e solo perché Bush non è esattamente il massimo di presidente per le minoranze. Votare Kerry, o chiunque per lui, voleva dire provare a vedere se le “spessissime priorità del predecessore” sarebbero state affrontate in maniera diversa, come Clinton, tanto per fare un nome, sotto la cui presidenza avvenne almeno un’illusione di piano di pace tra Israele e Palestina (madre di molte guerre moderne, icona dello scontro tra mondo occidentale e islamico), con il presidente Ytzhack Rabin e Yasser Arafat, la cui morte che l’ha già divorato per metà sarebbe, temo, un colpo molto duro ai diritti della Palestina e all’incolumità degli israeliani che sarebbero sotto il tiro di una feroce nuova follia terrorista kamikaze. Quarto: è tutto da vedere che un’estrema personalizzazione della politica di governo e della politica in assoluto sia positiva. Anzi, la politica dei partiti (pochi, seri, non da zero virgola) è una politica duratura, è una politica che può far storia. Un governo e una maggioranza non hanno una faccia sola. La faccia potrà anche aiutare a vincere le elezioni, ma il governo e cosa pensa e cosa fa non dipende solo dal primo ministro. Bush non è responsabile di tutte le scelte del governo americano, anche se mette la faccia. Dubito che capisca qualcosa di diplomazia o addirittura di economia interna, uno del genere. Quando il Re Phardlifting smetterà, per qualche motivo, di fare politica, cosa resterà del centrodestra? Buttiglione? Gasparri? Bondi? Quinto: i pacifisti non bruciano solo bandiere e non menano solo i poliziotti. Gli idioti sono ovunque, non solo nei cortei pacifisti. Sono in discoteca e fanno le risse, sono nei supermercati e taccheggiano per provare un brivido, sono in curva e picchiano un tifoso della stessa squadra, sono in Parlamento e votano per tutti noi. Tra coloro che dicono "Vogliamo la pace" e coloro che "La pace la vogliamo tutti, ma la guerra la dobbiamo fare" scelgo, ad occhi chiusi, la prima.
Diego Pretini

- Monday, 08 November 2004 ore 23:16:13 (CET)
Sai che c’è, caro pignolo? No… non iniziare a cantare, come ben sai questo spazio è riservato a questioni socio-politiche. C’è che nonostante l’appoggio di attori, cantanti, ballerine, Kerry ha perso contro Bush. Sai cos’altro c’è? Che nonostante l’appoggio di attori, cantanti, ballerine, i sinistrorsi, uniti sotto il fantasmagorico nome Grande Alleanza Democratica, perderanno nuovamente contro Berlusconi. E’ questa la realtà, anche se per voi di sinistra essa è indigesta quanto una peperonata prima di andare a dormire. Diciamolo, forza, si sono addolorati più Prodi e compagni di quanto non abbia gioito il centrodestra. Il nostro premier aveva detto: sia che vinca Kerry, sia che vinca Bush, poco cambierà. Inutile dire che la sinistra aveva risposto con un Apriti cielo. Penso che Berlusconi abbia due difetti: l’ingenuità e la mania di protagonismo. Vuol risultare simpatico, lui, essere amico di tutti (tranne dei comunisti, giust… ehm… per ovvie ragioni), apparire spigliato e divertente. Per riuscirci “tiene banco”, come si dice dalle parti di mamma. Racconta barzellette discutibili, fa le corna in foto ufficiali, rilascia dichiarazioni ai giornalisti come una signora racconterebbe all’amica l’ultimo scandalo del paese, davanti ad un buon tè. Dice quel che pensa a microfoni aperti senza pensarci nemmeno mezza volta come non si azzarderebbe nemmeno il sindaco di un paesino ignoto ai più. Insomma, ha l’irritante viziaccio di offrire alla sinistra spunti per critiche, più o meno eleganti, su piatti d’argento. Del resto una brava padrona di casa dopo il gossip e dopo il tè offre all’amica anche una fetta di torta, nel piattino del suo servizio migliore. Lui, però, l’ospite, la sinistra, la vuole far ingrassare, reiterando più e più volte l’offerta. D’altra parte molto meglio che si sia limitato ad un “non cambierà niente” piuttosto che se avesse detto veramente ciò che gli passava per la testa (che si sta rinfoltendo sempre più) e cioè: “Vincerà sicuramente Bush! Avete visto chi hanno candidato i democratici?”. Sì perché diciamolo, Kerry aveva il grande vantaggio che hanno coloro che non governano, ossia di non aver ancora sbagliato nulla. Poco altro, per la verità. Ben lontano dall’essere un vero leader democratico, Kerry non ha certo dimostrato di essere in grado di governare un paese. Nella teoria tante belle parole, ma nella pratica? Non molto di diverso da ciò che proponeva Bush. Certo gli europei lo osannavano ma la motivazione da cui erano spinti era forse un po’ deboluccia. Ho sentito qualcuno, il nome si tralascia, che diceva “se al posto di Kerry, contro Bush, ci fosse stato Topolino (o Pippo, non ricordo), io avrei votato Topolino”. Poco importa, forse, se Topolino avesse posto, in materia di politica estera, le stessissime priorità del predecessore: il necessario intervento militare, la cattura di Bin Laden… Del resto si sa, i pacifisti sono tutta forma (contraddittoria, per la maggior parte dei casi) e niente sostanza. Invocano la pace e incendiano le bandiere USA. Invocano la pace e menano i poliziotti davanti agli stadi. Invocano la pace e organizzano cortei durante i quali le risse la fanno da padrone. Invocano la pace e avrebbero votato Kerry che a ben vedere “avrebbe inviato in Iraq anche un numero di soldati americani maggiore, se necessario”. Insomma questo Kerry pareva essere per tutti i gusti, un facilone (passatemi il termine, è in senso buono) che seguiva l’onda. Per loro fortuna, gli americani, che sono sì tutti casa e chiesa ma per molti versi sono più smaliziati di noi, hanno avvertito tutto ciò e hanno preferito un personaggio non proprio idilliaco ma attivo e solerte, ad uno compiacente ed easy-going, come direbbero loro, ma reattivo quanto un gas nobile. Queste due diverse tendenze possono, del resto, essere viste anche calcolando semplicemente le diverse posizioni dei due candidati: da un lato Bush, ormai del tutto indipendente dal partito, che si pone come personaggio singolo e come tale responsabile di tante scelte, condivisibili o no, ma comunque sue; dall’altro Kerry, legato al suo partito all’interno del quale è però stato in posizione rilevante per soli sei mesi. Ecco, per certi versi la sinistra italiana mi ricorda tanto Kerry: fa tutto facile, critica gli errori e non li sa correggere, rimane sempre sulla superficie dei problemi, vuole tutto e subito ma non sapendo bene come ottenerlo. Vedremo se le toccherà anche la stessa sorte. Io non posso che augurarglielo. Ah... un grazie grande grande a PerryMason.
Sara Caggiati <N.D.>
Cecina (LI), - Sunday, 07 November 2004 ore 18:17:45 (CET)
Credo di poter parlare a nome di entrambi. Hai perfettamente ragione, Perry (tra l'altro: in adolescenza ero un patito), su ogni argomento di ogni genere abbiamo idee diametralmente opposte. Smentiamo e respingiamo ogni somiglianza o accostamente con Giuliano Ferrara o addirittura Barbara Palombelli: qui è il maschio ad essere di sinistra e la femmina di destra, lì il maschio è un ex-Pci ex-spia della Cia e la femmina è di un centro da Italia bene che rappresenta così poco la gente che vota a sinistra. L'idea, in ogni caso, Perry, è assolutamente convincente, come ho già detto. C'è solo da convincere lei, ecco tutto. Grazie dei complimenti, da parte di tutt'e due.
Diego Pretini

- Saturday, 06 November 2004 ore 23:33:21 (CET)
Vi seguo da vari episodi e devo dire che potreste anche fare una trasmissione tipo Ferrara e la moglie di Rutelli (nn ricordo il nome).....avete ambedue le qualità per poter tenere tutti con il sorriso sulle labbra da quanta ironia sfornate su argomenti di ogni genere con idee diametralmente opposte.......complimenti veramente a tutti e due.........
perrymason <isoladelba@virgilio.it>
campo, - Monday, 01 November 2004 ore 19:23:22 (CET)
Diciamo che la ragazza ha imparato bene. Ormai mi gestisce pure la rubrica, con uno stile molto “pretinizzato” (e non è esattamente un vanto) rispetto agli albori, quando era una fredda penna di destra. Ora fa persino ironie e satira (non sempre efficace verso la sinistra come lo è verso la destra, devo ammettere). L’unico difetto che le resta (per niente di destra, tra l’altro, che in Italia è così spaccona) è che si sottovaluta sotto ogni punto di vista. Smentisco prontamente la storia della sit-com, ma rilancio l’idea della rubrica bipartisan. Fuori dal Pignolo, magari, che mi sta nel cuore e non toccherei mai più, anche se so che un giorno io e lei, la rubrica, dovremmo far basta e cambiare tono, accordi e musica, quando la musica che ora suoniamo non funzionerà più. “Per come la vedo io”, si potrebbe chiamare, o “Ha un unico difetto: quando vota” o ancora “Le due facce della medaglia”. Potrebbe avere anche successo oltre a dare una visione più completa e stereofonica della visione del mondo e della politica, che è ciò che lo governa, visto che Sara reggerebbe assolutamente il confronto, pur avendo l’imperdonabile macchia di informarsi con Libero. Chiudo lo spazio gossip (e vi intimo per sempre): io e la Pignola (è terribile, quando ci si mette) stiamo insieme, nel senso più vero della parola, più di quanto facciano tante coppie inanellate.
Diego Pretini

- Friday, 29 October 2004 ore 19:43:33 (CEST)
Caro Giulio, premettendo che non mi spiego la ragione per cui la lettera sia indirizzata a me, dal momento che sono solo un'assidua lettrice del Pignolo, provo a rispondere per punti. A) Non sono una giornalista, per carità. Nella vita faccio tutt'altro, mi creda. Scrivo decentemente, forse, ma solo per una mia smodata passione nei confronti della lettura e dell'informazione. B) Un Batti e Ribatti tra me e il Pignolo? Ci avevamo pensato, sa? Per la verità preferivamo una sit-com sulla nostra vita ma il progetto è scemato quando siamo venuti a conoscenza del fatto che l'avevano già messo in atto i Vianello e i Pappalardo ( ebbene sì) prima di noi. D'altra parte repetita iuvant ma non troppo. Come? L'opposizione che aspira a tornare al governo si ripete sempre? Bè certo, ma quello è un altro caso e per l'appunto la sinistra è soltanto "aspirante". Ehm... cadutina ideologica, risalgo subito. Scherzi a parte, non so se sarei in grado di reggere costantemente un confronto con il Pignolo perchè le mie conoscenze del mondo si riducono ad 1/2 delle sue. Però per suo divertimento personale può fare così: quando legge le pignolate ed è interessato, per arcani motivi, al mio parere, legga il contrario di quel che scrive lui. Esempio: PIGNOLO: nero IO: bianco PIGNOLO: fa freddo IO: fa caldo ecc... C) Infine... Io e il Pignolo stiamo insieme? Potrei avvalermi della facoltà di non rispondere. Ma no via, rispondo: sono problemi nostri. E nemmeno problemi gravi, a dire la verità. Ecco fatto. Stia bene Giulio e grazie per il "divertente". "Bravissima", diciamolo, non me lo merito.
Sara C. <N.D.>
Cecina (LI), - Friday, 29 October 2004 ore 14:55:34 (CEST)
Sara ma e' una giornalista anche lei... Bravissima e divertente... sarebbe carino leggere una rubbrica dove lei e pignolo si confrontano con argomenti vari... siete insieme lei e pignolo... giulio
giulio <giulio-p@yahoo.it>
piombino, - Friday, 29 October 2004 ore 12:30:07 (CEST)
Francamente il sorriso di Simona Pari e Simona Torretta mi è piaciuto molto di più di molti sorrisi che vediamo costantemente sul televisore. Alcuni sono: quelli delle Letterine, dei conduttori di telegiornali, dei conduttori di quiz, di chi comanda qualcosa. Mi fido di più di un solo sorriso di Simona Pari e Simona Torretta di un milione di sorrisi di Silvio Berlusconi, George Bush e Vladimir Putin che non hanno capito niente di come deve andare al mondo, o forse l’hanno capito benissimo e se ne strafregano perché hanno già sessant’anni, tutt’e tre, mica come noi che ne abbiamo venti. Il sorriso di Simona Pari e Simona Torretta è di chi non odia neanche se è in pericolo o lo è stato. Simona Pari e Simona Torretta hanno sorriso a chi le ha accolte, al presidente del consiglio e al vicepresidente, e quel sorriso, al presidente e al vicepresidente, doveva bastare per una vita intera, altro che ringraziamenti. Certo, probabilmente non saranno stati maestri della diplomazia, forse c’è stato bisogno di sganciare qualcosa, ma chi se ne frega, e anch’io me ne frego. Simona Pari e Simona Torretta sono scese da quell’aereo e respirano ancora. E non c’è ringraziamento più grande di un sorriso di una ragazza che è riuscita a salvarsi da un pericolo e sai che, per un pezzettino, il merito è tuo. Perché sarà difficile spiegare ai familiari di Fabrizio Quattrocchi, Enzo Baldoni e Ayad Anwer Wali che i loro tre ragazzi non potranno mai più scendere da un aereo e sorridere come loro. Secondo me, Pari e Torretta, un sorriso esattamente uguale, l’hanno fatto ai suoi rapitori ed è, chissà, per questo che le hanno trattate bene, anche se già la legge islamica non permette di maltrattare le donne (quella dei Talebani è la legge dei Talebani, non islamica). Hanno detto di voler tornare dagli iracheni, perché: A) chi le ha rapite è solo parte del popolo iracheno. Sarebbe come dire che la maggioranza degli italiani è mafiosa o di destra, quando è vero esattamente il contrario. B) chi le ha rapite non è iracheno, semplicemente. E’, anzi, sono terroristi. Di Al Qaeda o succursali. A capo c’è bin Laden, ricordate?, che ha uffici in Gran Bretagna, negli Stati Uniti, in Arabia Saudita. Gli uomini di Al Qaeda vengono da tutti i Paesi, dall’India, dalle Filippine, c’era anche un americano, che presero in Afghanistan. E in Iraq i terroristi ci sono finiti solo dopo la “fine” della guerra (ricordate Bush che passeggiava sulla portaerei? Che gran giorno fu, ragazzi). Al Qaeda non era mai stata in Iraq, prima. Saddam e Osama si odiano. Ma la guerra l’hanno fatta lo stesso. Tutto il resto sono chiacchiere. Tutto il resto è sfondo, è contorno, è verdura lessa. Che i loro rapitori non fossero stinchi di santo e che siano, invece, coloro che dobbiamo combattere e vincere, come ogni terrorismo, lo sanno benissimo, c’è da scommetterci. Il problema sta nel modo per combatterli. In Iraq (lo dice uno studio dell’Università John Hopkins di Baltimora pubblicato dalla britannica Lancet, confessando di andare per difetto) sono morte 100mila persone, la maggioranza donne e bambini. E’ questo il modo? Fare i macellai porta a qualcosa? Osama bin Laden dov’è? Il mullah Omar dov’è? Al Zawahiri dov’è? Perchè non siamo arrivati a una soluzione, dopo aver ammazzato 100mila persone che non c’entravano nulla? Nessuno ha mai detto che pacifiste voglia dire nemiche di Berlusconi. Spesso queste due cose coincidono, ma l’errore non è di chi protesta contro la guerra, ma di chi la guerra la appoggia. Il valore della pace non dev’essere un valore di sinistra, ma lo è forse perché a destra, diciamo così, se ne dimenticano, a volte. Spesso le due cose coincidono perché il governo italiano non ha spina dorsale per avere una sua politica estera e si mette sulla scia di quella gran cima di Bush, uno che dice slovacchi invece che sloveni e che presidente americano non lo doveva neanche essere perché non aveva la maggioranza dei voti, ma siccome la frittata ormai era stata fatta, pazienza, signor Al Gore, e mondo intero, sarà per la prossima volta, cioè mai. Il problema è che, a suon di prossime volte, chissà se a un certo punto, per il mondo, per quei pochi miliardi che siamo, le prossime volte finiranno e rimarrà solo un’ultima volta, che purtroppo sarà già alle spalle.
Diego Pretini

- Thursday, 28 October 2004 ore 23:30:26 (CEST)
Su Simona Torretta e Simona Pari (faccio il Pignolo perché detesto l’espressione “le due Simone”, che fa, permettetemelo, veramente schifo) penso ciò che Alessio e Sara si aspettano che io pensi. Sarò lungo, temo, noioso. Andiamo per gradi, perché i punti sono mille e mille. Rispondo, intanto, alle domande che Alessio, legittimamente, pone prendendo per altro spunto da un giornale filogovernativo e, a volte, anche comicamente finto critico verso la parte politica del Re Phardlifting e, anzi, feroce e sprezzante verso chi, miope, non vede tutta la beltà e la bontà di chi ci ha portato in guerra ad aiutare gli americani per un motivo inesistente: le armi di distruzione di massa che, probabilmente, Saddam con la punta del piede e facendo “ehm…” come Homer Simpson ha buttato in un tombino. Siccome quelle che riporta Alessio sono voci (e sulle voci si può dire tutto e il contrario di tutto) le risposte che qui offro non possono che essere totalmente frutto di una ricerca durata un secondo, sul sito ufficiale di “Un ponte per…”, l’ong per cui operano Torretta e Pari e che, oltre che in Iraq, opera anche in Afghanistan, come lo ha fatto in Kosovo e in altri siti di guerra. Le risposte. 1) Tutte le retribuzioni di “Un ponte per…” hanno un unico riferimento salariale: il 3° livello del contratto commercio, cioè 1368,60 lordi al mese per 40 ore settimanali. Simona Torretta e Simona Pari, in Iraq, erano rispettivamente capomissione e capoprogetto e a quel guadagno lordo vanno aggiunti 225 euro di indennità di disagio. Sostanzialmente si arriva a 1500 euro netti al mese inclusa tredicesima e fine rapporto. 2) Cosa facessero Pari e Torretta in Iraq non lo possiamo sapere né io né Alessio. Di sicuro erano in un luogo di guerra, che non è certo Livorno o Fucecchio. Già essere lì è diverso da essere qui, dove al massimo ci troviamo nel mezzo di una tempesta e quindi tornare a casa fradici, come mi è successo l’altroieri. 3) Se, nel tempo libero, una delle due studiasse, sinceramente, ci deve fregare anche poco, credo. Se, fra le tante cose, l’altra insegnasse la raccolta differenziata ai bambini iracheni, può fare solo piacere. Probabilmente ai bimbi iracheni non ha insegnato solo quello e i bimbi iracheni hanno avuto una spalla in più su cui piangere. Che non servirà a nulla, forse, ma almeno piangono. E certe volte com’è bello piangere. O una faccia in più con cui giocare. O un sorriso in più da osservare. O una mano in più da toccare. O un nome in più da gridare. O una voce in più da ascoltare. O un orecchio in più da parlarci dentro. O due pupille in più da far luccicare. Ognuna, anche solo una, di queste cose, quando si è in guerra, può essere un motivo per non stare troppo male. 4) Nessuna delle due ragazze è di Torre del Greco. Simona Pari è di Rimini. Simona Torretta è di Roma. 5) Sarò poco brillante: ma perché qualcuno dovrebbe spillare ulteriori soldi al governo, visto che già ora non sta benissimo economicamente e Siniscalco ha fatto il triplo carpiato con avvitamento per riempire un buco enorme che la finanza creativa del superministro Tremonti (lo chiamavano così, giuro, come un fumetto, un po’ come Batman, o i Puffi) aveva lasciato. 6) E’ possibile che qualcuno nel centrosinistra le abbia proposte come deputate. Il centrodestra è andato tanto così da proporre Maurizio Scelli (capo della Croce Rossa) come candidato alla presidenza della regione Abruzzo. Nessuno può insegnare niente a nessuno su questo. Forza Italia ha un'europarlamentare che si chiama Iva Zanicchi. Per dire. 7) Perché qualcuno di Torre del Greco non può insegnare la raccolta differenziata?
Diego Pretini

- Thursday, 28 October 2004 ore 22:42:48 (CEST)
Sì sì sì... anch'io sci...ehm...Pignolo sarei veramente curiosa di sapere cosa ne pensi. Soprattutto però mi incuriosisce un altro aspetto della questione. Non tanto ciò che attiene la sfera del "sentito dire" o del rumor ma ciò che, nostro malgrado, tutti noi abbiamo visto o sentito. Dico nostro malgrado, considerata l'ondata di immagini e di informazioni da cui siamo stati travolti al tempo del ritorno delle vispe Terese... anzi Simone. Ti sono piaciuti i momenti in cui le due gaie ragazzotte, quasi fossero tornate da una gita fuori porta, distribuivano sorrisi a manca (a destra, per carità...) e ringraziavano musulmani, iracheni, amici, parenti, volontari, vicini di casa, medici, cantanti, acari e vermi da pesca e non il Governo? Certo, sono pacifiste loro. Il governo Berlusconi lo detestano, no? E poi, in fondo, non l'hanno mica chiesto loro di essere recuperate e riportate a dimora. No... Loro stavano bene là, tutto sommato. I rapitori hanno regalato loro il corano con tanto di traduzione e commento, le hanno viziate con caramelle e zuccherini, si sono persino preoccupati quando una delle due, mi sfugge quale, presentava dolori allo stomaco. Ecco, magari mancava un po' di televisione e di musica, sì, questo lo ammettono tra i denti, ma del resto non erano al Grand Hotel. E via a somministrarci pilloloni di retorica sul rapitore rispettoso. Ovviamente il tutto perchè loro non erano due ostaggi qualunque. Scherziamo? Loro erano pa-ci-fis-te, altrimenti detto "acerrime nemiche di Berlusconi". Qualcuno ha spiegato loro che i due termini non sono sinonimi? Devo dire la verità, mi era venuto il dubbio, visto il numero di volte in cui ogni giorno si sente ripetere questa diretta associazione. Ma ho controllato sul dizionario e.. No, no, avevo ragione io. Non tutti i sostenitori del centro-destra attendono con ansia l'inizio di qualche guerra in giro per il mondo o preferiscono scene sanguinose e rigorosamente reali ad un programma di intrattenimento. E ancora, qualcuno ha spiegato loro che i rapitori che le hanno trattenute per ventuno giorni, ma che le due volontarie hanno prontamente trasformato in Robin Hood e Little John del 2004, non stavano di certo a guardare i loro coraggiosi ideali ma aspiravano invece ad una bella sommetta in denaro? Gran cosa L'illusione... Ti sono, infine, piaciute, pacioccosissimo Pignolo, le numerose festicciole in loro onore, che hanno portato a spese su spese, mentre altri ostaggi inglesi, rinchiusi in una gabbia, venivano torturati davanti alle telecamere da non dissimili Robin Hood e Little John? Felicissima per loro e per la loro liberazione, ci mancherebbe, ma fossi io al posto di Simona & Simona prima di affermare di voler tornare dagli amici iracheni ci penserei un attimo. Come si suol dire... Soldato che fugge è buono per la prossima volta. Ciao Diego e ciao Alessio, che mi hai dato l'opportunità di esprimere quanto sopra.
Sara Caggiati <N.D.>
Cecina (LI), - Thursday, 28 October 2004 ore 19:44:26 (CEST)
Mi piacerebbe sentire che ne pensi sulle due Simone rapite e rilasciate in Iraq. Ti risulta che: -sarà vero che guadagnavano 8000€ , (più del doppio dei ns. militari) passavano la giornata, una a studiare per cazzi suoi perchè prossima a dare un esame all'università. L'altra a insegnare ai bimbi irakeni a differenziare i rifiuti??????? una di Torre del Greco!!!???? -sarà vero che erano d'accordo con qualcuno per spillare soldi al governo -sarà vero che l'hanno proposte deputate grazie per la tua opinione che vorrai esporre saluti Alessio
alessio <alessio@gi-vas.it>
fucecchio, - Wednesday, 27 October 2004 ore 17:27:29 (CEST)
Peggio, inevitabilmente, inesorabilmente, incontrovertibilmente, irrecuperabilmente peggio sarebbe vedere Rosy Bindi (almeno la y concediamogliela) con due piercing, i jeans attillati e i Gucci. Sono uno di loro, esatto. Anzi, sono uno dei “loro” più a sinistra, quelli che “voi” chiamate “comunisti”, “antidemocratici”, “antiamericani”, “antiliberali” e una serie non breve di altri “anti”. Per altro, collezioniamo, “noi”, tutti questi appellativi (alcuni non proprio sbagliati, come “comunisti”, che non faccio fatica a dire che scelgo sulla scheda elettorale) per un semplice motivo: fare l’opposizione che comprende, tra le altre cose, ogni tanto, anche dire “Non sono d’accordo” o “Non mi piace”, una cosa che, soprattutto ai forzitalioti, non va proprio giù. Tornando a ciò di cui si parlava e che pare aver riacceso, finalmente, l’interesse dei lettori (che interagiscono, sto imparando, solo quando si sentono chiamati in causa), il punto è ancora lo stesso. Il problema è più profondo del “ho gli occhiali larghi, sono omologata”. Il problema è più alla radice. Il problema è: Chiara ha una sua meravigliosa, inimitabile, unica testolina brillante. Non è per un paio di occhiali che diventa improvvisamente stupida e idiota, per capirsi. Non ho detto questo, io. E non suona benissimo che io ripeta le stesse cose. Siamo sicuri che Chiara, avesse avuto ventun anni negli anni ’80, avrebbe comprato occhiali larghi e si sarebbe fatta due piercing? Per il resto vale tutto ciò che ho detto nella risposta precedente, spero esaustiva. Siamo noi, insomma, a dover comandare il gioco del presente, a dominare le mode, a controllarle. Non dobbiamo farci trascinare dal nostro tempo, ma domarlo, fargli sentire chi è che dà gli ordini. Insomma, siamo noi a dover cavalcare il cavallo, non s’è mai visto un puledro a tirare le redini con le zampette. Avviso finale agli utenti: “l’è” non è livornese, ma fiorentino. Se non lo dicessi, il titolo di questa baracca travestita da rubrica non avrebbe senso. Anch’io spero di conoscerti presto, Chiara, vorrebbe dire che sarebbe ormai successa una cosa da sogno, come la tua amica.
Diego Pretini

- Friday, 24 September 2004 ore 15:57:22 (CEST)
Io un scriverò di certo un poema perchè un mi riesce, perchè Manet ullo conosco mia (Sara smetti di fa la diva!) e perchè il mi'carnet ummelo 'onsente. Sola una nota per dire che l'è un peccato che te scriva veste 'ose superficiali. Scrivi di lusso e sei pure simpatìo, perchè un 'oncentri le energie per scrive sulle xxxx (autocensura) della sinistra? Ah già.. sei uno di loro. Vabbeh tanto sarebbe 'me sparare sulla croce rossa. Io c'ho l'occhiali grandi, du'piercing e mi vesto con cosa mi pare e t'assicuro che un sono omologata, anzi forse un po' mi garberebbe. Il fiore sull'orecchi è bellino, un si pole un esse d'accordo ma 'me fai a dire che serve a rende una donna bella? Boia, ce la vedo Rosi Bindi a miss Italia, cor fiore che sbaraglia la concorrenza. Oh andiamo... Ciao Diego. Spero di conoscerti presto.
Chiara A. <sichiarandrea@hotmail.com>
Livorno, - Wednesday, 22 September 2004 ore 19:08:04 (CEST)
Conosco Colazione sull’erba, sebbene di arte sappia certamente meno della mia avida lettrice che sul Pignolo potrebbe fare una tesi a fine laurea, se solo l’argomento c’entrasse un briciolo con ciò che studia e con le cose serie in generale. Conosco quel quadro, insomma, e m’è sempre piaciuto, come mi son sempre piaciuti gli impressionisti. Non c’entra molto l’estetica, il gusto artistico, una particolare capacità di capire di arte, che non ho. In buona sostanza mi piacevano gli impressionisti, perché furono tra i primi a dipingere, finalmente, le cose com’erano, o quasi. Voglio dire, fino a allora, sì, certo, primo e secondo e terzo piano, perfino la prospettiva, ma mai uno che t’avesse messo le pieghe ai pantaloni come davvero i pantaloni prendono le pieghe a noi maschi quando ci sediamo, mai uno che t’avesse messo un dito fuori dal pugno mentre il padrone sta parlando e gesticolando. Gli impressionisti mi son sempre piaciuti per questo. Sembrava non ci fosse nulla da spiegare eppure c’era, lì dentro, tutto da capire, da decifrare, da interpretare, volendo. Descrivevano la realtà com’era o come sarebbe stato molto probabilmente, qualcosa di vero o verosimile. Toccava a chi guardava, poi, capire o far finta di nulla. Passatemi lo stridente parallelismo: gli impressionisti erano come un buon fotografo free-lance inviato di guerra dei nostri giorni. Loro non fanno propaganda, non fotografano esplosioni, case rase al suolo e bambini monchi perché son pessimisti. Loro fanno clic quando dev’essere fatto, perché e come il loro mestiere e la loro esperienze gli ha insegnato. Tocca poi a chi guarda la foto ricordarsela per sempre o rimuoverla dai pensieri, metterla come desktop o lasciarla nei cookies temporanei. Anche della Belle Epoque ho sempre avuto grande stima, nonostante questa non fosse di certo indispensabile per essere ciò che è stata. Ho sempre guardato alla Belle Epoque come a un momento di ribellione e sapete quanto sono affezionato al genio e alla sregolatezza, al venir fuori dagli usi e dai costumi, allo spartachismo contro i formalismi, alla giacca e alla cravatta. Ed è questo il nocciolo della questione. Che l’abito non faccia il monaco è proprio ciò che voglio passare nella mente di chi mi legge. Non solo sono contro le griffe (perché il nome fa pagare tre volte il valore reale del prodotto), ma cinque giorni su sette mi metto la camicia, sbottonata alla prima asola, fuori dai pantaloni, certe volte con le maniche arrotolate. Io non voglio essere diverso dagli altri, non mi vesto così per farmi vedere, per far vedere a tutti quanto son diverso e migliore. Chi se ne frega se son diverso e migliore, se lo sono. Non è questo, che conta. Vale, invece, che sono io, che mi metto le camicie perché mi piace mettermele, nello stesso identico modo e per il medesimo motivo per cui mi piace la zuppa inglese, B. B. King e i film di Totò. Non c’è sovrastruttura, dietro. Mi piace e basta. Men che meno l’abito fa il monaco per gli altri, che tento di rispettare più di me stesso, da ateo pragmatico empirista, ma alla fine sognatore come tutti (perché non riuscire più a sognare è l’ultima sconfitta della vita). Il tuo esempio, morissima lettrice, non è per niente arzigogolato. Essere del proprio tempo è fondamentale non per noi e non per gli altri che ci stanno intorno, ma per coloro che verranno. Perché essere del proprio tempo vuol dire fare, produrre, forgiare, scolpire, modellare, limare, smussare il presente per poi essere puntuali a consegnarlo al futuro, quando un giorno arriverà. Sbaglia, tanto per intenderci, chi fa lo sbruffone, gridando ai quattro venti che lui della tecnologia non ha bisogno, che lui non se ne fa di niente, chè lui i finestrini li abbassa con la manovella. Sbaglia, perché la tecnologia non vuol dire solo essere uguali agli altri, la tecnologia non è air conditioned e alzacristalli elettrici, ma anche, soprattutto, scambio di idee, comunicazione, informazione, alfabetizzazione con i mezzi che tutti conosciamo e uno in particolare (questo che stiamo usando) che può essere un fidatissimo compagno per fare la “rivoluzione”, per essere diversi, per unirsi “dal basso”, se si capisce cosa voglio dire. E c’è chi, ancora, compra il cellulare con macchina fotografica, videocamera digitale, wap, coltellini svizzeri, forno a microonde, quattro vani più servizio e poi ti chiede (giuro, m’è successo): “Visto ganzo? Cos’è questo? La Ci enne enne”. Giuro: la ci enne enne. Essere del proprio tempo, quindi, ma un presente che non dev’essere indotto, solo perché fa essere parte della folla. Chi, cosa, quando, dove e perché il tatuaggio una diciottenne se lo deve fare nel duemilaquattro? Fosse nata nel 1970? Perché a una ragazza che diciott’anni li ha avuti nel 1988, quando la moda (perché di questo si tratta) del tattoo non era ancora arrivata, non gli è venuta voglia, idea, di tatuarsi? Era roba da camionisti, allora, da CB. Chi, cosa, quando, dove e perché si è deciso che gli occhiali vanno larghi, larghissimi (ne ho visti alcuni da nausea: prendono da sopra il ciglio al sotto lo zigomo), mentre fino a cinque, sei anni fa gli Hockley (spero si scriva così, erano stretti e lunghi) spuntavano come i funghi di questi tempi? Chi, cosa, quando, dove e perché è stato deciso che i pantaloni vanno di nuovo a vita alta, dopo che per un lustro ce le hanno fatte grandi così a farci intendere che si doveva vedere un filino di fondoschiena e un principio di pube? Perché i maschi (ce n’è almeno uno ogni due gruppi) da qualche tempo vanno in giro con maglie con scritto sulla schiena Pablo Escobar, Carlito Brigante, Tony Montana (contrabbandieri di droga caduti nel loro mondo, gli ultimi due rappresentati da Al Pacino in “Carlito’s Way” e “Scarface”). Cos’è, sono le nuove leggende? Dopo il Che, Escobar? Sanno tutti chi erano queste tre personcine per bene? Tutti coloro che le vestono inneggiano a questi signori perché vorrebbero liberalizzare anche quelle pesanti? Ragazzi di sedici, diciassette, diciotto anni? Ecco, la mia paura è che essere nel proprio tempo, a volte, tocchi decisamente il fondo, che il presente diventi moda e quindi diventi nulla, solo tara, solo occhiali larghi. Dietro a quegli occhiali larghi (che cinque anni fa dovevano essere stretti e venti anni fa specchiati e trent’anni fa color mogano) ci sono tante persone che potrebbero lanciare la loro, di moda, perché ne hanno capacità e facoltà, come te, o Morina, che ti vorresti togliere il tatuaggio e porti gli orecchini colorati e i pantaloni sia stretti che larghi come le gonne (che tanta nostalgia provocano a noi ragazzi). La paura è questa, insomma, è che seguire ciò che è ora, seguire il presente, starci dentro con entrambi i piedi com’è giusto che sia, possa far perdere ad un certo punto la bussola, l’identità a chi potrebbe averne di tale e tanta importanza da non doversi affidare ai capelli lunghi quando è tempo di capelli lunghi e al coiffeur quando quel tempo passa. Per concludere: come me, Mademoiselle Finesse e molti come noi almeno cerchino di essere padroni e coscienti di ciò che fanno e di ciò che pensano, di come si atteggiano e di come si vestono, di che musica ascoltano e di cosa votino, di chi stimano e di chi detestano, ce ne sono tanti. Ma altrettanti non lo sono, certe scelte gli vengono indotte, iniettate dal Così fan tutti, senza pensarci troppo su, che fa fatica, senza che mostrino a tutti il Così faccio io. E poi c’è, a passare dal serio al faceto, un fatto personale di gusto estetico: preferisco di gran lunga una bimba con un fiore all’orecchio (ma basta un lapis a raccogliere i capelli) rispetto a una con la cannuccia dell’estathè in bocca, costume che mi ero dimenticato di tirare in ballo e che la sagacia allusiva della professoressa Torricelli (che non a caso tra le altre cose ci insegnava Terenzio) chiosò come voglia di rimanere piccole o di essere già grandi. Per finire, precisazioni veloci su termini e temi sui quali mi sono spiegato frettolosamente e in modo impreciso nel pezzo. 1. Nessuno è veramente anonimo, ma il rischio dell’anonimato c’è quando, su cento, ottanta hanno la felpa della Carhartt o della Lonsdale (in entrambi i casi spero, ancora una volta, di aver scritto bene) e non di un’altra firma (Pygnolus, Helbasuns, Stachippa) che magari produce con lo stesso prodotto e con disegni simili. Nessuno è anonimo, l’ho spiegato, ma pare che a nessuno interessi più esserlo o meno e piuttosto, con molta meno fatica, attaccarsi all’autobus dove salgono tutti e non cercare di vedere dove porta quello dove non c’è nessuno. (E’ un argomento che somiglia molto al concetto di globalizzazione. “Next” di Alessandro Baricco non è certamente un saggio, ma potrebbe dare una grossissima e sfiziosa mano). 2. E’ pacifico, ovvio, come il sole che sorge la mattina, che tutte le ragazze del globo debbano essere amate con tutto l’amore possibile e immaginabile. Ma avevo notato in quella ragazzina un paio di sguardi tristi, annoiati quasi, di chi è ignorata e non sa cosa farsene di quella giornata al mare. Tutto qui. E visto che aveva avuto la dolce arroganza di mettersi quel fiore sull’orecchio, mi piaceva l’idea che quella arroganza fosse premiata. Che, poi, chissà, magari quel fiore gliel’aveva regalato il suo ragazzo. 3. Il Pignolo è finalmente in difficoltà sull’ultima provocazione. Mettiamola così: bimbe, compratevelo finto, intesi? P.s.: per costumi fasciati, essendo incompetente in abbigliamento, intendevo quei costumi che, senza lacci sopra le spalle, stanno molto aderenti al seno e fanno l’occhiolino ai maschi così tante volte che pare che da un istante all’altro tutto il ben di dio trasumani come il Fiume Giallo in piena.
Diego Pretini

- Wednesday, 22 September 2004 ore 01:50:45 (CEST)
Caro (carissimo, in verità) pignolo, leggendo quest’ultimo articolo non posso proprio esimermi dall’esprimere il mio parere in merito, passata “l’indignazione”iniziale. Per cominciare chiamo in mio aiuto, da appassionata di arte quale sono, monsieur E. Manet, precursore del gruppo di pittori impressionisti francesi. Quest’ultimo, per spiegare il suo modo di fare Arte ad un pubblico scandalizzato di fronte all’apparente assurdità dei suoi soggetti (vedi Le Déjeuner sur l’herbe) , affermò: ”si deve essere del proprio tempo, a qualunque costo”. Se essere del proprio tempo doveva significare trasporre in pittura la lascività della società francese durante la Belle Epoque, a Manet non importava. E con lui è nata finalmente la società moderna, perché a lui si è poi ispirato Cezanne, al quale si è ispirato Picasso, al quale si è ispirato Ernst, al quale si ispirano i contemporanei. Tutto questo esempio, un po’ confuso e arzigogolato, te lo concedo, mi è sorto spontaneo nel leggere una delle tue ultime frasi e cito “Quel fiore sull’orecchio su un volto che, sì, a riguardarlo era fuori dal nostro tempo…”. Ora mi chiedo: perché ti colpisce così tanto un particolare, che come tu stesso affermi, non è proprio della nostra epoca e soprattutto, aggiungo io, della nostra area geografica? Probabilmente la risposta è che ne sei rimasto affascinato appunto perché si trattava di un qualcosa di estraneo alla nostra società. Ma allora sorge un’altra domanda. Perché voler a tutti i costi esulare? È produttivo e “salutare” questo? Mi rispondo con un ulteriore esempio, che ormai faccio quotidianamente, essendo il mio cavallo di battaglia quasi quanto il tuo sulla notte di San Silvestro, riguardante i mobili antichi. Pare che ogni famiglia benestante brami il possesso di uno o più pezzi d’arredamento appartenenti ad epoche passate (da più tempo sono passate, meglio è). Ma questi signori, quale significato attribuiscono ai mobili sovracitati? Ne conoscono la storia? Li vogliono ad ogni costo perché rientrano nel loro gusto o per ragioni affettive o piuttosto li desiderano perché sono “antichi”? Lascio aperto l’interrogativo. È vero, tuttavia, verissimo, che è bello distinguersi, che l’omologazione porta ad una mancanza di identità e personalità e questo è deleterio perché prima o poi la vita mette di fronte a situazioni che richiedono l’uscita dal gregge di pecore e chi non lo sa fare rischia di venire schiacciato dalle pecore del suo stesso gregge o da quelle di altri. Ma allora la bellezza del fiore stava proprio nell’essere l’urlo distintivo di quella ragazzina di 16 anni. Perché augurarsi che diventi moda al pari di quegli occhiali grandi e scuri che tanto denigri? Tralascio ogni osservazione su piercing e tatuaggi perché penso siano spesso molto più di una moda (come ti è noto, io ne ho uno, proprio dove dici tu nell’articolo, che forse oggi non mi rifarei ma che allora ha per me significato tanto). Dici, poi, che un particolare potrebbe cancellare ciò che altrimenti pare anonimo. Credo sia una visione piuttosto superficiale. Nessuno è veramente anonimo e se lo è agli occhi di qualcuno non dovrebbe essere un fiore o qualunque altra diavoleria a cambiarne il giudizio. O per te l’abito fa il monaco? Anzi… il fiore fa la bimba che ti auguri venga amata? Penso che tutte le ragazze meritino di essere amate. Sì sì… anche quelle che non vogliono sottostare alla tortura cinese dei jeans a vita bassa e super aderenti ma che preferiscono stare comode facendoseli prestare da Eminem. Io sto comoda con entrambi, li porto entrambi, mi metto gli occhiali grandi, come già detto ho il tatuaggio, il piercing in cima all’orecchio, ignoro l’esistenza di costumi non fasciati e, ti dirò di più, mi metto a volte la muta, non mi trucco in modo pesante solo perché non mi piace, ma porto invece orecchini di tutte le forme e più sono colorati più li apprezzo. Ciò non toglie che a Bali, l’isola degli dei e dei frangipane, io andassi sempre in giro con un fiore, proprio sopra l’orecchio. Ma sono sempre io, purtroppo o per fortuna, te lo assicuro. Forse per trovarmi bella avresti dovuto incontrarmi in Indonesia? Concludo con una provocazione… Dici che un fiore viene staccato solo “per la cattiveria e la perfidia di qualcuno”, bè speriamo, allora, che la “castanina” in questione l’abbia trovato già staccato dal proprio gambo e che così avvenga per tutti coloro che lo indosseranno se, come ti auguri, diventerà moda portarlo sopra l’orecchio.
Sara <N.D>
Cecina (li), - Monday, 20 September 2004 ore 19:59:43 (CEST)
La professoressa Santini, che al liceo mi insegnava biologia e anatomia, mi chiamava il bimbo del sei e mezzo. Quindi di composti molecolari e calcoli biliari sapevo il minimo e figuriamoci ora, dopo tre anni. Se davvero sono P…ignolo, ho paura però di aver capito perché Federico è stato a “Dubai-Uae” “in Dicembre 03”: lo hanno usato come cavia per il sale. Perché, se davvero sono P…ignolo, mi par di capire che Federico tanto equilibrato con la pressione non deve essere con tutti quei puntini e mai un punto. O comunque non lo è stato mai più proprio da quando ha usato il “SALE”. Certo, se davvero sono P…ignolo, non mi piace rimanere ignorante, mi informo e valuto, osservando, studio, tocco con mano. Potrebbe essere – speriamo lo sia – il mio lavoro, un giorno. Ma alla fine viene in mente un’altra persona che faceva pubblicità a un sale, anche se lei era alla tele. E non ha fatto una bellissima fine. Sono P…ignolo davvero, Federico: la storia insegna. E a volte ritorna. Occhio.
Diego Pretini

- Wednesday, 07 July 2004 ore 10:30:29 (CEST)
Ciao Diego, sono Federico, se davvero sei P...IGNOLO, capirai perchè ho partecipato al primo EXPO dei Prodotti Naturali in Dicembre 03 a DUBAI-UAE. se davvero sei P...IGNOLO, non ti piace restare ignorante, ma bensì ti informi, valuti,studi,provi di persona su te stesso........... Forse non tutti sanno che.... Se davvero sei P...IGNOLO, sappi che c'è un " SALE " al mondo molto ma molto prezioso che.....in 15 minuti equilibria la pressione sia in un soggetto iperteso che ipoteso.....e che è in grado di rompere i composti molecolari, sciogliendo calcoli renali,biliari,artrosi ,osteoporosi,gotta . Che ne basta poco ,per darci tutti i minerali e gli oligoelementi di cui è formato il nostro corpo per l'intera giornata.......... Chissà se davvero sei P...IGNOLO......vedremo..................... La storia insegna e... ritorna!!! Buona lettura, WWW.I-LOVE-YOU-FEDERICO.IT
Federico <iloveyoufederico@hotmail.com>
brescia bergamo roma dubai, - Monday, 05 July 2004 ore 22:12:39 (CEST)
Ho cercato di far capire a questa signorina che la stoffa ce l’ha eccome, anche più di me. E che uno scritto che mi ha fatto leggere era meritevole di essere letto non solo da lei, da me e da pochi altri, ma da un pubblico più largo e non solo perché lo stile è molto raffinato, ma anche perché ciò che ne vien fuori potrebbe far da aiuto, da riflessione, da pungolo per i lettori, come succede per ogni scritto, perfino quelli di Vespa (proprio la parola "libri" ora non la butterei). Ma non mi vuol dare retta. Certo, è uno stile evidentemente destroide, pensoso, formale, forbito, ma comprensibile e, secondo me, molto fine (guardate quel “penso di non essere in torto”: nemmeno Rutelli ci sarebbe riuscito), come per altro è anche la persona che ha pensato le parole e mosso le dita sulla tastiera. E finalmente, poi, ho individuato una delle non poche persone che tre anni or sono mandò Re Phardlifting a raccontare barzellette e a fare battute (se possibile su tossicodipendenti o ebrei) e a fare le corna in giro per il mondo, tra una stretta di mano a Chirac e una pacca sulla spalla a Putin (per altro le cose più importanti che ha fatto in questi 33 mesi). Dunque, posso rispondere, finalmente, a una critica, se Dio vuole, se c’è. Andiamo passo per passo, sennò finisce che mi dimentico qualcosa e non sarebbe la prima volta. Parto dalla risposta più difficile: perché non prendo in giro la sinistra. C’ho pensato spesso, a questa cosa. Voglio dire: mi dà fastidio battere sempre da una parte. Quando ho potuto, l’ho fatto, come nell’ultimo pezzo, ma non solo. E, sono d’accordo, di cose sbilenche ne fanno anche da questa parte. Mi sono dato una risposta forse parziale, ma tant'è. Nel centrosinistra ci sono più personaggi che la politica l’hanno sempre vissuta, facendola di mestiere. Ed è difficile che, allora, queste persone sbrachino. E’ lo stesso discorso di Follini, di Casini, di Fini nel centrodestra. Difficilmente sono comparsi nei miei pezzi, perché sono persone ragionevoli che sono sempre state in politica e sono stati indottrinati in una certa politica, fatta di pensieri e non solo di parole buttate lì. Re Phardlifting e i suoi legati, invece, arrivano da fuori dei partiti, come spesso dicono loro stessi, sono personaggi da bar sport, vengono da altri mestieri e da altri ambienti e perciò certi comportamenti non li hanno mai interiorizzati e questo succede soprattutto con il bullismo di Forzitalia o il folklore da sagra paesana della Lega, che per sinistra, an e udc sono una concorrenza spietata, se vogliono (ma credo che non gliene freghi molto) entrare nelle mie piccole riflessioni. Seconda cosa: io non ho mai denigrato il lavoro del governo. Ci pensa benissimo il governo a denigrarsi da sé. Tanto per iniziare: del lifting, questo bisognerà ammetterlo, ho parlato molto marginalmente, per il semplice fatto che sarebbe una cosa abominevolmente non originale e le cose trite e ritrite le lascio al Bagaglino. Se ho accennato all’operazione, è successo solo con il vezzeggiativo di Re Phardlifting, ma semplicemente per un motivo mio di benessere spirituale, per non veder scritto, anche qui, per la trilionesima volta la parola Berlusconi che la vediamo scritta, ormai, anche sui profumi pour homme (ce lo vedete, mezzo oliato con i pettorali in controluce?). Lo ammetto, è vero, confesso: spesso parto da cose minime, miserrime, insignificanti all’apparenza, paradossali, probabilmente fraintese (ma che due biglie con ‘sti fraintendimenti: ci sarà una volta di qui all'eternità che dirà una cosa alla prima senza tornarea correggersi su cos’ha detto?). Ma se non lo facessi non sarei pignolo e questa rubrica si chiamerebbe Così fan tutti o Il Solito o La Nenia. Purtroppo ogni cosa anche piccola, in questo momento, ha a che fare con il Re, non c’è niente da fare. Proprio la trasmissione sportiva chiamata in causa è la dimostrazione che ovunque ti giri c’è lui, sorridente, doppiopettato, ad aspettarti, a raccontarti la buona novella, che tutto va bene, dormi piccino. E perché se lui dice in continuazione che ci sono i comunisti perfino nascosti nei nostri letti (ormai sono dieci anni che ci serve questa sbobba), io non posso prendere in giro in continuazione le boiate che spara o gli errori visibili che commette? Il succo è sempre lo stesso, anche se cerco di cambiare argomento. Ho parlato di Sanremo, qualche scritto fa. Sapete com’è arrivato a Sanremo, Tony Renis? Sapete di chi è amico? Non ne ho parlato, perché altrimenti ci vado di matto. E’ ovunque, il re. E perché? Perché è bravo in tutto? Andiamo, su. Perché lui vuole essere dappertutto. Vuole uno spot continuo, perenne, con il suo faccione sempre tranquillo che parla di canzoni, di sport, di cucina da Vespa. Con questi metodi c’hanno messo su dei regimi decennali, col mito “dell’uno di noi” sempre generoso e sensibile (celeberrima la foto di Mussolini che taglia il grano con la falce, ma altrettanto famosa è quella di Stalin con in braccio una bambina di 5 anni). Non penso assolutamente, come sarebbe molto facile da dire, che ci sia un regime e men che meno che Berlusconi sia, possa diventare o solo abbia pensato di diventare un dittatore. Ma è evidente che si voglia aiutare, specie uno che ha le mani in 4 o 5 vasetti di marmellata potentissimi, come sono le televisioni. Io voglio poter dire che non mi fido di lui e spiego perché, anche dalle piccole cose, quelle più insignificanti. Come faccio, io, a fidarmi di uno che bel bello se ne va da Vespa e alla domanda (ovviamente “soft” essendo Porta a Porta una trasmissione di Berlusconi e non di Vespa) “Come mai non accetta il confronto con gli esponenti dell’opposizione?”, lui risponde: “Perché è un continuo mancarmi di rispetto”. Dopo che lui ha detto ai magistrati che sono “antropologicamente inferiori”, dopo che ha detto a tutti quelli di sinistra “ladri che fanno i soldi rubando”. Come faccio a fidarmi di uno che fa lo sbruffone scrivendo sul Foglio di Ferrara che la grazia ad Adriano Sofri bisogna che si faccia e poi, da leader come gli piace tanto pavoneggiarsi, non riesce a mettere in riga la sua maggioranza per far passare la legge che lascia al solo presidente della Repubblica l’autorità di dare la grazia, la stessa maggioranza che compatta, sull’attenti, battendo i tacchi, ha votato le sue leggi, sul falso in bilancio, sulla legittima suspicione, sulla Cirami? Nell’Italia di Berluschino the rich is getting richer and the poor is getting poorer, come dice Santana; la riforma Moratti vuole sfasciare una scuola che funziona, mandando a farsi benedire le famosissime tre “i” (l’inglese alle medie, secondo la riforma, verrebbe dimezzato da tre ore a una e mezzo); le pensioni aumentate al milione sono state circa mezzo milione; la politica estera è genuflettente a ciò che chiede Giorgio Secondo; per ampi brani della storia degli ultimi tre anni il Parlamento ha dovuto seguire l’agenda degli interessi del presidente, dai processi a Rete Quattro. Difficile non prendere in giro un governo la cui bandiera rimane alta solo per la patente a punti. Quella, sì, funziona.
Diego Pretini

- Friday, 19 March 2004 ore 00:57:55 (CET)
Caro Pignolo, noto che ti lamenti perchè ricevi solo complimenti (mi scuso per l'oscenità della rima barocca, non voluta) e pur sapendo che molto spesso esprimi lamentele solo perchè è nella tua natura farlo, provvedo io ad apportare anche critiche. Premetto che il tuo stile mi piace perchè ironico e riflessivo, fluido, pregnante e piacevole da leggere, anche se non posso di certo ritenermi un'esperta di scrittura. Proseguo, affermando senza timori che mi trovo d'accordo all'incirca per i 3/25 di quanto scrivi (sì, ho voluto abbondare..). Senza entrare nel merito delle idee che, come quelle del libro di Vespa, sono pur sempre opinioni e in quanto tali condivisibili e non, noto che come tutti coloro con i quali condividi il tuo ideale politico, cogli ogni occasione per denigrare l'attuale governo e fai di una banalità il pretesto per pesanti critiche. Vedi un lifting, una presenza ad una trasmissione sportiva, un'affermazione fatta a livello paradossale e poi fraintesa e potrei continuare... Pongo a questo punto un interrogativo: perchè scrivere tanti articoli quando, a ben analizzare, alla fine "il succo" è sempre lo stesso? Ti prego di non fraintendere questa affermazione perchè lungi da me il voler affermare che la rubrica non è interessante. Al contario, ritengo reppresenti un ottimo spunto di riflessione sia per chi approva quanto scrivi sia per chi, come me, non condivide. Credo però che, per completezza di informazione, sarebbe il caso di analizzare qualche volta le due facce della medaglia . Penso di non essere in torto nell'affermare che anche la "controparte" commetta, dica, sottintenda le sue belle assurdità! Per onore del vero, riconosco che nell'ultimo articolo ti sei spinto decisamente più in profondità della mera condanna al nostro Premier e mi auguro che sia il primo di una lunga e fortunatissima serie di articoli di nuovo stampo. Concludo dicendo che tutto quanto scritto sopra nulla intende togliere alla persona, che per quanto ho avuto modo di apprezzare, sei tu globalmente quale Diego Pretini quando non indossi le vesti de "Il Pignolo", inteso come autore di questa rubrica.
Sara C. <skeyte@libero.it>
Cecina, - Thursday, 18 March 2004 ore 11:37:25 (CET)
Verrà il momento in cui mi scriveraà anche qualcuno che mi detesta e che crede che scriva una grandissima massa di baggianate. Intanto questa è diventata una rubrica di complimenti a chi la gestisce, anzichè un'interazione tra il lettore e il sottoscritto. Non posso far altro, ancora una volta, che ringraziare e minimizzare i miei meriti, perchè al solito scrivo solo quello che penso e non è certo un gesto eroico, anche se nel mondo di oggi è molto raro pensare, in generale, riflettere, fermarsi un momento e riflettere anche su una frase, su un gesto, su una giornata. Tranquillizzo il Paese sulla barba che anch'io penso sia meglio cortina e curata e non alla Filippo Turati. Vedrò di starci attento e semmai cercare di imitare altro di Turati, come la mente.
Diego Pretini

- Wednesday, 17 March 2004 ore 22:11:35 (CET)
Bravo. Bravo. Bravo. Bravo. Bravo. Bravo. Bravo. Bravo. Bravo. Bravo. Bravo. Bravo. Bravo. Bravo. Bravo. Bravo. Bravo. Bravo. Carinissimo con la barba ( però cortina e curata, sennò fa davvero "trasgressivo" e sembra tanto un nascondersi agli altri). Cosa dovrà poi nascondere, uno come te. La tua bellezza esteriore non è pari a quella interiore altrimenti sarebbe troppa! Buttati, urla, rispondi male, manda a quel paese, oppure sorridi, abbraccia, bacia, piangi. Ma che sia quello che senti in quel preciso momento. Senza timore, senza remore. Come fai quando scrivi.
ammiratricesfegatata <indovina.it>
livorno, - Friday, 12 March 2004 ore 12:52:04 (CET)
Ok, dopo la mucca pazza, il pollo col raffreddore e fra poco, annunciano, il maiale con le tette, è arrivata anche l’epidemia della lettrice folle. “Fuori non sei così male”, “affascinante”. Evidentemente c’è qualcosa che non va. “GiovannaMezzogiorno” mi conosce perfettamente e ha preso in pieno il bersaglio. Di come sono fuori, in fondo, francamente, me ne frega molto poco, l’ho sempre pensato, l’ho sempre detto, spesso l’ho anche messo in pratica, tra i mugugni di chi mi sta intorno, che mi vorrebbe sempre di chicco. Mi importa, tantissimo, ciò che non appare, ciò che penso, ciò che conosco, ciò che so, tanto o poco, giusto o sbagliato che sia. Pensi, chi mi legge, che in un’epoca strana, dove i maschi (dicono le statistiche) usano quasi quanto le femmine creme e cosmetici, ho deciso di farmi crescere la barba. Non c’è nulla dietro, né una voglia di trasgressione all’incontrario né un vezzo da comunista old-style. Mi piaceva la barba e me la sono fatta crescere. Spero di diventare almeno giornalista prima che grande. Ecco la foto nuova, dunque. Mi si vede meglio, almeno. Godetevela.
Diego Pretini

- Monday, 23 February 2004 ore 23:27:07 (CET)
Sicuramente la fotografia rende meglio l'idea, bellissimoooooo!!!! Caro Pignolo oltre che bravo sei anche affascinante. Ti leggo sempre con molto interesse, diventerai un grande giornalista hai tutte le carte in regola. Ciao da Silvia
Silvia <silviatuaammiratrice@libero.it>
Livorno, - Monday, 23 February 2004 ore 17:49:51 (CET)
Caro, carissimo pignolo, stamattina mi sono affacciata in un angolo di questo sito, sperando di rimanere piacevolmente sorpresa dalla nuova foto, nella quale saresti sembrato un essere umano costituito anche di carne, oltre che di ossa. Ma quando è apparsa la schermata ho visto ancora quell'orrenda foto davanti al comune, che non ti rende assolutamente giustizia, tanto più adesso che hai messo su un po' di pancetta...Ti prego, ti scongiuro, ti supplico, CAMBIALA!!!!!!! E non trovare la scusa che non hai tempo, che la devi ancora scegliere(se ti ricordi l'hai già scelta...), che è un lavoro lungo e difficile, o qualsiasi altra scusa. E se non la cambi obbligarò ogni cittadino di Livorno a scriverti il proprio disgusto per quella foto(non so se è il termine esatto, forse ritratto cadaverico si addice di più). E se non la cambi sei anche incoerente, oltre che un potenziale assassino(la prima volta che l'ho vista ho avuto un piccolo infarto...), perchè quando scrivi cerchi in ogni modo di mostrare le tue idee, le tue opinioni, i tuoi problemi, le tue speranze. Ogni occasione è buona per far capire a tutti chi è veramente Diego Pretini,e dopo tutti i tuoi sforzi chi ti conosce solo per quello che scrivi, e chi ha il piacere di conoscerti di persona, pensa che tu sia simpatico, intelligente, interessante, divertente, arguto, sensibile, serio(anche se di solito ti nascondi dietro a delle battute), una persona meravigliosa. Bene. E vuoi che pensino "ma quant'è bello dentro, peccato che fuori(dalla magrezza sembrerebbe un tutt'uno) è così poverino!" ? Capirei tu fossi basso un metro, con una dentiera che ti obbliga a ridere 24 ore su 24, e un recente lifting che insieme alla lampada ti fa sembrare scemo. Ma visto che non sei così, perchè non mostri a tutti quanto sei grande dentro e che fuori in fondo non sei così male? Io aspetto, sperando di non dover ricorrere alle maniere forti...Penso che andrò a vedere "Tutto può succedere", mi hanno detto che è molto simile a certi mie conversazioni...Magari poi mi fai sapere cosa ne pensi, se l'hai visto naturalmente. Ciao 3go
GiovannaMezzogiorno <Tuttopuòsuccedere.it>
- Sunday, 22 February 2004 ore 12:22:05 (CET)
Come tanti (non tutti, certo), cerco sempre di fare il mio meglio, nel mio piccolo. Non pretendo di fare la rivoluzione, ma nemmeno far cambiare idea a qualcuno. Cerco solo di mettere un mio difetto al servizio di cose serie, su cui riflettere, anche se paiono insignificanti, ridicole (com'è senza dubbio la Padania o la chiamata alla battaglia contro il minaccioso comunismo). Ma soprattutto ho, pare, un certo pubblico, sia pur ristretto. E il pubblico, su Internet, se possibile, è anche più significativo dei giornali per gente che come me scrive per passione, prima che per lavoro. E' più significativo di quando scriviamo su un giornale, perchè lì i nostri pezzi hanno il tempo di essere letti che diventano già preda di chi pulisce la caffettiera o il sarago per cena. Ovviamente a me piace milioni di volte di più sfogliare il giornale rispetto a cliccare le pagine delle testate online. Troppo più piacevole. Dopo questa digressione, come al solito barbosamente prolissa, ringrazio ancora Carlo per i complimenti e difendo Elbasun che è pur sempre un sito consultabile da qualunque parte del mondo. E poi, se non ci fosse stata Elbasun, molto probabilmente non ci sarebbe mai stato Il Pignolo. E il mondo sarebbe stato migliore, senza dubbio.
Diego Pretini

- Saturday, 07 February 2004 ore 00:25:33 (CET)
Complimenti Diego, leggo spesso le tue opinioni....non solo le condivido, ma reputo che siano scritte molto bene, con un tono che va migliorando di giorno in giorno...credo(e non si offenda EVI)che tu sia sprecato qui, ma che debba avere la possibilità di essere letto da un pubblico più vasto. Ancora bravo. Con simpatia. CARLO (alias FOSCO6)
CARLO <fosco6@yahoo.it>
GAULDO TADINO (Perugia), - Thursday, 05 February 2004 ore 14:50:10 (CET)
La ringrazio, Nevio. Anche se spesso ciò che voglio dire è molto più serio del modo con cui lo dico. Credo. Ringrazio, già che ci sono, Stefano Tomassini e il Caso, che l'hanno fatta piombare in questo angolo di paradiso che è Elbasun.com. A dire il vero ringrazio più Stefano Tomassini che il Caso, perchè il primo l'ho infilato, a giusta ragione, nelle mie riflessioni periodiche, mentre il Caso, invece, non è ancora noto ai miei dodici lettori. Grazie ancora, Nevio. E faccia un po' di pubblicità ad Elbasun.com. Se lo meritano soprattutto i redattori.
Diego Pretini

- Wednesday, 28 January 2004 ore 15:56:07 (CET)
Caro Diego Pretini (Il Pignolo), le sue note (alle quali sono arrivato per caso e anche per colpa di Stefano Tomassini) mi divertono veramente. Volevo dirglielo. Nevio Casadio
Nevio Casadio <ncasadio@libero.it>
- Tuesday, 27 January 2004 ore 14:33:46 (CET)
Prima che i lettori raccolgano le firme per un referendum (Di Pietro è già sui blocchi) per togliere la foto del Pignolo, cercherò tra quelle che ho salvato nel computer, quella un po’ più pignolina. E’ vero chi fa o vuole fare il giornalista mette sempre tanta passione nel suo lavoro, se davvero è ciò che gli piace fare. Come in tutti i lavori: se a uno piace fare l’astronomo guarderà il cielo annoiandosi mai, se finisce a fare lo spazzino, pulirà forse anche bene i marciapiedi, ma non parlategli troppo di lavoro. Ma ricevere i complimenti a noi giornalisti ci piace particolarmente. E così come io mi sento alzare due metri da terra se un collega del telegiornale più importante d’Italia mi fa i complimenti, Raul arriverà almeno ad un altitudine collinare dopo aver ricevuto un premio così importante. Il Migliore del 2003: a pensarci uno avrebbe la forza di fare qualunque cosa. A Raul i complimenti più forti che immagina da tutti coloro che collaborano e leggono Elbasun.com, soprattutto per il premio che, se è stato all’unanimità, evidentemente è stato consegnato al merito di un collega che ha dato tanto non solo alla sua testata, ma a tutto il mestiere. Ma anche a una persona, che nonostante la sua importanza, nonostante il suo lavoro che non è esattamente il più comodo, nonostante si sia imbattuto in Elbasun per caso, solo perché l’ho preso un po’ in giro (viziaccio maledetto), è tornato, ci ha fatto gli auguri e di nuovo i complimenti. Segno che in questo mondo, ancora c’è posto solo per le persone che arrivano in alto esclusivamente con le loro capacità professionali, ma anche per quelle che lasciano sempre un po’ di spazio a quelle del pensiero e del cuore.
Diego Pretini

- Sunday, 11 January 2004 ore 17:30:02 (CET)
Caro Diego Buon Anno, ogni tanto torno a trovarti. Trovo sempre frizzante il tuo angolo e interessanti le lettere che ricevi. Hai tanti amici simpatici, veri, sinceri. Dovresti essere fiero di ognuno. Anch'io credo che tu debba cambiarla quella foto, e' bruttina a dire la verita', per non dire peggio. Sono sicuro che dal vivo sei molto molto meglio. Lo sai che sono il "cronista dell'anno"? La giuria ha votato all'unianimita', incredibile, un premio inaspettato, mi ha riempito di soddisfazioni. Adesso sono al lavoro e devo scappare, comunque a presto. Un saluto a tutti, a cominciare dalla cara Evita. Un abbraccio, Raul
Raul Passaretti <raulduemila@yahoo.it>
Roma, - Friday, 09 January 2004 ore 01:55:23 (CET)
Ormai se non ci scrivono amici, parenti, fidanzate o mamme di fidanzate qui dentro non ci scrive più nessuno. Non che non vada bene, anzi. Ma senza dubbio fa un altro effetto parlare e raffrontarsi su cose e problemi di pubblico interesse anche con gente con cui non si hanno contatti quotidianamente o comunque nella vita di tutti i giorni. Vorrei, intanto, tranquillizzare i lettori che non costringo mai nessuno a leggere ciò che scrivo, perché evidentemente sarebbe roba da Amnesty International Confermo le accuse sui miei comportamenti al computer (o mangio o dormo, e non solo al computer), smentisco sia che ho fatto “vaini” che per chi non è di Livorno (parliamo più o meno del 70% di coloro che bazzicano queste pagine) vuol dire aver fatto soldi sia che nei bagni dei treni ci sia odore di coniglio. Sui treni e sulla loro forza di esasperare e togliere lucidità ad ogni essere umano, ci sarà qualcosa di più ampio più avanti, prossimamente, direbbero su qualche canale. Ultima cosa: io non sono mai gentile, neanche con me stesso. Auguri a tutti.
Diego Pretini

- Monday, 05 January 2004 ore 23:48:19 (CET)
Ciao Diego sono Azzurra... Di la verità sei sorpreso di vedermi qui vero??? non so come hai fatto ma ci sei riuscito a farmi leggere tutti i tuoi articoli e devo ammettere che mi piace tanto come scrivi... davvero sono sincera e da quanto ho visto NON SONO LA SOLA a farti i complimenti.E' tanto che non ti si vede a giro per la chat che ti è successo??? sono molto arrabbiata con te perche nonostante i miei comportameti da brava ragazza mandandoti gli auguri di Natale e di buon anno, da te non è arrivata alcuna risposta, bravo bravo. Devi aver fatto vaini sennò non si dimenticano cosi le amiche con cui riuscivi persino a fare le 3 in chat quando te alle 9 hai sonno. Per chi non lo sapesse Diego quando è al computer mangia e se non lo fa è solo perchè ha un sonno micidiale. Ora non mi picchiare per questa letterina innocente in fondo lo sai anche te che alle fine sono stata sempre buona con te anche se,un giorno,incontrandoti sul treno da firenze, mi hai fatto fare dei mega pezzi con ituoi amici, vabbe è vero che io non ho dato il massimo di me stessa dicendo che sul treno c'era puzzo di coniglio ma era vero (chi prende il treno firenze-livorno può capirmi, specie quando passa davanti al bagno) ma potevi anche essere un po piu gentile. Adesso è meglio se mi cheto e me ne vado a letto. ciao ciao e salutami tanto cecilia.... PIGNOLO...........
AwintzAwontz(chi sono?) <Azzurrina1984@hotmail.com>
Livorno, - Saturday, 03 January 2004 ore 00:36:55 (CET)
Prima di tutto grazie per il "leggermente meno magro". Per uno che pesa 66 chili bagnato fa sempre un certo effetto sentirsi dire "meno magro" che a pensarci bene potrebbe esser detto anche "più grasso". Sull'abilità di scarabocchiare e fare battute sulle cose strane che succedono intorno a noi, in fondo quello è merito del tempo che stiamo vivendo, dei vezzi e dei vizi che l'umanità tradisce giorno dopo giorno e non potrebbe rivelare, visto che per "umanità" si intende da Papa Giovanni Paolo II a Pippo Franco. L'aria da professorino me l'hanno sempre vista negli ultimi dieci anni della mia vita sia alle medie sia alle superiori, nonostante non abbia mai studiato granchè (ma non lo dite a mamma). Cercherò di trovare, insieme ai Web-Mastri, una foto in cui possa comparire "più grasso" (Dio, che effetto fa) e meno intellettualoide piedistallato. Sulla pazienza, infine, l'ho sempre posseduta. Ma quello che intendi tu, che mi leggi sempre, è altro. E' molto, molto di più di semplice pazienza, credimi. E il bello (o il brutto?) è che non mi pesa nemmeno.
Diego Pretini

- Thursday, 09 October 2003 ore 00:33:27 (CEST)
Ti prego, ti scongiuro: cambia la tua foto !!! So che dal vivo ( detto così fa un effettaccio! ) sei molto più carino e leggermente meno magro di come sembri in quella fotografia orrenda, che oltretutto ti invecchia pure! Sei bravissimo a scrivere - lo sai già - simpatico ed ironico quanto basta - sai anche questo - con la pazienza di Giobbe (questo non c'entra niente ma sappiamo che è vero ) : perchè vuoi sembrare così pignolamente pignolo, con l'aria da professorino? Ti lascio la scelta per la nuova immagine: da solo, in compagnia, sorridente, con la gelatina, con gli occhiali, senza gli occhiali, seminudo....... In trepida attesa, ti saluto.
unachetileggesempre <fandidiego.it>
- Tuesday, 07 October 2003 ore 16:06:07 (CEST)
La lascio nell'anonimato? Claro que no. Vi presento il mio amore, il mio incommensurabile, impareggiabile amore. Ora metto da parte un attimo lo zucchero che si è infilato tra le mie dita e rispondo, perchè a una non-lettrice che mi parla del Phard-Che-Ride non può non essere data risposta. Io quella notizia l'ho letta, pardon, l'ho guardata. Ho visto il titolo e sono andato subito allo sport. E quello che mette alla luce Una che non legge mai i tuoi articoli è molto più serio di quel che pare. Non è la prima volta che il loro Presidente del Consiglio (di chi l'ha votato) fa di queste cose. Proprio pochi mesi fa, per gli esami di maturità, era preoccupante come gli argomenti dei temi giunti dal Ministero della già pubblica Istruzione si concentrassero tutti sui crimini del comunismo, sulla sua negatività, sul pericolo che esso potrebbe portare anche oggi, come se oggi il comunismo, quello vero, quello profondo, quello deviato com'è stato quello sovietico, esistesse ancora. Se Berlusconi lo pensa davvero qualcuno gli racconti com'è andata negli ultimi vent'anni, dove sono successe parecchie cose e lo Gnomo Ridens esisteva già e in quel periodo ancora non rompeva le scatole all'Italia. Lui è fatto così, dev'essere ovunque nella vita della gente. Non è presenzialista, sarebbe etimologicamente sbagliato e riduttivo. Lui vorrebbe entrare nei cervelli, per convincere i pargoli che fanno le superiori, che bisogna essere come lui, che lui è come dovrebbe essere l'Italiano. Tutte cose, quelle che scrivo, che mi fanno venire i brividi solo a ripensare a cosa mi rimanda la mente. Perchè questa postura l'hanno tenuta in tanti prima di lui e purtroppo hanno avuto più carisma di lui e hanno fatto un bel canaio. Non siamo in una dittatura, questo che viviamo non è un regime, perchè altrimenti il Pignolo non esisterebbe, Repubblica non sgonfierebbe i casi Telekom Srbija e esempi ce n'è a bizzeffe. Ma il suo atteggiamento è da megalomane, da guappo di periferia, da provinciale. E il sottotitolo del capitolo a lui dedicato del libro da 54mila lire (col cavolo) di cui parla la mia principessa è, secondo me, ineccepibile: "Per la mia storia personale, le mie capacità professionali e i miei successi imprenditoriali, sono una persona cui nessuno può pensare di paragonarsi". Sfido chiunque ad avere il coraggio di farlo. A domani, amore.
Diego Pretini

- Sunday, 28 September 2003 ore 20:34:41 (CEST)
caro pignolo, visto che ti interessi ai fatti scandalosi riguardanti il nostro presidente del consiglio, mi stupisci lasciando inosservata una notizia del "Tirreno" che ha dell'inverosimile: il nostro premier(compreso il suo curriculum vitae!!!) è stato inserito nella sezione "Uomini che si sono fatti da sé" di un libro,valore 27 euro circa, destinato alle scuole superiori per permettere agli studenti, tramite una sua intervista in inglese(immaginiamoci la sua padronanza del linguaggio...), un più facile approccio con la lingua straniera...Inutile dire che mi vergogno per la casa editrice che ha pubblicato questo manuale,per le scuole che hanno deciso di adottarlo, per tutte le persone che hanno voluto un tale uomo al governo, ma soprattutto mi vergogno per il presidente perchè ha avuto anche la generosità di farci notare la sua suprema ed incommensurabile magnificenza con queste parole:"Per la mia storia personale, le mie capacità professionali e i miei successi imprenditoriali,sono una persona cui nessuno può pensare di paragonarsi" . Credo e spero che chiunque abbia letto questa notizia sia rimasto almeno cinque minuti annichilito e senza fiato, e che la reazione successiva sia stata una bella risata, come se l'articolo, invece di essere intitolato"Un'agiografia di Berlusconi",fosse stato intitolato così:"Gli asini volano,proprio come quello di Shriek!", perchè è impossibile per una mente umana credere che questa notizia sia vera. Ciao ciao 2pigreco
una che non legge mai i tuoi articoli <fan_anti_diego.it>
- Sunday, 28 September 2003 ore 02:32:02 (CEST)
Parliamo anche di Telekom Serbia, Andrea. Non ne ho parlato ancora per un motivo semplice: tutto è iniziato da troppo poco, mentre parlo dell’altro Processo con la pi maiuscola perché si sanno molte più cose. Le impressioni su Telekom Serbia sono bruttine, per ora, te lo immaginerai da uno stalinista incallito come il sottoscritto. Tutto è incentrato sulle dichiarazioni di un signore che, non si sa perché, si scrive e si dice che abbia fatto il “promoter finanziario”, mentre si ignora che abbia fatto anche il fruttivendolo a Brescia, forse perché uno che si veste in giacca e cravatta è più attendibile di uno che veste con il grembiule bianco (mentre io metterei la mano sul fuoco sul contrario, pensa un po’). Le dichiarazioni di Igor Marini, il promoter di uva focarina, paiono abbastanza confuse, nebbiose, sconclusionate. La vicenda, per chi non lo sa, riguarda l’acquisto da parte di Telecom (quando ancora era pubblica) di Telekom per poi rivenderla a quasi metà del prezzo con cui era stata acquistata. L’accusa è che ci sia stato una sorta di finanziamento occulto al cadente e delirante esecutivo Milosevic. Certo, parla di tangenti, Marini, e fa anche certi nomi (Prodi, Dini, Fassino), ma le cifre che dà, prima si rivelato troppo alte, poi troppo basse, poi si aggiustano, al terzo tentativo, come una slot-machine andata a buon fine in extremis. Quello che insospettisce e indispettisce ancor di più, se vogliamo essere proprio scettici come scimpanzé, è che ad un certo punto la voglia di parlare di Marini è irrefrenabile e arriva a sputare nomi che sarebbe stato meglio non tirare fuori (Carlo Azeglio Ciampi) e non tanto per chi è stato tirato in ballo e non ha bisogno nemmeno di parlare per difendersi. Ma piuttosto per lui e per cos’ha raccontato fino a quel momento: cose verosimili, possibili, nei fatti, che possono essere benissimo successe, nella infinita gamma di eventi che possono accadere, sia pur narrate con comica imprecisione. Sarebbe stato meglio non sparare troppo in alto per lui, perché fino ad ora abbiamo ascoltato attenti e in qualche modo interessati, ma adesso che inizia, sempre con uno stile tutto suo – con frasi ritrattate tre-quattro volte, a chiamare in causa nomi del genere, la percentuale di chi pensa che sia un bombardone si è inevitabilmente alzata e la sua credibilità ha fatto il percorso inverso. Parliamone di Telekom Serbia, ma con chi sa davvero cose, per filo e per segno, con precisione e sicurezza su quello che dice. Parliamo di Telekom Serbia, noi utenti della comunicazione, perché più se ne parla più si scoprono cose e più si scoprono cose, prima si saprà (con buona pace di tutti) se questo Marini è un mitomane o se davvero Prodi, Fassino e Dini hanno agito in un certo modo per interessi. Resta però il fatto di parlarne seriamente. Quando uno fa un’accusa di omissione di soccorso, guarda il più rapidamente possibile l’auto per cercare di riconoscere marca, tipo e colore, prendendo la targa, segnandosela e portandola dai carabinieri. Non può andare ai carabinieri e dire: - Ho visto un caso di omissione di soccorso. - Che auto era? - Mah, un misto tra una Prinz e una Land Rover, sull’antracite chiaro, con una targa che all’ultima cifra aveva la pi. Prima di parlare, pensiamo a cosa dire, in tutte le cose. Perché ogni parola, specie in tribunale, può portare guai seri ad altre persone.
Diego Pretini

- Tuesday, 09 September 2003 ore 23:54:20 (CEST)
Scusa, Aldo, per il ritardo della risposta, ma i miei risibili impegni a volte mi impediscono di guardare la posta e poi, visto che sono una cosa molta vicino all’inettitudine in campo informatico, devo aver fatto sbarellare la password che mi porta dentro la pagina in cui rispondo. Be’, dopo averti annoiato con queste giustificazioni inutili, sulla preferenza su Bossi, mi trovi d’accordo e parlo seriamente, una volta tanto. Bossi è senza dubbio meno immagine del PhardCheRide, spesso le spara grosse e ha un cervello molto limitato, ma è certamente più trasparente, ha sempre detto che s’è messo con Berlusconi solo per fare da dentro ciò che non si può fare da fuori (potrebbe essere la Lesson 1 sul bipolarismo per il centro-sinistra, tanto per iniziare). E’ fuor di dubbio che tra Umberto e lo Gnomo Ridens sia più “uno di noi” il primo, nonostante tutte le barzellette che provano a raccontarci i vari Pippifranchi di Forzitalia. Che però Bossi sia più facilmente “satirizzabile”, questo non lo so. In fondo il Cavalieridente ha una montagna di vezzi, un modo di atteggiarsi tutto particolare, un modo di pensare, poi, da farci un libro. Come detto, Bossi è più italiano, se vogliamo, più folkloristico, più sagraiolo, più da pane e pomodoro, più da briscolescopa, se capisci cosa intendo. Certo, la contraddizione che ti fa scoppiare in gola l’urlo è gigantesca. Insomma: è il vecchio “sputa nel piatto dove mangia”. I soldi sono sempre la causa più ricorrente delle contraddizioni e dei paradossi. Un po’ come Bertinotti e i suoi pullover da leasing. Bossi si prende il benedettissimo danaro da senatore della Repubblica Italiana e lavora come Ministro della Repubblica Italiana (scritto in maiuscolo per rispetto alla Repubblica Italiana), cercando di operare, da Ministro della Repubblica Italiana, per questa benedettissima e, per come la vuole il centrodestra italiano, ridicolissima devoluzione. Poi, quando va ad una delle feste nel verde varesotto e nel verde delle camice festanti, gli vengon fuori, aizzato come un toro dalle urla dei suoi pari, le peggiori bestemmie e blasfemie sull’Italia, sulle istituzioni che ci reggono, bene o male, da quasi sessant’anni. Però, il paradosso maggiore non sta in questo. Ripeto: lui cerca di fare da dentro, ciò che non potrebbe mai fare da fuori, con quello striminzito 4% dei 20 milioni di elettori che hanno votato nel maggio 2001. Il paradosso sta invece proprio nel fatto che, nonostante abbia il voto di una parte trascurabile di italiani (trascurabile nella quantità, non nella qualità: il voto è sacro, preferisco uno che vota Fiamma Tricolore ad uno che non vota), riesce a minacciare, ricattare e farsi ubbidire dal resto della coalizione di cui fa parte. A cosa serve Bossi all’interno del centro-destra? E’ indispensabile? Ma nemmeno per sogno. E perché rischiano di perdere voti e onorabilità davanti agli altri Paesi d’Europa e del mondo solo per un personaggio che porta all’alleanza 800mila voti, che una volta va da Vespa insieme a Giovanardi e Gasparri a difendere ciò che ha fatto la Casa delle Libertà (del premier) e la volta dopo manda a spigare mezza maggioranza? Qual è la sua qualità per la quale viene tenuto ancora nel gruppo? Che cucini da Dio le lasagne al pesto?
Diego Pretini

- Tuesday, 09 September 2003 ore 23:11:51 (CEST)
parliamo anche di telecom serbia
andrea sperelli <sperelliandrea@interfree.it>
pesaro, - Tuesday, 09 September 2003 ore 15:41:26 (CEST)
Caro Pignolo, ti scrivo perché è un po' che anch'io voglio dire la mia. Sinceramente fra i due protagonisti maggiori della nostra politica: Berlusconi e Bossi, bersagli preferiti della nostra satira politica, preferisco Bossi. E' il più inverosimile, il più assurdo, il più "duro", si presta meglio ad essere coccolato dall'ironia. Io, come spero molti altri cittadini italiani, vorrei fare una sola domanda a Bossi: Caro il mio senatore, non fai altro che pronunciare la tua frase preferita: "ROMA LADRONA!" Ma lo sai che è proprio la Roma Ladrona che ti paga i venti milioni di vecchie lire di stipendio? Non ti viene da pensare che magari anche tu fai parte di qella Roma che tanto denigri?. E poi: se non vuoi riconoscere l'Italia, se vuoi staccarti da essa e fondare la Repubblica Padania (l'ho scritto in maiuscolo per rispetto), e quindi un altro Stato, perché non cominci col dimetterti da senatore della repubblica italiana? Forse sono i suddetti venti milioni di stipendio che ti dà "Roma ladrona" che ti fanno esitare? Scusa lo sfogo, Pignolo e grazie dello spazio. Aldo
Aldo <aldocirri@tiscali.it>
Roma, - Friday, 29 August 2003 ore 16:33:05 (CEST)
Il Pignolo sta diventando (e per me è molto importante, credetemi) quasi una terapia di gruppo, dove ci si sfoga per fatti che ci sono successi o abbiamo visto succedere con gli altri ad ascoltarci e, tramite il nostro racconto, sono spinti a riflettere su particolari comportamenti o atteggiamenti degli umani, a contatto con altri umani. Ma c’è una specie degli “umani” che fa sottospecie a sé. E’ quella degli umani inumani. Ci sono delle persone che con l’uomo hanno poco a che vedere. Codardamente, vigliaccamente, approfittano del ruolo che ricoprono e della funzione che rappresentano per afferrare il coltello dalla parte del manico, quasi umiliando chi non indossa un camice bianco, una divisa blu o non morde un fischio. Ci sono certe persone – certe – che lavorano in tutti gli ambiti – tutti – che si sentono autorizzate a trattare gli altri come pare loro (soprattutto in orario di lavoro), riuscendo a far apparire scortesi chi, magari, cordialmente chiede loro solo una domanda veloce o un consiglio da un esperto. I casi di Franca, quello di Luciana sono racconti di quotidianità, di cose che ci succedono tutti i giorni, a cui a volte non facciamo caso un po’ per ingenuità un po’ per poca voglia di stare a discutere per nulla o quasi nulla. I motivi della risposta del medico di Luciana (medico da 25 anni, cavolo, anche se con la cadenza più blanda di questo mondo) possono essere tanti: stress, antipatia pura, difficoltà nelle relazioni sociali, pazza voglia di completare il cruciverba facilitato che aveva iniziato e che lo mandava in bestia e di conseguenza anche nervosismo. Fatto sta che, come ho già detto, c’è sempre, sottopelle, nella metà delle persone che sono aldilà del bancone, di intestardirsi nel voler farsi sentire importante, forse proprio perché non lo è e allora vorrebbe almeno “sentirsi” tale. Un comportamento da “Se non ci fossi io” inutile e immotivato, perché se non ci fossero loro, ce ne sarebbero altri mille, perché se Luciana non fosse curata dal dottor Dobermann, sarebbe curata da un altro dottore, forse migliore sia sul piano formale che su quello professionale. E’ grande, in loro, la voglia di farti sentire normale, al contrario di loro, supereroi inimitabili, perni della società, campioni della professione, salvezza della loro popolazione. Partono dal presupposto che te non sai e, tra uno sbuffo e l’altro, saranno costretti a rispiegarti in quale ufficio la firma potrà essere autenticata oppure saranno costretti ad alzare quel culo quadrato dalla loro poltrona in pelle, arrivare fino alla porta e passare alla memoria di quattro persone come la persona più scortese del pianeta. E’ un argomento che sto curando con piacere e grande spinta emotiva, dato che qualcosa di simile ho dovuto, a malincuore, esperire poco tempo fa in una gara sportiva. Faccio l’allenatore ormai da più di un anno e in una gara di nati nel 1991 (dodici anni dodici), alla barca di un mio ragazzino (ma che fosse mio è esattamente futile ai fini della vicenda) accade un problema tecnico. Il ragazzino, ingenuamente, chiede aiuto al motoscafo della giuria. Il giudice di gara risponde, testualmente: “Sono cazzi tuoi”. Combattiamo con forza questi abusi: sono uomini e donne come noi e ogni volta che, con sufficienza e dando l’impressione di farti un piacere, cercheranno di trattarci da imbecilli, facciamo capire che gli imbecilli veri sono loro che perdono il tempo a pavoneggiarsi per il semplice fatto di sedere ad una scrivania in un ambulatorio, in un ufficio del Comune o in qualsiasi altra caverna con una targhetta a fianco del citofono. Siamo tutti uguali, se lo devono ficcare bene in testa. “Non dovete pensare, dovete guardare l’orario”: evidentemente il Dottor Dobermann sa bene come si fa a non pensare. Lui guarda il suo Rolex, porta la sua vita avanti e pensa di essere fondamentale per quella degli altri. Non pensando invece che, ad un certo punto, un paziente potrebbe voltargli le spalle e mandarlo a quel Paese. Chissà come diventerebbe piccolo, il Dottor Yorkshire.
Diego Pretini

- Saturday, 24 May 2003 ore 00:02:54 (CEST)
Caro Pignolo anche io voglio segnalare un fatto spiacevole che mi è successo lunedì. Premetto che ringraziando il cielo godo di buona salute e quando mi sento poco bene (influenza, raffreddore, malesseri vari) mi curo da sola della serie "Dio mandare Dio levare". Detto questo arrivo al dunque. Il mio medico (sono una sua assistita da 25 anni) praticamente non mi vede quasi mai, diciamo se va bene 1 volta all'anno. Quando decido mio malgrado di varcare la soglia dell'ambulatorio è solo ed esclusivamente perchè sto veramente male. Lunedì mattina mi sono recata dal mio dottore perchè stavo malissimo, non essendo un'abitudinaria frequentatrice ho confuso l'orario delle visite e sono arrivata mezzora dopo trovando la porta chiusa. Fuori ad attendere il medico c'era anche un rappresentante farmaceutico che era lì da almeno 15 minuti prima di me. Alla porta c'è una specie di battacchio come campanello e mi sono permessa di bussare di li a poco un'altra signora è giunta unendosi a noi. Sinceramente ho pensato che fosse andato a prendersi un caffè dato che la finestra era socchiusa e s'intravedeva la porta dello studio aperta. Ho ribussato una seconda volta; al quel punto si è spalancato il portoncino d'ingresso ed ha fatto la sua apparizione il medico con gli occhi di fuori e con voce molto alterata, credimi non sto esagerando era molto arrabbiato ci ha urlato:-NON VEDETE CHE LA PORTA E' CHIUSA? COSA BUSSATE!!!!- Noi ci siamo guardati tutti e tre stupiti per la sua reazione, all'ora io che stavo male e avevo veramente necessità che mi visitasse, timidamente ho detto:-Veramente pensavo che lei aprisse l'ambulatorio alle 11 e non che lo chiudesse-. Apriti cielo il medico sempre urlando mi ha risposto: -NON DOVETE PENSARE, DOVETE GUARDARE L'ORARIO!- si è girato e ci ha SBATTUTO la porta in faccia. Io, il rappresentante e la signora siamo rimasti mortificati e sbigottiti, per un comportamento così fuori luogo. Caro Pignolo quello che ti ho raccontato è un fatto che mi ha lasciato dell'amaro in bocca, mi sento offesa. Certe professioni dovrebbero essere svolte da persone che amano il proprio lavoro, il buon medico è colui che oltre a curare con i medicinali, cura anche con una buona parola e ha l'intuito e il buon senso di capire quando una persona ha bisogno del suo aiuto.
Luciana <luciana@elbasun.com>
Livorno, - Thursday, 22 May 2003 ore 12:17:02 (CEST)
Questa è una delle cose che come si dice a Livorno "buttan di fori". Cioè: fanno andare di matto. Questo signore è andato in Comune bel bello, ha chiesto di poter autenticare la firma e gli hanno detto di no sia il funzionario sia il segretario generale. Sarei tentato di entrare in quell'ufficio, bussare allo sportello e urlare in facca al simpatico uomo: ma perchè? Odio chi si approfitta di stare aldiqua del bancone. Odio profondo, proprio. Fatti sentire, Franca. E anche il sindaco di Campo, se vuole. Sono tutto occhi.
Diego Pretini

- Thursday, 15 May 2003 ore 00:38:06 (CEST)
Caro Pignolo scrivo per segnalare un abuso che un funzionario del Comune di Campo nell'Elba ha perpetrato nei confronti di miomarito che era andato in Comune per farsi autenticare la firma. EBBENE, GLI è STATO NEGATO. Il funzionario preposto prima e poi il Segretario Generale hanno rifiutato perchè..... doveva forse andare da un notaio e spendere di più? Questa è una pignoleria che passo al Sindaco del COmune di Campo nell'Elba affinchè mi risponda. Franca Scarpellini
Franca Scarpellini <omnibus@elbalink.it>
Campo nell'elba, - Wednesday, 14 May 2003 ore 23:50:46 (CEST)
Buona Pasqua adorabile Pignolo!
Silvia <silviatuaammiratrice@libero.it>
Livorno, - Friday, 18 April 2003 ore 17:50:48 (CEST)
Oggi ho discusso per l'ennesima volta con la ragazza più importante della mia vita, la persona più importante del mio ultimo anno di vita. Qualsiasi cosa faccia, qualsiasi cosa dica sembra la cosa da non fare, la cosa da non dire. Ho deciso di scrivere questa lettera per dirle davanti a tutti quanto la amo, quanto sia l'unica cosa che voglio, quanto sia doloroso per me farle del male non volendolo, quanto vorrei non farlo più pur stando nella stessa stanza solo con lei, che non esiste altro essere umano al mondo che mi faccia provare le stesse cose che mi fa provare lei, che voglio che stia sempre bene anche se servisse la mia assenza per sempre, che farei di tutto per riaverla, che oggi mi vede in un modo e con delle caratteristiche che non mi appartengono anche se ne è così sicura, che cerco sempre di agire per il bene di entrambi, perchè tutto vada bene e per dimostrarle che lei è tutto. Che la amo tanto ed è l'unica verità che posso offrire. D.
360 <duepigreco@360mail.com>
- Wednesday, 09 April 2003 ore 23:37:52 (CEST)
duomo
lui <luism2579@yahoo.es>
duomo, - Tuesday, 08 April 2003 ore 21:11:51 (CEST)
ciari
javier <javier_marcos50@hotmail.com>
ciara, - Tuesday, 08 April 2003 ore 21:10:39 (CEST)
Caro Pignolo, cara Web-master, caro Diego, cara Evita, adesso mi confondete con i vostri complimenti, forse eccessivi, sicuramente spumeggianti, che arrivano dritti al cuore - e' innegabile- e lo scaldano in un momento in cui, sembra, ci sia sempre meno spazio per la generosita' umana. Sembra che ognuno sia preso ormai quasi esclusivamente da se', dai propri obiettivi, dal proprio egoismo, ognuno sedotto dall'arrivismo rampante, catturato dalla voglia di ottenere, di raggiungere, di avere. La situazione non e' cosi' drastica e, se anche fosse, non dovremmo stupirci piu' di tanto, e' il male occidentale. Ma ne approfitto per una riflessione: mi tornano in mente le parole del "padre" della psicanalisi Erich Fromm (Freud se non sbaglio e' "la madre") che nel suo saggio "l'arte di amare" arrivava alla conclusione, appunto, che l'amore e' un arte e come tale si insegna e, dunque, si impara. Ma chi lo insegna piu' l'amore? I buoni maestri sono sempre meno, bersagliati come siamo da messaggi che ci invitano quasi esclusivamente a comprare, ad avere, a distinguerci soltanto dalla griffe dei nostri abiti, dalle auto che guidiamo ecc...ecc... e non da quello che abbiamo dentro. Non mancano le eccezioni, per fortuna. E sicuramente ho dato troppo sfogo al pessimismo. Anche perche' mi sembra che molti tra i piu' giovani, spesso ritenuti le piu'facili prede del consumismo, stiano facendo il possibile per riportare i valori migliori nella societa'. Ma tra essere e avere, tanto per restare con Erich Fromm, a me sembra che siano sempre di piu' quelli che preferiscono avere piuttosto che essere. Sicuramente e' un discorso noioso (e mi sbrigo a concluderlo) ma secondo me e' gia' accaduto quello che il vecchio Fromm profetizzava negli anni Sessanta: nelle societa' commerciali i rapporti umani si adeguano alle leggi economiche del massimo profitto, si tende a dare meno per avere il massimo. Non credo che dovremmo cambiare sistema politico ne' penso che si debba modificare la nostra economia. E la mia resta soltano una piccola, forse pesante, riflessione. Sono convinto pero' che si debba tornare ad amare di piu', ad avere meno paura dei nostri sentimenti e a basare meno la nostra vita sull'involucro esterno (delle cose, delle persone), come voi mi sembra che facciate curando non soltanto il fascino di questo sito, che riconfermo (particolarmente bello), ma anche i contenuti (link interessanti, utili e con un impegno anche umanitario), come mi sembra che curiate i rapporti umani dei vostri ospiti. Sicuramente ho scoperto l'acqua calda. Ma il vostro calore mi ha fatto pensare a tutto questo e ho pensato, chissa' perche', che valesse la pena spenderci sopra qualche minuto. Per questo mi sono dilungato, perche' il vostro mi sembra un bellissimo esempio da seguire: dare, non conta se poi ci si guadagnera' qualcosa. E dare, credo, e' gia' il primo passo verso l'amore. Complimenti ancora. Ciao, Raul
Raul Passaretti <raulduemila@yahoo.it>
- Friday, 28 March 2003 ore 02:19:55 (CET)
Devo fare una risposta di sei miglia zeppa di ringraziamenti. Soprattutto a Raul per motivi numero tre: 1) per avermi chiamato “penna frizzante” e “accattivante”, che vuol dire che non solo scrivo in italiano, ma che un po’ di attenzione la bracco. Detto da nonna Carla è una cosa, detto da un giornalista della più importante testata giornalistica televisiva del nostro Paese mi pare un’altra, nonostante continui a preferire la pasta al sugo di nonna Carla rispetto a quella di chiunque altro, foss’anche il Papa. 2) per aver descritto perfettamente che ambiente infernale è quello del giornalismo. Io lo vivo molto marginalmente, nel senso che collaboro con sport e cronaca cittadina del giornale della mia città (Il Tirreno di Livorno) e, pur lavorandoci solo da quattro anni e mezzo e rimanendo in redazione solo il tempo di portare il pezzo, ho già capito che aria si respira. Anche perché i caporedattori sono uomini, come tutti noi. E lavorano anche dieci ore al giorno, dodici se serve, quattordici se c’è l’evento, è colui che coordina, che si prende le responsabilità sulle spalle. Ma c’è chi lo fa con il sorriso e con la serenità dell’essere umano (il mio attuale capo in cronaca) e chi lo fa con il ringhio e i ruggiti della bestia (l’ex-capo allo sport). E poi ci sono le vie di mezzo (il mio attuale capo allo sport). Ma questo penso succeda in tutti gli ambienti di lavoro. Solo che nel giornalismo tutto appare più effervescente, dilatato. Tutto è “più”, nel giornalismo. Anche le cose positive. E solo Raul e forse io possiamo sentire davvero cosa vuol dire fare il giornalista e tutta la passione che mettiamo nel nostro lavoro che a noi, nonostante tutte le nefandezze che vediamo (Raul milioni di volte di più di me), consideriamo ogni giorno di più il bello del mondo. 3) ma soprattutto per essersi calato con tale e tanta umiltà. Dirà “è normale che sia così”, ma a me ha fatto moltissimo piacere. E poi perché mi ha spiegato ancora meglio come si fa a coronare il nostro sogno, mi ha dato fiducia, mi spinge a continuare. E poi devo ringraziare Evita e farle i complimenti perché, se “il sito è spettacolare, veramente grande”, il merito è suo e di Roberto. P.S.: mangio come un vitello, ma non mi riesce ingrassare. E’ una partita che perdo da anni. Il Pignolo potrebbe chiamarsi Il Pinolo.
Diego Pretini

- Tuesday, 25 March 2003 ore 23:41:00 (CET)
Solitamente non intervengo mai nelle rubriche di ElbaSun, mi piace leggere ed osservare in disparte ciò che succede, lasciando protagonisti in prima linea coloro che curano la propria rubrica. Ma oggi è un giorno speciale, il giornalista del Tg1 Raul Passaretti ha scritto nella rubrica del Pignolo. Ragazzi, ci pensate, in ElbaSun ha scritto una "penna" importante; è un po' come se nel proprio locale passasse un big della televisione e ti lasciasse un autografo. Signor Passaretti, voglio ringraziarla personalmente per le cose carine che ha detto al Pignolo incoraggiandolo ad andare avanti; pur non essendo un'addetta ai lavori ho riscontrato in Diego molta stoffa ed è per questo che ho sempre sostenuto ogni sua iniziativa. Inoltre voglio ringraziarla quando dice di ElbaSun "il sito è spettacolare, veramente grande". Lei non sa che gioia ha provato il mio cuore nel leggere quelle parole. Grazie
Evita <webmaster@elbasun.com>
Portoferraio - Isola d'Elba, - Tuesday, 25 March 2003 ore 19:27:15 (CET)
Caro Pignolo, malinteso chiarito anche se per chiudere aggiungo che spesso le vittime dei botti sono persone colpite da petardi, a volte anhe da proiettili, lanciati (o sparati) da altri. Tranquilliza mamma e babbo che se entrerai al Tg1 non sara' per ruffianeria ma, semmai, perche' sei una penna frizzante e se hai anche tanta volonta' - ma ne devi avere da vendere- ce la farai. Il nostro lavoro e' durissimo se lofai in prima linea. Ma non e' soltanto questo. A parte le capacita' di sintesi (necessaria), di essere accattivante (e su questo mi sembra che te la cavi alla grande), e di saper trovare le notizie (o di essere in grado ad avere conferme in qualsiasi momento anchedella notte su indiscrezioni gia' uscite), a parte questo devi fare spesso i conti con le infinite insidie che si incontrano con questo lavoro. Devi saper sopportare tante cose pesanti, troppe: dai veleni (a parte i colleghi invidiosi piu' spesso sono i rivali o chi spara facilmente nel mucchio) alle amarezze che i capiredattori non ti risparmiano, sopratutto all'inizio (e l'inizio e' lungo), alle telefonate che ti arrivano di notte, all'alba, in qualsiasi momento, senza sosta, delle fonti che ti chiamano per segnalarti qualche fatto o, ancora, il capo che ti butta giu' dal letto per sbatterti in un altro posto che tu non conosci, dove dovrai seguire una storia che non conosci, con persone che non hai mai visto e che sono le ultime vittime cronologiche di qualche dramma (di pedofili, di assassini, di usurai...). Un giorno parli del traffico di uranio e un altro dei clandestini, un giorno segui le inchieste giudiziarie sul terrorismo e un altro ancora le indagini sulla mafia o su un bambino cinese rapito o sui botti. E' un lavoro straordinario, racconti la vita, quello che accade, ma e' ricco di dolore, di delusioni, soprattutto quando conosci meglio il mondo dietro le quinte. Non sai quante volte ho pianto seguendo vicende drammatiche. E poi hai sempre qualcosa che non puoi dire, perche' non hai spazio sufficiente o perche' non hai prove necessarie da portate in tribunale quando parli per esempio di un mafioso e questo ti querela per diffamazione e subisci un processo penale...Ma resta pur sermpre un lavoro straordinarioche ti fa conoscere meglio anche la vita, il mondo...Comunque dipende da te se vuoi riuscirci. Io sono capitato qui, al Tg1, sei anni fa dopo aver lavorato (per una quindicina di anni) in una decina di quotidiani nazionali, in tre settimanali e anche alla radio. Mi ero fatto il nome e mi chiamarono dopo aver firmato inchieste e servizi che hanno fatto anche il giro del mondo (questo mi ha permesso di lavorare come corrispondente per il telegiornale tedesco e per un'agenzia giornalistica mondiale sui grandi fatti di cronaca). Uno di questi servizi, un'inchiesta sui conti elvetici su cui erano depositati i tesori depredati agli ebrei dai nazisti durante la seconda guerra mondiale, ha portato alla restituzione di miliardi alle comunita' ebraiche per quei fondi di cui le banche negavano l'esistenza e alle richieste di scuse da parte del presidente svizzero. Comunque mi sono dilungato troppo, l'ho fatto per darti un'idea di quello che ti aspetta. Ne hai la stoffa, devi soltanto volerlo e continuare a scrivere e secondo me ce la farai. Chiudo invitandoti a darmi del tu, scrivimi pure se ti va, possono farlo anche i tuoi lettori se lo desiderano, ma cerca di non prendere troppo in giro, capito?. A proposito, ti consiglio di interrompere la dieta altrimenti diventi anoressico. Di nuovo complimenti a tutti, il sito e' spettacolare, veramente grande. Ciao, Raul
RaulPassaretti <raulduemila@yahoo.it>
- Tuesday, 25 March 2003 ore 02:13:03 (CET)
Signori, sono un uomo felice. Mi ha scritto un giornalista del Tg1, ora posso anche prendere baracca e burattini e scomparire nel nulla. Raul Passaretti (come scrissi nel pezzo, “sconosciuto ai più”, ma senza cattiveria: era riferito al fatto che la gente non guarda mai la sovrimpressione del servizio telegiornalistico) mi ha scritto, ha scritto al Pignolo, ad Elbasun.com, a me, inutile scribacchino di provincia. Mondiale. Questo signore, ve lo presento per come lo seguo alla tele, è, come detto, un cronista del Tg1, spesso segue la cronaca, altrettanto spesso è inviato per la sua testata in giro per l’Italia. La sua replica (parlo in terza persona, perché non so se dargli del tu o del lei, lui m’ha dato del tu, ma forse perché ha capito che sono un 21enne da strapazzo) riguarda un articolo che feci tra i primi del Pignolo. Capodanno 2002, se non sbaglio. Andatelo a cercare in fondo all’archivio. Riscriverei punto per punto, tranne la domanda finale. Semplicemente perché non avevo capito il senso della frase di Raul, probabilmente. Avevamo tutti negli occhi la guerra al terrorismo che si era abbattuta sul regime dei Taliban ma indirettamente sul popolo afgano e Raul si lanciò, come scrissi, in una metafora che a me, l’avessi scritta per il giornalucolo in cui scrivo, il mio redattore-chioccia avrebbe cancellato, usando come strumento non il bianchetto, ma un paio di forbici. Per intendere gli incidenti gravissimi che spesso accadono a chi maneggia petardi, bombe e bombette durante Capodanno, disse “Kabul nostrana”. Che io non abbia visto le vittime c’entra fino ad un certo punto, direi. La mia critica non è sul servizio che venne trasmesso (perché ciò che fanno i giornalisti come Raul o i presunti tali come me ha quasi sempre un’utilità e il suo diceva: “Attenti ai botti”), ma su quell’espressione: Kabul nostrana, appunto. Forse nell’articolo che scrissi non s’è capito bene. Rispiego il concetto. “Kabul nostrana” non mi piacque semplicemente perché in Afghanistan perdevano occhi, mani e purtroppo anche la vita – maledettamente anche la vita – perché le bombe gliele tiravano addosso o se le trovavano, inesplose, sulle strade polverose che percorrevano. Non sto parlando di militari. Gino Strada o Alberto Cairo non hanno curato solo soldati, mi pare. In Afghanistan le bombe gliele tiravano addosso. A Napoli (capitale, purtroppo, di questi Capodanno infernali) se le comprano e non sempre le vittime o i mutilati sono persone che di quelle bombe (perché di questo si tratta, sono d’accordo) non sanno nulla e sulla cui testa è piovuta la disgrazia dal cielo. Spesso sono persone che comprano, loro stessi, quegli arsenali o comunque decidono di usarli, che è già grave di per sé. E nella domanda finale (“Cosa dice, signor Passaretti, ce l’avranno a Kabul due milioni (1033,91 euro) per comprare la Bomba Osama?”) il soggetto del verbo “avere” è la gente comune, non il Mullah Omar, Osama bin Laden o i loro finanziatori (a turno, pare, le due superpotenze della Guerra Fredda). Ecco la differenza tra le vittime e i mutilati afgani e quelle (rispettabili, ma incoscienti, ingiustificabili, francamente) dei Capodanno. Le vittime di guerra (civili) non hanno colpe, se non quella di essere al mondo. Quelle dei Capodanno bellici hanno quella (gigantesca) di comprarsi e utilizzare certi mezzi di divertimento incomprensibili. Incomprensibili almeno per me, ecco. Quindi l’equivoco è spiegato. O ho capito male io (può darsi). O ha capito male Raul (può darsi). Non c’è mia superficialità. Quando devo scrivere qualcosa, cerco sempre di sapere più cose possibili su quell’argomento, perché non c’è cosa più agghiacciante di uno che inizia a vomitare parole su un argomento di cui è ignorante. Superare il mio naso non è cosa da poco, poi, a dirla tutta. Nella foto a fianco si vede male, ma ho una discreta nappa. Grazie tantissime per i complimenti. E una cosa: questo non è lavoro. Qui dentro facciamo tutto gratis. Tutti. Io, per esempio, lo faccio perché mi piace scrivere. I Web-mastri perché si divertono un mondo a fare le pagine Web. Reno Bromuro lo fa perché è uno davvero in gamba e questo basta. Saremo scemi? Per finire, uso mezzo pubblico per fini privati, mi scuseranno Evita e Roberto (i Web-mastri): Raul, le/ti posso mandare un’e-mail per sapere come si fa ad entrare in una redazione così importante (ammesso che ci sia un metodo)? Se hai girellato un po’ nei miei scritti, vedrai che il mio sogno è fare quello che ora stai facendo te. Mamma, babbo, se mai, da qui all’eternità, entrassi (per motivi assurdi) nella redazione del Tg1, non potrete mai sospettarmi di ruffianeria. No, dico: mi sono fatto notare da un giornalista del Tg1, solo perché l’ho fatto arrabbiare.
Diego Pretini

- Monday, 24 March 2003 ore 12:05:08 (CET)
Dimenticavo: complimenti al sito, e' veramente particolarmente bello e curato. Tra i migliori. Ciao, Raul
Raul Passaretti <raulduemila@yahoo.it>
- Monday, 24 March 2003 ore 01:54:55 (CET)
Caro Pignolo, sarai anche pignolo ma hai scarsa memoria storica se ti scandalizzi chiedendo a chi legge se in afganistan abbiano due milioni per comprare ordigni come le bombe di osama sono. Allora come credi che i militari afgani abbiano sconfitto l'armata rossa, con le fionde? Sai quanto costano soltanto i mitra che hanno i mujaeddin? Con due milioni non ci compri nemmeno i proiettili. Capisco che anche tu debba fare il tuo lavoro ma parlando di morti per il capodanno, tra l'altro non sempre con ordigni come i palloni di maradona e le bombe di osama che ho visto esplodere - e passando una notte di San Silvestro all'ospedale cardarelli di napoli e vedendo i danni causati oer tutta la vita di tanti petardi, soltanto al cardarelli non in tutti gli ospedali italiani- non credo che fosse poi tanto soltanto una metafora parlare di kabul nostrana a vedere gli sfregi permamenti, mani e occhi che non ci sono piu', e non parliamo di vittime che tu sicuramente non hai visto, causati da petardi anche meno potenti. Non avermene ma se proprio ci tieni a fare il pignolo cerca almeno di non essere superficiale. Supera il tuo naso. Senza rancori, Raul
RaulPassaretti <raulduemila@yahoo.it>
- Monday, 24 March 2003 ore 01:50:17 (CET)
Risposta alla domanda più semplice. Quello studente non è entrato al Senato con la bandiera già dispiegata, perché non avrebbe fatto un passo all’interno di Palazzo Madama. I motivi, come ho già detto, sono a me sconosciuti e questo era il nocciolo del mio ultimo pezzo: per quale assurda, illogica regola interna in un Palazzo dove si fa politica non si può manifestare il proprio essere a favore della pace, un’idea di tutti, penso e spero, e un bene per tutti, soprattutto? Forse non s'è capito. Che poi la pace sia un valore solo di sinistra, questo lo dice Lei, signor Orabona. Io non penso assolutamente che sventolare una bandiera arcobaleno sia esclusivamente un valore ulivista. Non a caso anche il Papa predica la pace e non credo abbia mai votato Ds. Secondo gli ultimi sondaggi, resi noti su qualsiasi giornale degno di questo nome, circa il 75 per cento degli italiani è contro la guerra all’Iraq e non mi pare che il 75 per cento degli italiani abbia votato per l’Ulivo nel 2001. Per mio grande dispiacere, eravamo molti meno. Il dispiacere va molto oltre il semplice tifo per la mia parte. Il dispiacere è vedere l’Italia nelle mani di chi vuol fare cosa gli pare tramite il potere e mi sono rotto di ripetere per l’ennesima volta le leggi disegnate ed approvate dalla maggioranza di centro-destra, leggi che non portano vantaggi né a me né a Lei, mi creda, signor Orabona. Il dispiacere è vedere l’Italia rappresentata da uno che va a casa di Bush e dice che l’Italia sarà sempre a fianco degli Stati Uniti; va a casa di Chirac e dice che l’Italia sarà sempre a fianco della Francia; va a casa del “grande amico” Putin e dice addirittura (si è potuto leggere su tutti i giornali e vedere in tutti i telegiornali) che l’Iraq non ha più armi di distruzione di massa, ma solo cerbottane e palle di neve. Pare sia andato a Baghdad, a casa Saddam, e abbia assicurato, tronfio come sempre di ogni suo gesto, che l’Italia sarà sempre al fianco dell’Iraq. Il dispiacere è vedere l’Italia fare la guerra a fianco di Paesi che, tranne Gran Bretagna e Spagna posizionati Berluschino Style, sono appena usciti dall’oppressione sovietica, quindi annegati nella miseria. Elenco chi ha detto sì alla guerra all’Iraq: Albania, Slovenia, Slovacchia, Croazia, Polonia, Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Macedonia. In questi Paesi coloro che sono contro la guerra rappresentano il 60-65 per cento della popolazione. Il 19 febbraio il Parlamento Italiano darà una risposta al 75 per cento degli italiani che sono contro alla guerra all’Iraq. Secondo i sacri principi della democrazia, che spero con tutto il cuore possa davvero apparire "rappresentativa". Democrazia vuol dire poter dire la propria, con Suo grande dispiacere, evidentemente, signor Orabona. Se poi dicendo la propria si irrita il regio pensiero di Berluschino, dispiace tanto. La democrazia è questa, se Dio vuole. E guai a chi la tocca. Si dovesse fare un funerale per ogni tema sul quale non mi trovo d'accordo con Berluschino, le pompe funebri livornesi sarebbero più ricche dei petrolieri texani. Cioè i soli che guadagneranno dalla prossima inutile guerra.
Diego Pretini

- Thursday, 13 February 2003 ore 21:56:25 (CET)
Caro il Pignolo, leggo dalla tua ultima pignoleria: "Uno studente del liceo scientifico Vallisneri, Francesco, ha aperto l’Invicta, ha tirato fuori una bandiera arrotolata e l’ha dispiegata, esponendola all’assemblea. C’era scritto, semplicemente, “Pace”. Anche qui immediata la reazione dei senatori: il centro-sinistra ha iniziato ad applaudire, la Villettaschiera delle Libertà ha protestato. I ragazzi sono stati fatti allontanari dagli addetti del Senato." Ma mi sai dire tu, caro Il Pignolo", volendo essere pignolo, perché quello studente non si è presentato all'assemblea già con la bandiera dispiegata? Se non lo sai, te lo dico io! Sua intenzione non era quella di battersi per la "Pace", ma quella di fare politica, ossia di protestare contro la maggioranza, appartenente egli ai tanti delusi della minoranza, che stanno dimostrando di non saper perdere, calpestando i sacri principi della democrazia! E, come ho potuto capire, anche tu appartieni a questi ultimi. Allora anche a te, come a tutti gli altri, le mie più sentite condoglianze! Luigi Orabona
Luigi Orabona <luiorabo@libero.it>
Varese, - Thursday, 13 February 2003 ore 13:54:07 (CET)
scusi Pignolo ma per chiacchierare due minutini con lei bisogna prendere l'appuntamento? Io mi sono anche un po' ricollegata ma qcuno non c'è mai.......cmq, se tante volte tu avessi voglia una di queste sere (e se mi conosci bene sai che per "una di queste sere" non intendo il giovedi, e neanche il mercoledi xchè c'è "smallville", ma va bene il resto della settimana tranne il sabato)dimmelo che mi collego.....tanto se mi abbandoni lì da sola mi annoio....almeno t aggiorno un po' sulla stagione televisiva invernale...:-).......buonananna!
laprimachepassa <airali_@libero.it>
- Monday, 10 February 2003 ore 22:35:59 (CET)
Mi mancate tanto anche voi, se è per quello, ma finchè mi devo appoggiare al computer di mamma non ho l'autonomia di sempre. E' come scrivere con una penna di un altro e devi fare in fretta, perchè magari lui deve andare via, ma te devi finire di copiare delle informazioni importantissime per te e lui è lì che sbuffa e pensa che di cartolerie ce ne sono a migliaia, Proprio a me doveva rompere? La mia e la vostra agonia avrà una fine il prima possibile. Intanto metto in cascina qualche pezzo. Vi prometto una cosa, ragazze (la maggioranza del mio pubblico è femminile): cercherò di non parlare di Berlusconi. Ma come faccio, chè ha appena detto che la televisione è "ancora troppo di sinistra" e "la giustizia deve essere uguale per tutti"? Calme, bimbe, il Pignolo torna, da un giorno all'altro.
Diego Pretini

- Wednesday, 29 January 2003 ore 21:25:11 (CET)
... Evidentemente il pc del Pignolo è ammalato grave. Pignoloooooooo se ci sei batti un colpo!!!! Ti stiamo apettando. Manu
Manu <manurent@yahoo.com>
Milano, - Tuesday, 28 January 2003 ore 18:13:55 (CET)
E' da molto tempo che non scrivi ed esattamete dal 18 novembre 2002. Come mai? Mi mancano gli articoli del Pignolo, quanto dovrò ancora aspettare per leggere il prossimo? Smack :-)
Silvia <silviatuaammiratrice@libero.it>
Livorno, - Sunday, 26 January 2003 ore 18:41:21 (CET)
Aurora non è il vero nome di quella che evidentemente è una mia amica. Il vero nome è Airali. Lo so che suona da schifo, ma il suo nome è quello, in un modo o in un altro. E’ altrettanto palese che l’unica cosa di cui non deve parlare Airali è di calcio e di cinema. Del resto parla da favola. Non a caso in chat siamo (pardon, eravamo) un po’ come pane e nutella, aglio e olio, Bonny e Clide e potrei continuare all’infinito, come diceva Leopardi. Complementari. Come avrete notato non parlo molto della mia sfera privata e Airali con una letterina al Pignolo è riuscita a dire al mondo (?) che mi piacciono le more, che c’è una non-mora che mi fa vedere il mondo a colori (invece del bianco, del nero e del grigio, dicono tutt’e due, pur non conoscendosi affatto) e soprattutto che tento di scimmiottare il mestiere del giornalista. Soprattutto quest’ultima cosa ha dell’inaudito. Lei ha nove a italiano e il riferimento a Pluto che fa Airali (che sembra tanto un nome di una compagnia aerea italo-inglese: Air-Ali) è perché, tutte le volte che mi dice che ha nove a italiano, io rispondo: “Certo se come professoressa ti mettono Minnie”. Il nome da fumetto è una variante, ovviamente. Cambia pescando in tutto il panorama fumettistico italiano e internazionale. Che ha sempre ragione lei è vero e questa cosa mi manda in bestia, perché come ha quasi sempre ragione lei, ha quasi sempre ragione la mia sorella, ha quasi sempre ragione la mia mamma e ha sempre ragione la non-mora che mi fa vedere il mondo technicolor. Avviso ai naviganti: il computer fa parecchie bizze e devo lavorare a spizzichi e mozzichi. Ma il Pignolo, pardon, l’Inviato Speciale tornerà prima che ve lo aspettiate.
Diego Pretini

- Saturday, 18 January 2003 ore 23:24:34 (CET)
e Natale sul Nilo fa morire dalle risate
aurora <airali_@libero.it>
Livorno, - Friday, 17 January 2003 ore 20:41:38 (CET)
ah, Silvia, babbo, mamma e la web-mastra non sono gli unici a leggere tutti i tuoi pezzi :-P
aurora <airali_@libero.it>
Livorno, - Friday, 17 January 2003 ore 20:39:39 (CET)
salve Nesta(mi piace di più di Maradona, che posso farci!?), mi permetto di scriverLe questa e-mail per farLe i complimenti perchè giornalisti bravi come Lei su internet non si sono mai visti e si renda conto che a farLe questo complimento è una studentessa promossa con il 9 in italiano, cosa che, non per vantarmi, non è mica da tutti.(Non voglio sentir nominare Pluto). Ma, signor Pignolo, il motivo per cui Le scrivo questa letterina è xchè mi mancano tanto le Sue pignolerie, una per tutte voler specificare sempre la Sua preferenza per le more (???) nonostante poi Lei sappia che sempre e comunque sono io a tenere in pugno la ragione. Volevo farLe anche una domanda: senza di me, chi Le fa vedere anche un po' i colori del mondo? * Aurora
aurora <airali_@libero.it>
Livorno, - Friday, 17 January 2003 ore 20:37:35 (CET)
Tanti auguri anche a te, Silvia, l'unica probabilmente, insieme a babbo, mamma e alla Web-mastra, che legge tutti i miei pezzi, senza saltarne uno. Complimenti per la costanza. Addio all'anno palindromo, ci tocca di nuovo un anno normale: A gennaio il Papa predicherà la pace e condannerà la guerra, ma tanto lo ascolta solo chi non conta una mazza e gli Stati Uniti sono già pronti sul trampolino. Puntata annessa di Porta a Porta dal titolo "Crociata o crociera?". Ospiti: il mago Otelma, la erre spappolata di Fausto Bertinotti e l'aerofagia di Mario Borghezio che pare sia molto più intelligente. A febbraio il telegiornale si stupirà se nevicherà ad Ancona, ci informerà dell'ennesimo caso di malasanità nel Meridione e ci dirà che Del Piero sale il primo gradino per andare alla porta di casa sua con il piede destro, lo stesso (pensate la fortuna) con cui calcia la palla. Puntata annessa di Porta a Porta dal titolo "Stile Juventus". Ospiti: il Mago Otelma, Giampiero Mughini, Giampiero Boniperti, Giampiero Galeazzi, Giampiero Ingrassia, Giampiero Del Piero (un biscugino di Brindisi) e il piede destro di Del Piero. A marzo il telegiornale ci informerà dell'arrivo della primavera e dello sciopero generale che per i sindacati vedrà incrociare le braccia a milioni di persone e per il Governo 65 o 66, forse 67 con un barista traditore di Arcore. Puntatone annesso di Porta a Porta dal titolo "Chi non lavora non fa l'amore". Ospiti: tutti gli scioperanti, uno per uno, e il Mago Otelma. Ad aprile "nuova vincita record" per il Superenalotto da 37 triliardi di euro divisi tra tutti i cittadini di Empoli che hanno giocato un schemettino già stampato. Puntatone annesso di Porta a Porta dal titolo "La fortuna di vivere in Toscana". Ospiti: il Mago Otelma e tutti i cittadini di Empoli, uno per uno, con relativa intervista con la C aspirata e battuta del conduttore a riguardo della stessa. A maggio lo scudetto lo vincerà o il Milan o la Juve, la Coppa Campioni la vincerà o il Real Madrid o il Manchester, il telegiornale ci informerà di un caldo che ha anticipato tutti gli italiani (intervista a tutti quelli che se la sono presa a male) e una valletta si fidanzerà con un calciatore. Puntata annessa di Porta a Porta dal titolo "Perchè a maggio si ama meglio?". Ospiti: Ilona Staller, Paolo Crepet, Franco Califano, Lando Buzzanca e il Mago Otelma. A giugno il telegiornale ci informerà degli esami di Stato per qualche centinaio di migliaia di diciannovenni, dell'arrivo dell'estate e della festa della Repubblica che importa, purtroppo, solo a quel sant'uomo del mio concittadino Ciampi. Puntata annessa di Porta a Porta dal titolo "Quant'è pubblica la Repubblica?". Ospiti: il direttore di Repubblica Ezio Mauro, quello di Libero Vittorio Feltri (ma per quale schifosissimo motivo costui è da tutte le parti?), Don Lurio, Oscar Luigi Scalfaro, Sua Inutilità Francesco Rutelli e il Mago Otelma. A luglio il telegiornale ci informerà che Simona Ventura fa il bagno in topless, Briatore ha invitato cani e porci nel suo locale bastava fossero ricchi e abbronzati e che la regina d'Inghilterra è svenuta dal caldo, mentre giocava a cricket. Niente puntata di Porta a Porta perchè d'estate chiude, se Dio vuole. Solo che si son scordati il Mago Otelma nello studio. E' lì che parla ancora con il plurale maiestatis e dice "Ma come cazzo facciamo ad uscire da questa prigione?". A agosto si parlerà di "caldo torrido" (strano, d'estate) e "code chilometriche" (strano, per le ferie). Il Mago Otelma, in costume, compare al Tg2 dicendo: "Noi il bagno lo facciamo solo quando cala la luna e gli spiriti raccontano le barzellette". A settembre il telegiornale ci informerà dell'arrivo dell'autunno, dell'inizio del campionato di calcio e si parlerà di gare di vino. Puntata annessa di Porta a Porta dal titolo "L'Italia alcolizzata". Ospiti: un giornalista dell'Espresso, uno di Panorama, Gianfranco Vissani e due o tre delle sue smaronate e il Mago Otelma, cui finalmente hanno trovato un tema sul quale risponde con una qualche esperienza in materia. A ottobre si dirà quanto sono aumentati i prezzi e lo si metterà in tasca ai commercianti, che lo metteranno in tasca al Governo, che lo metterà in tasca al centro-sinistra, che lo metterà in tasca al Governo, che lo metterà in tasca all'euro e nessuno si accorge che alla fine chi lo prende in tasca siamo noi. Puntata annessa di Porta a Porta dal titolo "Quanto pesano le tasche?" (risposta: dipende da cosa vuoi dire, tesoro). Ospiti: il vice-ministro dell'Economia Mario Baldassarre (ma Tremonti perchè non c'è mai e ci manda sempre 'sto povero cristo?), Francesco Rutelli, Massimo D'Alema e "Boselli dello Sdi" (lo chiamano sempre così). Ovvio che l'unica parvenza di contraddittorio è data da Giuliano Ferrara in collegamento dal suo hangar (chiamarla casa è evidentemente riduttivo). Per fortuna la moglie non è in hangar, al momento. Al suo posto, a lavare i piatti, c'è il Mago Otelma. A novembre nella prima decade il telegiornale ci informerà delle prime piogge, nella seconda dei calendari di sconosciute di cui si conosceranno tutti i nei del corpo, nella terza il telegiornale ci dirà basito che a Palermo a volte fanno il bagno in mare. Puntata annessa di Porta a Porta che collegherà intelligentissimamente seconda e terza decade (robe da Nobel) e il titolo sarà "Al Sud fa caldo: tutti lì i calendari?". Ospiti: Alessia Merz, Anselma Dell'Olio (ecco dov'era finita) e Antonella Mosetti (conosco le sue tette da tempo. Le vedo sempre quando vado a comprare i giornali. Molto simpatiche, davvero). Notizia della serata: ci sarà un calendario del Mago Otelma senza veli. A dicembre il telegiornale ci informerà del primo "freddo polare", di quanto spendono gli italiani per farsi i regali a vicenda (idioti), dell'arrivo di Babbo Natale e del 2004. Puntata annessa di Porta a Porta dal titolo "Finisce il 2003. E ora?". Ospiti: la salma di Frate Indovino, Christian De Sica e Massimo Boldi travestiti da Babbo Natale e Befana per fare un lancio di sei ore al loro ultimo "divertentissimo" film, Paolo Fox e il Mago Otelma vestito da albero di Natale. Intanto buon 2003 a tutti.
Diego Pretini

- Friday, 03 January 2003 ore 01:47:24 (CET)
Auguri di cuore Pignolo, ti auguro un 2003 ricco di soddisfazioni e di quello che più desideri. Un abbraccio dalla tua fedele ammiratrice Silvia
Silvia <silviatuaammiratrice@libero.it>
Livorno, - Tuesday, 31 December 2002 ore 01:14:33 (CET)

No se porqu¨¨, pero algunos se¨¾os no est¨¤n correctos. Espero Vilma entienda a la misma manera. En caso contrario, Vilma: perdoname y llama un egiptologo.
Diego Pretini

- Wednesday, 11 December 2002 ore 14:26:32 (CET)


Se¨¾ores, ahora puedo morir. He realizado el sue¨¾o de mi vida y puedo tambi¨¨n morir. Estoy respondendo 1) a una mujer del coraz¨°n de Argentina (Argentina es una pa¨¬s por el cual tengo una grande simpatia) 2) en lengua espa¨¾ola (idioma que adoro) 3) que tiene mi mismo apellido (el mejor del mundo) 4) y que tiene una hija de 27 a¨¾os (aun s¨¬ yo soy un nene de solo 20 a¨¾os)... Estoy bromeando, obviamente. Que Vilma es argentina y no es la mujer de Fred Flinstones se puede entender de su manera de escribir ¡°abuelos¡±, que ella escribe ¡°buelos¡± y de cancelar la ese finale de las palabras (¡°Aqu¨¬ todo Pretini¡±). Estoy levitando por la felicidad, se ve? Ahora respondo a las preguntas que me hace Vilma. Primera cosa: no penso que tenemos una raiz en com¨´n. Yo vivo a Livorno, en Toscana, cien quilometros de Florencia, por lo tanto en el oeste de Italia; en cambio Macerata y Potenza est¨¤n del otro lado. Pero saber que est¨¤n Pretini en todo el mundo, hasta del otro lado del mundo (Argentina, Di¨°s) es una cosa maravillosa. Mis noticias son muy simples. 1) Tengo 20 a¨¾os y eso ya lo he dicho. 2) Tengo un diploma de liceo ling¨¹istico y es por eso que hablo ese borr¨°n de espa¨¾ol. ¡°Liceo¡±: el diccionario me lo traduce con ¡°instituto de segunda ense¨¾anza¡±. Espero que Vilma entenda. (La unica cosa que nunca he entendido del espa¨¾ol es cuando hay que utilizar el conjuntivo. En italiano lo utilizamos much¨¬simo, en espa¨¾ol muy poco). 3) Estoy estudiando en el curso de Media y periodismo a la universidad de Florencia. El periodismo es mi grande pasion y quiz¨¤s se ve. 4) Escribo sul periodico de mi ciudad (se llama ¡°Il Tirreno¡±, como el mar que ba¨¾a Livorno) en las paginas de cronica y de deporte (remar, baloncesto, nataci¨°n, futb¨°l). 5) Su ElbaSun.com escribo de dos a¨¾os, me parece. La Jefe se llama Evita y me ha regalado esta posibilidad. Aqu¨¬ tengo dos rubricas (esta, Il Pignolo, o sea El Pedante, y L¡¯Inviato Speciale, o sea EEE: El Enviado Especial), donde puedo escribir algo que no puedo su ¡°mi¡± periodico. Politica, sociedad, cultura: vago sin meta su todos los argumentos. En El Pedante entento de evidenciar las contraddicciones que est¨¤n en mi Pa¨¬s, de poner la luz su cosas que parecen claras, pero que no lo son, de romper los cascos. Ultima cosa y luego de dejo libre. Mi salvaci¨°n, ¨¨l que me d¨¤, m¨¤s de todos, trabajo es un hombre. Se llama Silvio Berlusconi, es nuestro Primero Ministro y tiene un sentido de las istituciones tan grande cuanto mi conocimiento de la composici¨°n quimica de la lej¨¬a. Di¨°s, cuanto he escrito? Perdone, Vilma. Espero de poder o¨¬rte otras veces. Ahora tendr¨¨ que traducir a todos que cuerno he escrito hasta ahora. Espero que all¨¤ en Argentina las cosas ir¨¤n mejor. Las cosas que van a menos, est¨¤n obligadas de ir arriba, no?
Diego Pretini

- Wednesday, 11 December 2002 ore 14:25:23 (CET)


¡¡¡Hola Diego!!! como seguramente ya leiste tengo tú mismo apellido ..Mis buelos fueron inmigrantes italianos eran de la zona de Maceratta-Polenza.Aqui todo Pretini que hay de una u otra manera cerca ó lejos tenemos un parentezco......bueno espero que tengamos una raiz en común.... ....yo tengo 53 años...soy productora agropecuaria y tambien formo parte de una empresa que presta servicios al agro..... Tengo una hija ,Paulina Marín Quezada de 27 años que es médica.....Espero poder recibir alguna noticia tuya ......no hablo italiano pero entiendo algo......Saludos Vilma P.Pretini T engo una hija de 27 años ,Paulina Marín Quezada es médica
Pretini,Vilma Paulina <vilmapretini@ciudad.com.ar>
Pergamino. Pcia de Bs As..Argentina, - Wednesday, 11 December 2002 ore 09:28:55 (CET)


Certo, non è che uno si mette a telefonare: Visto? c'è Morandi in mutande. Non siamo ancora a quel livello di brainwashing (sicuri?). Però i dati Auditel parlano abbastanza chiaro. Alle 20,56 (inizio di Uno di noi) gli spettatori di Raiuno erano 7.114.000. Alle 21,01 (fine delle mutande) erano 8.006.000 e rimarranno tali fino alle 21,25 (forse aspettavano anche la Cuccarini in reggiseno), poi dalle 21,30 gli spettatori scendono ancora a 7.800.000 circa, perchè Morandi vestito non frega più niente a nessuno. Io non so perchè e in che modo quei novecento mila italiani abbiano acceso Raiuno o cambiato canale proprio in quel momento, come mai avevano fatto prima d'ora. Però l'hanno fatto. E non a caso quello che gli addetti chiamano pick-time è stato alle 21,48 (addirittura quasi dieci milioni di spettatori), quando Morandi ha minacciato di spogliarsi nuovamente. In qualche modo e per qualche ragione quei novecentomila italiani hanno messo Raiuno sul loro televisore, volenti, nolenti o onniscienti che fossero. Morandi avrebbe fatto probabilmente più o meno gli stessi ascolti, non si fosse presentato in boxer. Ma il fatto resta. Il discorso è forse un altro. L'Auditel è, come ho già detto, un meccanismo abbastanza paradossale. Ricordiamo che è di proprietà di Rai, tv private e pubblicitari (un terzo la Rai, un terzo le private e il terzo terzo se lo dividono i pubblicitari). Quel che è ancora più vergognoso è che il numero delle famiglie-campione dotate del cosiddetto meter, cioè lo strumento di rilevazione, è cinquemila. Dice bene Chiambretti: "Il problema qual è? Che cinquemila famiglie hanno in pugno la politica culturale di questo paese". Quello di Corrado Augias, poi, resta un'utopia: "Io vorrei che la televisione non perdesse tra le sue funzionei di intrattenimento, svago, informazione anche quella funzione che aveva all'inizio e che era una funzione di informazione colta". Aspetta e spera. Forse sul satellite in quarta serata. Forse.
Diego Pretini

- Saturday, 26 October 2002 ore 01:22:38 (CEST)


Mi domando una cosa. Come farebbe o come fa un telespettatore, sintonizzato su un altro canale, a sapere che cosa su Raiuno Morandi stia facendo e, dunque, sintonizzarsi o meno sul suo programma? E ciò, naturalmente, vale per anche per altre sfide televisive. Auguri per la vostra splendida attività.
Aprof <onda_onda@hotmail.com>
- Thursday, 24 October 2002 ore 17:21:44 (CEST)


E' bene essere sinceri. La prima cosa a cui ho pensato quando ho letto la lettera di Michela è stata che era uno che mi vuole prendere in giro. Intanto perchè una cosa così privata non la si va a dire in giro per il Web. Come ho già detto, quando mi inviate le lettere, esse vengono pubblicate direttamente, non c'è filtro. Se davvero è uno o una che mi prende in giro, è bene che la smetta subito. Se invece il problema di Michela è vero e lei sincera (anche troppo: la mia e-mail è diego-pretini@elbasun.com, se mi volete scrivere privatamente), il discorso si fa serio. E' palese che la questione è solo mentale, quello di Michela è un disagio psicologico e si sente più in colpa ad essere vista che nel gesto di non tenersi. Guarda di trovare conforto nei tuoi genitori o in qualche professore che sia abbastanza saggio ma che non sia troppo anziano. Tanta serenità, Michela.
Diego Pretini

- Monday, 21 October 2002 ore 22:03:57 (CEST)


Ho 16 anni, ti scrivo perche Ho bisogno di parlare con qualcuno dei miei problemi per sfogarmi. tutti i giorni torno a casa da scuola e i miei genitori si arrabbiano con me perche sono tornata che mi ero fatta pipi addosso, questo tutti i giorni, l' altra settimana sono andata in gita scolastica per due giorni nei bungalloo vicino a baratti, mi sono divertita molto il primo giorno ma il mattino del giorno dopo le mie compagne mi hanno svegliato e hanno visto che avevo fatto pipi nel letto, mi sono vergognata molto. Il problema è che non ho ancora imparato a reggerla e quando ho paura la fo addosso, ieri i miei amici mi hanno fatto uno scherzo e hanno spento la luce della camera di una mia amica , dove ero andata a fargli visita e hanno fatto finta che la porta fosse chiusa achiave e dentro alla camera ci fosse un mostro e io lo fatta addosso. Oggi mentre tornavo a casa con una mia amica ho fatto pipi addosso e lei mi ha guardato come una incredula.
Michela <www.lorenzosit@interfree.it>
Bologna, - Monday, 21 October 2002 ore 17:17:56 (CEST)


Tranquilli: santo non mi faranno. Tutt’al più mi candideranno al Nobel per la Pace. E giù risate. Eppure c’è un deputato forzitaliota, di cui per fortuna (sua) non ricordo il nome, che ha proposto all’Accademia di Svezia (che consegna il Nobel) il premio alla pace per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. La motivazione sarebbe: Berlusconi ha organizzato il summit di Pratica di Mare, dove Putin ha firmato sullo stesso foglio di Bush il Giovane e per questo ci siamo tutti illusi (me compreso, vedi “L’ultima volta”) che fosse stato lui, Magus Arcoris, l’uomo che crede di fare diplomazia perché mangia il pollo alla brace nel giardino di Giorgio Secondo dei Bush e gli racconta le barzellette sui carabinieri, che fosse stato lui a mettere il sigillo alla Guerra Fredda, chiusa ufficialmente e praticamente nel 1990. Poiché Berlusconi ha organizzato da buon maitre l’incontro di Pratica di Mare, diamogli il Nobel per la Pace, quello che è andato lo scorso anno a Kofi Annan, segretario generale delle Nazioni Unite, tanto per intenderci, e nel 1994 a Yasser Arafat, perché aveva firmato gli accordi di Oslo che sancivano una specie di fine dei conflitti in Israele e in Palestina, che si rivelò l'ennesimo bluff. La stessa onorificenza la vorrebbero dare a Silvio Berlusconi, che possiede tre televisioni, ne controlla altre due e mezzo, è imputato in due processi e utilizza il Parlamento come gli altri la carta igienica. Quello che mi colpisce di più, invece, di quello che ha detto mamma, è che mi ha detto tutte le cose che ho sempre voluto che mi dicessero, quando scrivo un articolo. E’ vero, io penso, serioso, e vorrei scrivere anche in quel momento. Perché scrivere è pensare e viceversa. Forse ci sono apposta per quello, le mamme. Ti mettono al mondo, sì. E’ il restarci al mondo che è più difficile, per noi. E allora ti dicono tutto quello che ti piace sentirti dire. E non lo fanno perché glielo diciamo noi figlioli. No, loro lo sanno per conto loro, è innato, nascono e sanno già che quando faranno i loro figli, dovranno dir loro questo, questo e questo. E glielo dicono, poi, quando sarà il momento. E a noi figlioli ci va da Dio così.
Diego Pretini

- Monday, 16 September 2002 ore 22:04:20 (CEST)


Ma non è affatto un sogno, vero Silvia? Tu, pignolo che non sei altro, hai sempre la battuta pronta e non solo. Tu hai anche l'occhio lungo, teso ad osservare, a notare il dettaglio. Sembreresti educato quasi fuori dal tuo tempo, ormai dominato dalla superficialità. Sembreresti quasi un antico ragazzo latino, educato ad osservare gli adulti senza parlare, per coglierne gli esempi. Succede, molto più semplicemente, che le tue osservazioni sono veri stimoli per chi vive, per scelta o per obbligo, in modo meccanico, facendosi vivere dall'esterno e dagli altri. E proprio qui viene fuori, per fortuna, la tua personalità nella liberalità del tuo tempo: osservi, dettagli, parli, dai il consenso e contesti, in modo pacato, ironico, ma pungente. E allora ... e allora ... che dire? Quando vedrò il tuo sguardo pensoso e assente, che magari mi preoccupa per timore che tu stia soffrendo per qualcosa o qualcuno, penserò, al contrario: - Lascialo stare, sta scrivendo con la mente - E ciò che sta lì, nel tuo cervellino in quel momento, lo vedrò, poi, scritto qui e lo leggerò, insieme a Silvia, insieme a tanti altri. Mi serve. Ci serve.
stella <ilidiaco@tin.it>
Livorno, - Saturday, 14 September 2002 ore 20:11:59 (CEST)


Ma non è affatto un sogno, vero Silvia? Tu, pignolo che non sei altro, hai sempre la battuta pronta e non solo. Tu hai anche l'occhio lungo, teso ad osservare, a notare il dettaglio. Sembreresti educato quasi fuori dal tuo tempo, ormai dominato dalla superficialità. Sembreresti quasi un antico ragazzo latino, educato ad osservare gli adulti senza parlare, per coglierne gli esempi. Succede, molto più semplicemente, che le tue osservazioni sono veri stimoli per chi vive, per scelta o per obbligo, in modo meccanico, facendosi vivere dall'esterno e dagli altri. E proprio qui viene fuori, per fortuna, la tua personalità nella liberalità del tuo tempo: osservi, dettagli, parli, dai il consenso e contesti, in modo pacato, ironico, ma pungente. E allora ... e allora ... che dire? Quando vedrò il tuo sguardo pensoso e assente, che magari mi preoccupa per timore che tu stia soffrendo per qualcosa o qualcuno, penserò, al contrario: - Lascialo stare, sta scrivendo con la mente - E ciò che sta lì, nel tuo cervellino in quel momento, lo vedrò, poi, scritto qui e lo leggerò, insieme a Silvia, insieme a tanti altri. Mi serve. Ci serve.
stella <ilidiaco@tin.it>
Livorno, - Saturday, 14 September 2002 ore 20:11:45 (CEST)


Non mi preoccupa solo il fatto che Silvia scriva che ho sempre la battuta pronta. Oddìo, è vero, purtroppo. E dico purtroppo perchè quando scrivo delle cose serie (che ultimamente sono in maggioranza, per ragioni che, spiacente, non vi so spiegare) alcuni credono che siano battute. E invece alcune cose paradossali che vi scrivo sono assolutamente vere. Insomma: non mi preoccupa solo il fatto che Silvia scriva che ho sempre la battuta pronta. Mi preoccupa di più, molto di più, che ci sia una ragazza, lei, che mi legge e si crea un indirizzo e-mail apposta per spiegarmi che è una mia ammiratrice. Che già di per sè è grave, ma metterlo appositamente in un indirizzo di posta elettronica... Silvia, dammi un pizzicotto. E' un sogno, vero?
Diego Pretini

- Monday, 02 September 2002 ore 21:57:11 (CEST)


Bravo Pignolo, hai sempre la battuta pronta!
Silvia <silviatuaammiratrice@libero.it>
Livorno, - Monday, 02 September 2002 ore 01:22:36 (CEST)


Bravo Pignolo, hai sempre la battuta pronta!
Silvia <silviatuaammiratrice@libero.it>
Livorno, - Monday, 02 September 2002 ore 01:22:25 (CEST)


Ok, ok. Vi presento babbo. Vado a spiegare i motivi dell'errore (perchè l'errore c'è). Al Tg1 lo chiamano l'omicidio di Castiglioncello. Al Tg2 diventa l'assassinio di Livorno. Su Repubblica l'hanno chiamato addirittura il giallo di Livorno, in una storia che di giallo ha poco perchè si sa (o almeno si crede di sapere) praticamente tutto della vicenda. Sul Tirreno l'hanno chiamato l'omicidio di Chioma. Proprio sul Tirreno trovo una cartina, una mappettina stilizzata della zona dell'assassinio. Viene addirittura raffigurata la superstrada che porta a Piombino e a due passi da lì, dice la cartina, viene uccisa Annalisa. Non mi torna. Ma non ho altri mezzi per capire dove avviene il crimine. Visto che tutte le mie fonti indicavano Quercianella come luogo del delitto(Quercianella, non Chioma) ho creduto (illuso) che avessero tutte ragione. E invece è Fortullino (dove pensavo fosse stato solo avvistato questo fantomatico Biondino) e per la precisione il parcheggio di Fortullino (altra spiaggia di Ghiaia), il luogo del delitto. La lezioni di oggi, bambini, è che anche i pignoli sbagliano. E quando sbagliano loro è molto, molto peggio, credetemi.
Diego Pretini

- Saturday, 24 August 2002 ore 21:23:08 (CEST)


un ti vorrei mai corregge....ma ti tocca puppatti vesta sensazionale notizia.....l'omicidio in cui scrivi nell'inviato speciale, non è avvenuto proprio in quercianella,ma dopo chioma al parcheggio di fortullino in quella macchia a sinistra.......cambia tutto lo scenario diegozzo........un bacio
io deh <telariordiono@oboiachesonno.vi>
lapiubella, - Friday, 23 August 2002 ore 23:05:10 (CEST)


Noi ce la prendiamo quasi sempre con i giocatori. L’ho fatto io, l’avete visto, con Ronaldo (ma sempre all’Inter Recoba pianse in ginocchio per farsi aumentare lo stipendio di un miliardo), l’ha fatto Manuela, che si è confessata inesperta di calcio e di politica, come per altro sono io. Ma c’è anche chi accetta di darli, i soldi. Non è che se li prendono da soli i calciatori. Ci sono i presidenti, pronti con il portafoglio alla mano, come le signore di un tempo quando andavano al mercato e giravano con il borsellino nel palmo della mano. Un esempio che calza come un mocassino. C’è un signore pelato diventato famoso per l’imitazione di Teocoli, ossia Adriano Galliani, che è il vicepresidente del Milan e da poco è diventato il presidente della Lega Calcio per la serie A e serie B, vale a dire una specie di consiglio delle società (fuori dalla federazione nazionale). Questo signore, con una pacatezza che fa da chiaroscuro con le sue evoluzioni pirotecniche dopo i gol del Milan, ha dichiarato dopo pochi giorni dall’elezione a presidente della Lega: “Sarebbe bene che i presidenti si dessero una calmata negli stipendi dei giocatori”. Dopo qualche settimana il Milan ha comprato a costo zero Rivaldo (che è quell’omaccio alto, brutto e borioso del Brasile), riempiendolo d’oro e d’argento. Lo sport che è così ricco è quasi esclusivamente il calcio, per cui generalizzare non è giusto. Solo negli Stati Uniti i cestisti sono ricchi. Qui, poco. Quant’è forte lo spirito degli (plurale) sport in Italia lo dimostra il fatto che il Coni (dopo essere stato guidato allo sfacelo da imprenditori del tutto privi di passione sportiva) non riceverà nemmeno un centesimo dal Governo che non ha soldi per aumentare le tanto promesse pensioni e figuriamoci se li dà al Coni. Il comitato olimpico nazionale è in condizioni comatose (e non è purtroppo una battuta). Una federazione di una disciplina che seguo da vicino per il giornale (canottaggio) ha rischiato di far saltare tutti gli appuntamenti più importanti della stagione (i Mondiali di tutte le categorie) per mancanza di soldi. Volete il contrasto? Stasera su La 7 hanno dato la diretta televisiva di una partita inutile: Juventus-Olimpiakos. Ecco da dove vengono i soldi del calcio e da dove non vengono per gli altri sport, costretti e ristretti sui canali satellitari (se hanno fortuna). Rispondere alle tue domande è impossibile e non perché non voglia o perché non mi riesca. Non vedrai mai gli stadi vuoti e probabilmente il calcio sarà sempre seguito nove mesi all’anno e tutti gli altri sport una settimana per uno per Mondiali e Europei. L’amore, nel calcio, sta lì, nel tifo. Sì, ci sono i cretini che tirano i motorini dagli anelli di San Siro, ma ci sono lì come ci sono nel corteo no-global del G8 o come in qualsiasi discoteca. L’amore è nel tifo, negli appassionati. Che sono contenti che se la squadra ha vinto anche se ha giocato male, che mettono il muso lungo a casa e rispondono da schifo anche alla mamma se la squadra ha perso. Questo è l’amore. E’ stare da Dio se la tua ragazza (la tua squadra) ti sorride e stare da cani se la tua ragazza (la tua squadra) ti ha fatto un gestaccio che non ti aspettavi. “Pala, piccone, a lavorare” è un coro da stadio, quando la squadra va maluccio. Penso sia il coro più pesante che un calciatore si sente rivolto addosso. Penso che si appesantisca in maniera plumbea, tanto è vero quello che gli urlano contro. Ma è anche vero che ci sono gli scrittori (Alessandro Baricco ed Enrico Brizzi), ci sono i cantautori (Eric Clapton e Mino Reitano…), ci sono gli attori (Sean Connery ed Alvaro Vitali), ci sono i politici (Alcide De Gasperi e Silvio Berlusconi), ci sono i giornalisti (Indro Montanelli ed Emilio Fede). E ci sono i calciatori e in serie A gioca Francesco Totti che attualmente è quello che con il pallone fra i piedi non lo ferma nemmeno la pasta burrefformaggio di mamma, ma ci gioca anche Alessandro Birindelli che non sto qui a spiegare com’è fatto e come usa quelli che lui spaccia per piedi. Andassero a lavorare con pala e piccone Batistuta, Ronaldo e compagni, Manuela, non vedremmo mai quello che esce fuori dalla nostra terra. Io dico che per fortuna loro giocano al calcio. Almeno non rovinano il resto. E’ un po’ una protezione immunitaria. Ultimi scarabocchi. Silvio Berlusconi ha stanziato 50 milioni di €uro per i vari incidenti provocati dal terribile maltempo (attenti, la natura si è rotta le scatole). Per poco non ne spendeva 44 per comprare Nesta e metterlo nella rosa del Milan. Questo che ho presentato è il mondo dello sport (e non solo) allo stato attuale delle cose. E c’è gente che mette nome Varenne al figlio (è successo a Boscotrecase, provincia di Napoli). Ti chiedevi per caso, Manuela, cos’è salutare per un bimbo che si affaccia nel mondo degli adulti?
Diego Pretini

- Wednesday, 14 August 2002 ore 01:47:30 (CEST)


aro Pignolo, non sono un'esperta di calcio e nemmeno di politica, ma seguo indirettamente le vicende che ruotano intorno a questi due mondi che sotto certi aspetti sembrano simili. E' veramente una vergogna sentir parlare di stipendi miliardari al mese per un solo giocatore, quando nel mondo c'è gente che non ha di che mangiare. Ormai molti sport a mio avviso non sono "combattuti" con spitito di gioco, bensì con spirito di solo DENARO e questo non è positivo tantomeno salutare per l'educazione dei ragazzi che si affacciano nel mondo degli adulti. Che succederebbe se per un po' di tempo tutti i tifosi della terra smettessero di seguire tutte quelle discipline sportive che hanno giocatori con ingaggi miliardari? E se Battistuta, Ronaldo & compagni provassero un po' di "pala e piccone" non credi che sarebbero meno esosi nelle loro "paghette"? Ciao e complimenti questa rubrica ben strutturata, continuerò a seguirti.
Manuela <manurent@yahoo.com>
Milano, - Tuesday, 13 August 2002 ore 11:49:20 (CEST)


Ne ho rovinato un altro. Pazienza. Continua così anche te, Francesco. Sapere di essere letto è la cosa più bella che può succedere a uno che scrive. Altrimenti sarebbe un po' come se un cantante, dopo l'ultimo assolo, si accorgesse di non essere ascoltato, un pollo arrosto non venisse mangiato o una legge già approvata dal Parlamento (leggi: centro-destra) non bloccasse il processo nel quale sono imputati il Cavaliere e l'Avvocato. Ok, smetto, sennò dicono che è una rubrica troppo politica e perdo lettori. E poi chi la sente la Web. Sto scherzando, ovviamente.
Diego Pretini

- Thursday, 08 August 2002 ore 21:28:12 (CEST)


Sono un assiduo frequentatore di ElbaSun, la tua rubrica mi piace continua così. Complimenti e buon lavoro.
Francesco <lifemenfree@yahoo.com>
Udine, - Thursday, 08 August 2002 ore 15:36:06 (CEST)


Dice così solo perchè è stata la prima a mettere in giro questa voce che sarei un noiosissimo pignolo. E soprattutto perchè è colei che mi ha fatto così.
Diego Pretini

- Sunday, 04 August 2002 ore 21:12:40 (CEST)


Ogni tanto aggiorno la lettura dei tuoi articoli. I complimenti mi sembrano scontati, sei sulla strada dell' esperto osservatore, ottimo esercizio, propedeutico alla professione tua (speriamo) futura. Ti voglio bene E non c'è bisogno della firma
lasolachesipuòazzardareachiamartipignolo <sc0204@libero.it>
livorno, - Sunday, 04 August 2002 ore 18:37:42 (CEST)


Abbattetela. A fucilate. E' evidente che Aurora non ha ancora capito che le parole che scrive al Pignolo vengono pubblicate direttamente, senza il mio filtro. Perchè sennò la smetterebbe di farmi tutti questi complimenti (immotivati, per altro) in pubblico. E' altresì evidente che Aurora è eroinomane e, quando è in crisi di astinenza, tende a fare i complimenti un po' a tutti. Una volta disse addirittura che Studio Aperto era un telegiornale, pensate un po'. Per finire devo spiegare all'enorme pubblico che mi legge perchè Aurora ha sottolineato l'accento di "dà". Non è che si mette a sottolineare tutti i segni della lingua italiana scritta (accenti, apostrofi, virgole, punti, due punti, tre, ma sì, abbondiamo). Non è pazza. Almeno credo. Ma ha sottolineato l'accento perchè tutte le volte che scrive in chat, mette la terza persona singolare del verbo "dare" senza accento. E può il Pignolo stare zitto davanti a una scempio del genere? Forse capisco perchè mamma continua a ripetermi "Rimarrai zitello".
Diego Pretini

- Wednesday, 26 June 2002 ore 21:00:37 (CEST)


Non è che mi vergogno...magari mi dà (guarda un po' l'accento!!) noia...questo è il tuo spazio e io vengo qui a scriverti quando potrei farlo anche in chat. Però devo ammettere che pubblicamente fa tutto un altro effetto...quindi ti ringrazio per "il pubblico ideale" e soprattutto per "l'amica". Non posso fare a meno di riririririririririfarti infiniti complimenti e chiederti di continuare così. Aurora
Aurora <aurorabunny@hotmail.com>
- Wednesday, 26 June 2002 ore 11:30:12 (CEST)


Vedete? Ho sbagliato anche a cliccare sulla finestra. Comunque il testo vero è il seguente. E' evidente che Aurora è una mia amica, poichè il livello dei complimenti è irreale. "Fammi ridere" può anche andare. Ma "Fammi pensare", andiamo... Però dico pubblicamente (sottolineo pubblicamente, perchè si vergogna di scrivere in questa specie di forum, figuratevi com'è fatta) che Aurora è il mio pubblico ideale. Quando parliamo e faccio le battute, lei ride anche per le più brutte. Dico una cosa e mi dice Hai ragione, anche se è la più idiota (che ne so: "Saranno Famosi è una bellissima trasmissione"). Legge in continuazione, tutte le sere, questa rubrichetta piena di scarabocchi e mi dice che "scrivi bene", anche se sbaglio i congiuntivi. La cosa brutta di Aurora è che è fidanzata. Beato lui.
Diego Pretini

- Tuesday, 25 June 2002 ore 22:14:52 (CEST)


E' evidente che Aurora è una mia amica, poichè il livello dei complimenti è irreale. "Fammi ridere" può anche andare. Ma "Fammi pensare", andiamo... Però dico pubblicamente (sottolineo pubblicamente, perchè si vergogna di scrivere in una specie forum, figuratevi com'è fatta) che Aurora è il mio pubblico ideale. Quando parliamo e faccio le battute, lei ride anche per le più brutte. Dico una cosa e mi dice Hai ragione, anche se è la più idiota (che ne so: ". Legge in continuazione, tutte le sere, questa rubrichetta piena di scarabocchi e mi dice che "scrivi bene", anche se sbaglio i congiuntivi. La cosa brutta di Aurora è che è fidanzata. Beato lui.
Diego Pretini

- Tuesday, 25 June 2002 ore 22:02:32 (CEST)


Come potevo, in quanto tua più sfegatata fan, non scriverti niente?? Continua così Diego... fammi divertire e fammi pensare. Aurora
aurora <aurorabunny@hotmail.com>
- Tuesday, 25 June 2002 ore 21:18:49 (CEST)


Non è per alimentare luoghi comuni, ma come il Pignolo si è trasformato in Pedate Pedanti, si è affacciato il primo interlocutore maschio. Questa era solo un’annotazione. Ed eccomi a rispondere a Massimo che quando mi ha spedito la sua lettera dall’altro capo del mondo si gioca l’ennesima buffonata ai Mondiali, cioè Spagna-Corea del Sud: altri due gol annullati (e buoni come il pane) agli avversari dei padroni di casa. Proprio la squadra coreana mi dà lo spunto per risponderti, Max. Perché, vedi, come ho già detto, Italia-Corea e Spagna-Corea sono state di una serietà clownesca (e ancor prima Corea-Portogallo). Però che i coreani vadano ad una velocità felina è innegabile. Hiddink (allenatore olandese della Corea, che ha allenato la più grande squadra del mondo, cioè il Real Madrid, portandola al titolo mondiale con la coppa Intercontinentale) spiega come i suoi ragazzi facciano a mettere in crisi (sul piano atletico) qualsiasi squadra: “Hanno fame di vittorie. Quando ci sono gli allenamenti anche più duri e insopportabili non battono ciglio e si mettono a lavorare. Gli europei, invece, sbuffano e ti guardano storto”. Io ci credo. Soprattutto quando parla degli europei. E poi la fame di vittorie, dice Hiddink. Si dirà, allora: ma l’appetito non vien mangiando? Sarà, ma la differenza di passo che s’è visto tra gli italiani (lessi, passivi, privi del minimo pressing) e i messicani (sempre in movimento: a me è rimasto negli occhi il chilometraggio dell’esterno sinistro capellone Arellano). E’ vero, alcuni dei nostri campioncini sono un po’ viziati. I nomi che hai fatto sono giusti, in particolare i due italiani. Ma poi penso anche ad altri che non sono affatto così, come Tommasi e Sanetti che si sono fatti un mazzo tanto per tutti gli altri. E’ il loro mestiere, certo, “li pagano fior di miliardi”, come dice chiunque respiri e abbia più di 10 primavere, ma che loro siano viziati non mi riesce proprio di dirlo. Sugli arbitri, invece, ho già detto tanto, forse troppo. E’ una categoria che io ritengo indispensabile, innanzitutto. Che può sbagliare e li difenderò sempre. Ma a volte danno la netta impressione di voler essere loro i protagonisti. Ci sono gli inglesi (l’arbitraggio che preferisco, anche se non in maniera estrema, ovviamente) e ci sono gli ecuadoriani che fischiano la trattenuta in area (nel campionato italiano le partite finirebbero 54-54) o la simulazione che proprio simulazione non è (Inzaghi sarebbe squalificato a vita, per dire). Quando poi l’arbitraggio palesemente pende da una parte (vedi Corea), be’ allora ti incazzi di brutto. L’ultimo dato, per chiudere. L’Italia senza gli errori arbitrali avrebbe vinto tutt’e quattro le partite che ha giocato ai Mondiali. A quest’ora Trapattoni sarebbe il nuovo Giuseppe Garibaldi. Carraro verrebbe proposto come Presidente del Consiglio e i ventitré giocatori (anche Abbiati che non avrebbe giocato mai) sarebbero Ulisse (Vieri) con i suoi compagni epici. Ma l’Odissea l’hanno fatta finire prima del possibile altre mani. Anzi: altri fischi. Non mi leggere troppo, Massimo. Non faccio bene agli occhi.
Diego Pretini

- Saturday, 22 June 2002 ore 21:15:38 (CEST)


Quello che dici è quasi tutto vero, ma proprio a proposito dei tanti soldi che girano nel baraccone del calcio, non può darsi che i facili guadagni di personaggi ( per non fare nomi) tipo Zidane, Totti, Del Piero, Tresegue ecc.ecc, abbiano, a questi signori, appannato un pò la voglia di giocare/combattere che hanno tanti giovani come i ragazzi del Senegal, per i quali tifo anche io ? Degli arbitraggi è meglio non parlare, perché se è vero che arbitrare non è una professione ma una attività meramente dilettantistica, è altrettanto vero che chi si occupa per 364 giorni l'anno di galline e maiali, non può il 365° giorno arbitrare con competenza una competizione mondiale. Se continui a scrivere, continuerò a leggerti!
Massimo Attems <attemax@libero,it>
Cisterna di Latina, - Friday, 21 June 2002 ore 09:00:53 (CEST)


Premesse. 1) Le lettere al Pignolo non hanno nessun tipo di filtro. Una volta ciccato “Invia la lettera” quello che avete scritto e quello che non avete scritto arriva direttamente nell’archivio delle lettere. Ecco perché il signor Angus… Anzi, no. Signor Angus suona male, non so perché. Diciamo che tale Angus non è riuscito nell’intento di parlare con me privatamente. O piuttosto ha finto di non riuscirci. 2) Io non ho mai scambiato neanche una sillaba con quest’essere umano (che sarebbe Angus, se non si fosse capito). Quindi il periodo “Così ho provato, sulla base delle conversazioni con te a buttarlo giù. Alcuni punti ho pensato di lasciarteli bianchi perché ricordo che avevi un sacco di cose in mente ma non riesco a metterle in ordine” che chiude la sua specie di lettera è frutto di insanità mentale o di insondabile fantasia. Una fantasia così forte che è riuscito ad inventare un Pignolo che parla con lui. Divino. 3) Non ho nulla contro i No Global, anzi. Appoggio molte delle loro teorie anche se mi fa paura entrare in un corteo di questi. Da una parte (quella dei no-global) c’è sempre il gruppetto di esagitati imbecilli magari annacquati con qualche cretino dei black-bloc. Dall’altra (forze dell’ordine) ci sono degli esaltati che abusano (dal latino ab + usus: utilizzo oltre) della loro posizione. Detto per inciso il sito del tal Angus (nome da fumetto, bisogna ammetterlo) è anche fatto benino e ci sono tante cose interessanti. Anzi, visto che io mi sento più signore di lui, faccio pubblicità al suo sito. Ecco l’indirizzo e andate a leggere qualcosa di bello (parlo di filosofia, per esempio): http://how.to/ose . Conclusione. Io non scriverò mai per Angus per il semplice fatto che innanzitutto ha fatto arrabbiare la mia Web (e questo non va bene) e poi ha cercato con dei trucchetti di tirarmi dentro una storia che non ho mai conosciuto. Per esempio questo bel progetto “Oikos kai poleis” (per favore chi conosce il greco mi aiuti a tradurlo. Credo significhi “occhi sulla città” o qualcosa di simile). Tutto bello nelle parole di Fungus o come diavolo si chiama, tanti bei disegni che io approverei subito. Il problema è che Angus parla come Berlusconi. Dice cosa fare, ma non dice mai come. Ripeto: tutto molto bello. Ma manca solo un sole che ride e i fiori che cantano e poi diventa Cartoonia. Un’ultima cosa. Quei punti bianchi che mi ha lasciato l’essere (perché avevo “un sacco di cosa in mente”, ricordate?) riguardo all’ “Osservatorio Ambientale sulla qualità della vita” e sullo “sviluppo ecoturistico di qualità” li riempio non vi preoccupate. Ecco come. MA vaf…angùs. Complimenti per aver scelto Elbasun. Il sito dell'Isola D'Elba.
Diego Pretini

- Monday, 13 May 2002 ore 01:01:08 (CEST)


Caro Pignolo, non pubblicare il testo che segue. Te lo mando solo perchè tu possa essere informato su quello che sto facendo con il Social Forum. Inoltre, c'è il mio sito dinamico (mai definitivo, perchè i links cambiano e le pagine sono in continua trasformazione) dove vorrei accogliere ed ospitare qualcosa di tuo. Pertanto ti invito a scrivere qualsiasi pignoleria e mandarmela a occhisullelba@eml.cc Intanto dai una sbirciata a http://how.to/ose (che sta per Heart Of the World To Occhi Sull'Elba. Di seguito una bozza di progetto per il Presidente della Regione: OIKOS KAI POLEIS - Progetto di recupero dell’Isola d’Elba. Indice degli argomenti: a) Il progetto “Oikòs kai Polèis” si divide in 6 punti complementari. Programmi di collaborazione tra Elba Social Forum e Regione Toscana. 1. Sistema di trasporti intelligente. 2. Recupero lavoratori marittimi. 3. Parcheggi, rotonde, piste ciclabili e centri storici pedonali. 4. Chiusura Industria Mineraria moderna. 5. Servizio di Polizia/Pulizia Forestale. 6. Incentivazione Artigianato e Agricoltura Locali. b) Analisi propositiva per una politica futura eco/sociocompatibile. Tavoli di studio sulle prospettive ambientali e economiche dell’Elba. 1. Istituzione Premio Letterario su temi etici per le scuole. 2. Osservatorio Ambientale sulla qualità della vita. 3. Programma di sviluppo ecoturistico di qualità (trekking, cure termali, aria buona, prodotti genuini). COLLABORAZIONE CON LA REGIONE TOSCANA. Sistema di trasporti intelligente. Una rete “metropolitana” di trasporti pubblici che collega tutte le località elbane tra loro come i quartieri di una grande città. Mezzi poco ingombranti (max 30 posti) per ovviare al pericolo delle invasioni di corsia che interessano tutti i mezzi che superano i 7 o 8 metri di lunghezza. Sistema di autofinanziamento tramite il tragitto-dinamico; toccando cioè precise località a richiesta di privati o aziende che lo richiedano dietro previo pagamento di una tariffa forfetaria, per esempio: un autobus farà una deviazione dal percorso stabilito per fermarsi davanti a un albergo convenzionato. Incentivare lo sviluppo di questo progetto limitando a 1000/al giorno lo sbarco degli automezzi sull’isola, educando così i visitatori a lasciare l’auto a Piombino, dove ci sarà un parcheggio possibilmente a livelli sotterranei. [cfr. Progetto Sviluppo Turistico Città Medievale di Piombino]. Recupero Lavoratori Marittimi. Localmente non si avranno ritorsioni da parte dell’industria dei trasporti marittimi, poiché non si può prescindere dal coinvolgimento dei suoi lavoratori. I posti di lavoro tagliati dal settore marittimo verranno restituiti nel settore dei trasporti pubblici stradali. Parcheggi, Rotonde, Piste Ciclabili e Centri Storici Pedonali. La struttura logistica dei trasporti prevede inoltre Piani Urbani di Logicizzazione del traffico. Il Social Forum realizzerà un progetto che prevede lo studio di Rotonde al posto dei molti incroci pericolosi presenti; Piste Ciclabili che permettano lo sviluppo del turismo-ciclistico, con un miglioramento della sicurezza e della comodità del ciclista, oltre che la nascita di imprese turistiche locali specializzate nella bicicletta; la ristrutturazione secondo criteri intelligenti dei Centri Storici e la loro chiusura al traffico, in accordo col sistema di trasporti intelligente. Chiusura delle Cave di terra. Lo sviluppo ambientale del turismo a salvaguardia dell’ambiente e dell’economia della nostra isola non prevede ulteriori smembramenti di montagne con la conseguente deturpazione del paesaggio nei suoi panorami e nell’equilibrio idrogeologico. Pertanto è inevitabile la chiusura delle Cave e il recupero della sua forza lavoro nel settore dei trasporti e in quello della Polizia Ambientale. Servizio di Polizia Ambientale. Al di là delle responsabilità specifiche – che sono questioni giuridiche da affrontare in separata sede, l’ecosistema dell’isola d’Elba versa in condizioni pietose. Andando per boschi è più facile incontrare uno scaldabagno piuttosto che un fungo porcino, un cacciatore piuttosto che un fagiano, i rottami di una vecchia auto piuttosto che un punto di ristoro. Occorrono urgentemente due soluzioni: la costituzione di una squadra di Operatori Ambientali per pulire e mantenere pulito, visto che l’Ente preposto si è disinteressato totalmente al problema; una seconda squadra di Vigilanti Ambientali che impediscano con sanzioni e formazione il ripetersi di tali incresciose abitudini, visto che la Guardia Forestale risponde soltanto ad appelli di delatori anonimi. Incentivi per l’artigianato e l’agricoltura locali. Realizzazione di un progetto di sviluppo delle attività ecocompatibili, che prevede l’educazione dei cittadini al riconoscimento delle qualità della vita rurale e all’ottenimento di finanziamenti per la realizzazione di aziende agricole e artigiane. PROSPETTIVE AMBIENTALI, SOCIALI ED ECONOMICHE. Premio Letterario Etico. Il Social Forum istituirà un premio letterario annuale tra tutte le scuole dell’isola su temi etici. Attorno al premio si snoderanno altre iniziative, dibattiti, seminari, per la formazione dei giovani ad una sempre crescente sensibilità verso un’etica ambientale, sociale e civica. Osservatorio sulla qualità della vita. ………………………………………………………………….etc. etc. ………………………………………………………………….etc. etc. ………………………………………………………………….etc. etc. ………………………………………………………………….etc. etc. ………………………………………………………………….etc. etc. ………………………………………………………………….etc. etc. Sviluppo ecoturistico di qualità. ………………………………………………………………….etc. etc. ………………………………………………………………….etc. etc. ………………………………………………………………….etc. etc. ………………………………………………………………….etc. etc. ………………………………………………………………….etc. etc. ………………………………………………………………….etc. etc. Nota: Pensavo a presentare un elenco di richieste specifiche alla Regione, visto che non capita tutti I giorni… Così ho provato, sulla base delle conversazioni con te a buttarlo giù. Alcuni punti ho pensato di lasciarteli bianchi perché ricordo che avevi un sacco di cose in mente ma non riesco a metterle in ordine. Ciao, Angus p.s. ho visto un Angus sul Forum di Elbalink. NON SONO IO!
angus <angusclouds@hotmail.com>
Marciana Marina, - Saturday, 11 May 2002 ore 12:27:01 (CEST)


Ti devo confessare due cose, cara Manuela. La prima è: grazie per il "grande", ma ti devo dare una brutta notizia: non supero il metro e settantotto e più grande di questo non sono. (A parte gli scherzi: ti ringrazio sinceramente, dimmi quando qualcosa non ti piace, per la par condicio). La seconda: il fatto che mi leggano anche in Svizzera mi fa un effetto strano. Davvero. Se una svizzera (nel senso di donna elvetica, non di hamburger) si mette a leggere il Pignolo è brutto segno. Vuol dire che in Svizzera hanno, sì, tutte le cose più belle del mondo (il gioco dei quattro cantoni, la cioccolata, gli orologi, la neve, le banche e l'aver fatto una sola guerra in duemila anni, contro Giulio Cesare, per altro), ma gli manca qualcuno che li tira un po' su di morale, che gli faccia un po' ridere. Eventualmente, prendete qualche comico da noi. Sapete, cari svizzeri, qui da noi i comici non sono ben visti. Per finire voglio sottolineare che ancora una volta è una donna a scrivere al Pignolo. E questo non può farmi che piacere. Mi chiameranno a scrivere su Donna Moderna. Donne, complimenti per aver scelto il Pignolo.
Diego Pretini

- Thursday, 09 May 2002 ore 23:54:38 (CEST)


Ciao sono una tua ammiratrice, volevo congratularmi con te. L'ultimo pezzo quello delle "Scuole" mi ha fatto veramente divertire. Continua così sei veramente GRANDE.
Manuela <manu@elbasun.com>
Lugano, - Thursday, 09 May 2002 ore 19:32:34 (CEST)


Non so proprio da dove iniziare, ad essere sincero. Deve essere periodo di particolare prolificità digitale (riferito alle dita), visto che anche la seconda lettera consecutiva supera la lunghezza Fa piacere, intendete bene. Vuol dire che dico delle idiozie che fanno pensare. Nel bene o nel male. Ma dopo i complimenti aspetto con fiducia le critiche. Dei berlusconiani, per esempio. Ce ne sarà qualcuno tra i miei lettori, cavolo. Non è possibile che mi leggano solo sinistroidi. Stella, alla tua orazione economico-politico-filosofico-pedagogica è difficile rispondere qualcosa di intelligente. Hai detto tanto, quasi tutto quello che penso. Chissà perché… Hai detto che: 1) “I soldi discriminano extracomunitari e non”. Chi ce l’ha può e chi non ce l’ha non può nulla. Ieri sul giornale c’era un titolo: un’università americana ha scoperto che i soldi fanno veramente la felicità. E ci voleva l’università americana? 2) “Inutile illudersi: il signor Quarto è difficile che cambi nome e diventi il signor Primo”. Mission Impossibile, direi. 3) “Inutile illudersi: i guadagni del signor Primo non avvantaggeranno mai il signor Quarto”. Questo lo pensa solo il nostro Presidente del Consiglio, credo. Alzi la mano chi lo pensa. 4) “Inutile illudersi, niente magie.” Chi dice che le cose sopra sono possibili, lo fa o perché è davvero tarato mentalmente o perché vuole trarre vantaggi dal farlo credere alla gente. 5) “La scuola deve insegnare a riconoscere la realtà dall’illusione”. E’ come la diretta tv e la fiction. Il Commissario Cattani è morto solo alla televisione. Passatemi il paragone. Siamo nell’era di Mediaset. 6) “La scuola deve far faticare per vedere venir fuori i meriti”. Poi c’è chi ha culo e chi non lo ha. E ci consegniamo tutti nelle mani di Dio Destino. 7) “Un bambino di 5 anni può andare benissimo a scuola”. Mia nonna a cinque anni ascoltava a malapena la radio e non varcava mai la soglia del terrazzo. Come dice il sociologo Joshua Meyrowitz “oggi un bambino conosce il mondo senza aver mai avuto il permesso di attraversare la strada”. Come? Con tv, radio, Internet, foto sui giornali… 8) “Materie minori, materie a pagamento, conoscenza generale solo per alcuni: questa è la riforma per i nostri ragazzi?”. Proprio ieri c’è stata la prima bocciatura nel Consiglio dei Ministri della riforma “Croce e Letizia”. Hanno votato contro An e Ccd. Contiamo su di loro, ormai. 9) “Tutti hanno il diritto a una conoscenza generale”. Perché il figlio di una “tuta blu”, come la chiami te da adolescente degli anni Settanta, deve poter accedere ad un’università quanto un figlio di un “camice bianco”, per esempio. (Ho preso una professione a caso. Non ho nulla contro i dottori. Anzi. Anche se ogni tanto le parcelle…). 10) “Dovremmo insegnare che insieme alla fatica dello studio si potrebbero conquistare un grande benessere intellettuale, la libertà di pensiero e di parola, nel diritto garantito della frequenza alla scuola pubblica. Stiamo insegnando il peggio: la superficialità, l’importanza estrema dell’immagine, la materialità del denaro.” Ma non abbiamo mica Umberto Eco, Nelson Mandela o Martin Luther King al governo. Abbiamo gente molto più simpatica. Non so: Maurizio Gasparri, Letizia Moratti e Paolo Bonaiuti. E purtroppo è stato mandato via a pedate nei fianchi Carlo Taormina. Reo di aver detto quello che pensa Berlusconi. 11) “Stiamo insegnando ai nostri ragazzi ad uniformarsi”. Uniformare il pensiero è la cosa più schifosa che si possa solo pensare. 12) “Perché conformarsi? Perché sottomettersi? Perché uniformarsi? Non è forse piacevole dare forma ai propri pensieri senza che essi siano uniformati? Perché sottometterli e non confrontarli con quelli degli altri? Questo è creare”. Già. Ma all’interno della particolare corrente di pensiero che ci governa non è accettato il confronto. L’idea è una, di uno solo. Se è così bene. Se non è così, va bene lo stesso. E’ brutto dirlo, ma è così che ci governano dall’11 giugno. 13) “Dire le cose per conforntare i pensieri e, alla fine, crescere. Sempre. Anche quando si è "vecchi" come me.” E giovani come me. Grazie, mamma.
Diego Pretini

- Sunday, 13 January 2002 ore 16:29:30 (EST)


Caro Diego, i tuoi appunti hanno sollecitato in me una serie di riflessioni che si tuffano nel mare dell’apparente controsenso (perché in fondo, ma proprio in fondo, un senso ci sarà, almeno spero…) di tutto questo modo, disinvolto, ma impari e diseguale, di portare avanti la ‘res publica’. Mai come adesso che mi disinteresso quasi totalmente dal mondo che mi circonda (in senso generale) avverto l'importanza negativa del potere economico che, d'altra parte, è sempre stato un discriminatore sociale, e non solo per coloro che vengono nel nostro Paese con una speranza in tasca. Anche, ma non solo per quelli. Forse non c'entra nulla, ma dal momento che mi piace vedere le cose a trecentosessantagradi, mi viene da fare un'altra riflessione. In questo momento, chi ha la ricchezza, non solo la ostenta, perdendo l'umiltà di essere umano, ma lascia al mondo solo generiche illusioni: 1.che il Sig.Quarto possa, (per seguire l'esempio che hai fatto), trarre benefici dai “guadagni” del Sig.Primo, ma potremmo anche aggiungere 2.la possibilità per il Sig. Quarto (non si sa bene quando e come), possa arrivare ad essere il Sig. Primo, assaporando direttamente la gioia e il gusto di tutti i benefici. Il tutto con una magia. E non è poco, non è poco davvero. Con una magia, attenzione bene….. con un’illusione. -Vedete quanto sono stato bravo io?- Bidibobidìbù…………. -Vedete quanto siamo belli noi?- Bidibobidìbù…………. Tenendo bene in mente il detto dei nostri vecchi "Chi semina raccoglie", credo sia importante sottolineare quanto e, soprattutto, che cosa si sta cercando di "seminare" nelle nuove leve del mondo futuro. Sto parlando della scuola, delle istituzioni scolastiche, che mi stanno così a cuore. La scuola infatti ha il ruolo primario nel far comprendere ai ragazzi la distinzione tra realtà (vita) e illusione (magia). Scuola significa studiare, scuola significa faticare, scuola significa meriti, scuola significa anche vita sociale e perciò stesso anche aspettative e delusioni. E allora che dire della riorganizzazione dell’ordine e del grado scolastico? Non voglio entrare nel dettaglio della riforma scolastica annunciata da S.M.Regina Moratti.(imprenditrice finora, improvvisata pedagogista da questo momento), ma la mia intenzione è solo quella di sottolineare due punti. Molti avranno avuto la possibilità di vedere, per esempio, quanta differenza c’è fra il cosiddetto ‘asilo’ di una volta e l’odierna ‘scuola materna’, (non tutti sono a conoscenza che le scuole materne sono passate, negli anni Ottanta, attraverso il ciclone rivoluzionario, in senso buono naturalmente, Frabboni, pedagogista dell’Università di Bologna). Molti avranno notato, giustappunto, la vivacità intellettuale dei bambini di cinque anni. Perché negare l’entrata alla scuola primaria all’età dei cinque anni? Timori? Paure? E che dire poi delle materie che sono state classificate come “minori” e quindi assorbili solo con opzioni a pagamento? Queste sono solo alcune note descrittive della riforma scolastica (ri-forma: quale forma?). Questo è ciò che vogliamo insegnare ai nostri ragazzi? In questo modo vogliamo formare le generazioni future? E non parlo solo della formazione della futura classe dirigente, ma parlo anche della cultura di base che ogni operaio (le famose “tute blu”) ha il sacrosanto diritto di pretendere, in quanto essere umano. Dove sta la coscienza e la consapevolezza dell’essere umano? Dov’è andato a finire il senso della Historia? Illusione e delusione: questo è ciò che le nuove leve riusciranno ad assimilare. Dovremmo insegnare che insieme alla fatica dello studio si potrebbero conquistare un grande benessere intellettuale, la libertà di pensiero e di parola, nel diritto garantito della frequenza alla scuola pubblica. Stiamo insegnando il peggio: la superficialità, l’importanza estrema dell’immagine, la materialità del denaro. Stiamo insegnando ai nostri ragazzi ad uniformarsi. Uniformis: che ha la stessa forma, uniforme. E mi vengono in mente, gli abiti prescritti, durante il servizio, per le bidelle della scuola, oppure per gli impiegati delle Poste o delle banche, ecc.ecc. che di per sè hanno una loro funzione. Ma, mi chiedo, si può uniformare il pensiero? Per me la parola uniforme non ha un vero e proprio significato positivo, per me è negativa; perché il significato insito a questo aggettivo è statico e non dinamico; l’abito uniforme è un abito grigio; il moto uniforme è un movimento che mantiene sempre la stessa velocità; il terreno o il suolo uniforme è un terreno o un suolo senza risalti. E allora? Non è monotono? Nell’idea intrinseca di “forma” trovo invece già l’accenno al movimento, la forma viene creata, plasmata, prima di acquistare un’immagine e quand’anche essa venga ad assumere un’idea stabile del pensiero umano, essa non è statica. Non abbiamo ancora fatto i conti, infatti, con il tempo e con lo spazio, le vecchie categorie aristoteliche, che sono sì antiche ma fissano stabilmente, caratterizzano un oggetto e ne delineano i caratteri principali, modificandoli con il loro passaggio. E poi, la forma è connessa alla nostra materia, non si può concepire la materia senza la forma: la forma è l’idea necessaria ed universale dell’essere, in quanto la pura forma è quella che, senza mescolanza con la materia, fa riferimento alle sostanze divine, sublimandosi. E non è il nostro caso: noi siamo esseri umani: forma e materia, pensiero e materia. Libertà di pensiero e di forma è anche libertà di materia. E qui ritorno a parlare di uniforme ed uniformare: che dire se si pensa che esso può significare anche conformarsi, sottomettersi? Perché conformarsi? Perché sottomettersi? Perché uniformarsi? Non è forse piacevole dare forma ai propri pensieri senza che essi siano uniformati? Perchè sottometterli e non confrontarli con quelli degli altri? Questo è creare. E, per i bambini, ci si preoccupa della magia di Potter? Dobbiamo pensare che ci sia un’intenzione nel non voler attuare quel progetto pedagogico che segua ogni bambino da vicino fino a che non sia diventato adulto? Dobbiamo pensare che siano intenzionali lo scarsissimo impegno a far migliorare la scuola, ad investire sul pensiero dei giovani? Dobbiamo pensare sia intenzionale lo sfociare in un progetto educativo che si mostri solo patrimonio di pochi dei nostri giovani, dei perbenisti e del galateo, anziché la formazione di personalità creative, atte a programmare i pensieri e le intenzioni? Mi sono dilungata troppo, me ne sono resa conto solo ora, ma di cose da dire ce ne sarebbero proprio tante. Dire le cose per conforntare i pensieri e, alla fine, crescere. Sempre. Anche quando si è "vecchi" come me. Stellacometa, 12 gennaio 2002 Caro Diego, toscana, anzi, tua concittadina, apprezzo molto gli accenti che riesci a mettere sui controsensi e le assurdità che di volta in volta ti (e ci) presentano. Benché non sia pignola come te, riesco a seguirti nelle tue perplessità e ti dirò che molto spesso mi trovi d’accordo. Cercando di seguirti nel penultimo tuo articolo, quello del Sig.Primo e del Sig. Quarto, per capire. Beh… rimanendo sul comico, sai a volte penso ad un’ipotetica conferenza stampa se la “iena ridens” fosse stato livornese: ma tel’immagini? - Deh…. Che dici? Il potere? Visto e preso….. Perché voi di vì e voi di ‘va, voi di sopra e voi di sotto………..Toh! o Allora noi? ‘Un vorrai mi’a mette’ eh? Ragazzi….. ma m’avete visto bene? ‘un confondiamo! –
stellacometa <stellacometa@elbasun.com>
elbasun, - Saturday, 12 January 2002 ore 05:39:20 (EST)


Mi verrebbe da non rispondere. Primo perché non credo che Luigi volesse scrivere alla mia rubrica. Troppo serie le cose che ha scritto. Impossibile che volesse spedirle veramente al Pignolaccio. Secondo perché mi sono demoralizzato dopo che ho capito che il buon Luigi stava interagendo con questo Pignolo marcio non perché lo volesse davvero, ma piuttosto per colpa di un refuso tecnico (senti che lessico: a leggere Orabona si inizia a scrivere bene…) o, come suggerisce il mio consulente informatico (mamma), di un virus che sembra spedire cose a caso agli indirizzi degli Elbasuniani (a me è già successo tempo fa). Quindi occhi aperti Web-Mastri. In ogni caso ho letto buona parte della lettera per cercare un nesso con i miei pezzi, con una mia frase. Niente. Ma ’lunico motivo che mi viene in mente che potrebbe aver spinto Orabona a scrivere su pedagogia e psicologia dei bambini è il comportamento di Silvio Berlusconi, di cui ho parlato già troppo. Si sarà detto Orabona: guardate il Cavaliere Ridens e vi verrà voglia di educarli bene, i vostri bambini. Il motivo per cui ho finito di leggere le parole di Orabona, invece, è un altro. Semplicemente mi è servito per quello che studio. Darò il mio primo esame universitario il 28 gennaio in Educazione ai Media. E si parla di bambini. Orabona senza alcuna volontà mi ha fatto ripassare. Grazie, Luigi. Grazie, virus maledetto.
Diego Pretini

- Friday, 11 January 2002 ore 15:27:23 (EST)


EDUCAZIONE D'OGGI Oggi, ancor più del passato, fiumi interminabili di paroloni si riversano su libri e riviste, pretendendo di dare un volto sempre più nuovo all'educazione del fanciullo. Ne trasformano di continuo il contenuto, ne modificano i processi di apprendimento e ne moltiplicano i metodi d'insegnamento, attraverso una nomenclatura sempre più artefatta e "paroloneggiante" (altrimenti come si fa a creare una educazione nuova?!). Si è perfino giunti a dare un termine più consistente e più vistoso alla stessa parola "educazione". Oggi, infatti, chi vuole essere ritenuto un avanguardista in campo pedagogico non dovrà più parlare di "educazione", termine ormai divenuto insipido ed obsoleto; ma dovrà parlare di "formazione", termine molto più appariscente ed accattivante. Comunque, anche quest'ultimo è destinato ad essere cestinato prima o poi, ossia non appena lo deciderà il mistificatore di turno della parola, investito di una certa autorevolezza in materia. Insomma, a parer mio, si sta facendo solo uso a dismisura di vuoti concetti astratti, sena tener conto per niente della vera natura del fanciullo. Il quale, a sua volta, non chiede altro che potersi svolgere umanamente e secondo natura, come è avvenuto per millenni, senza che la persona preposta alla sua educazione si riempia prima di concetti astratti attraverso la lettura di testi pedagogici e la frequenza di corsi di aggiornamento. A tale proposito, non mi risulta che gli animali adulti, prima di accingersi ad impartire ai loro cuccioli tutte quelle nozioni che permetteranno loro la sopravvivenza, ricorrono a testi di pedagogia o a corsi di aggiornamento. Eppure i loro piccoli giungono con sorprendente rapidità ad una efficiente maturità! Lo stesso discorso valeva per i figli dei contadini di una volta (quelli che la scuola se la sognavano!). Essi, pur non venendo guidati da persone che facevano strage di testi pedagogici, davano prova di essere più maturi (anche se meno informati in certi aspetti della vita) dei bambini di città, nonostante questi ultimi venissero bombardati in continuazione da metodi nuovi e da sperimentazioni di ogni genere, con l'intenzione di farne dei veri prodigi! Quanto sopra sta a dimostrare che la formazione del fanciullo non dipende dalla preparazione specifica dell'insegnante, che quasi sempre la ostacola; ma dipende unicamente dalla libertà di dire e di fare che gli si offre, purché quella sua libertà di dire e di fare non contrasti con la libertà di dire e di fare della piccola comunità di classe nella quale egli si trova ad operare. Quindi, nell'educazione del fanciullo, la funzione dell'insegnante diventa il principale problema da risolversi con urgenza nel modo più giusto ed umano. A mio avviso, prima bisogna tener presente che ogni fanciullo, come è sempre stato fin dall'età della pietra, oltre ai suoi coetanei di gioco, aspira ad avere un amico adulto, anche se in comune con altri, il quale sia il faro e il sostegno della sua piccola anima in maturazione, essendo consapevole che non tutte le volte egli può risolvere i suoi problemi. Perciò l'insegnante, più dei genitori, come l'amico più del fratello, diventa la persona di sua fiducia, a patto che egli non interferisca nel suo sviluppo spirituale ma lo ravvivi e lo illumini alla luce della sua esperienza umana. La sua, però, deve essere una esperienza che non risulti frutto di assidua lettura di testi pedagogici e psicologici, tanto meno d'intensa partecipazione a corsi di aggiornamento; anzi, essa deve essere frutto solo di quella sua vita di uomo comune e non artefatto, perché il fanciullo unicamente tale esperienza è abituato ad accettare e ad amare, per cui spontaneamente pretende di fare la sua conoscenza. Sì, proprio da una vita del genere l'insegnante può attingere davvero quelle situazioni e quei fatti concreti che a volte, più di un milione di libri scritti sul fanciullo, risolvono più efficacemente il rapporto docente-discente. Ma prima di passare alla funzione dell'insegnante nella scuola, bisogna chiarire se è giusto parlare di educazione o di autoeducazione, cioè bisogna stabilire: è l'insegnante ad educare o è il fanciullo ad educarsi? Infatti, sarà la risposta a tale domanda a chiarire la vera funzione dell'insegnante nella scuola di ogni tempo. Rifacendoci a quanto detto prima, ossia che il fanciullo per sua natura cerca una persona amica fra gli adulti, la quale risulti non una direttiva ma solo un sostegno ed una guida alla sua nel suo processo formativo, siamo indotti a ritenere che non si debba parlare più di educazione ma più correttamente di autoeducazione. Ce lo dimostra anche il fatto che il fanciullo è ribelle ad ogni tipo di ordine dell'adulto, in quanto lo giudica una interferenza nella sua formazione spontanea ed un atto di sopraffazione nei confronti della sua personalità. Invece egli si aspetta dall'adulto esclusivamente compiacimento per ciò che egli fa e risposte più esaurienti possibili ai suoi quesiti, quando vengono da lui formulati in relazione a ciò che vuole fare o costruire, secondo una sua esigenza interiore. Un altro fatto da decidere è se l'insegnante debba o non debba aggiornarsi in quella tanto decantata conoscenza della psicologia infantile, la quale, come tutte le scienze astratte, si presenta come una bandiera che muta continuamente direzione, a seconda della corrente d'aria da cui viene investita in un determinato momento. A mio parere, la stessa instabilità del contenuto della psicologia infantile deve indurci a ripudiarla nella maniera più assoluta. Questa mia affermazione indurrà tanti insegnanti a chiedersi: Dobbiamo allora contattare i nostri alunni, senza prima avere di loro una conoscenza scientifica? È esattamente così! Io sono convinto che, se vogliamo favorire un sano sviluppo spirituale del fanciullo, dobbiamo avere di lui non una "conoscenza scientifica", ma una "conoscenza affettiva". Infatti, egli non è una macchina fredda e non lo si può guidare scientificamente, proprio come se fosse un robot; al contrario, egli è un'anima tiepida, che tende a diventare un fuoco ardente. Da quando si è cominciato a manipolarlo col rigore della scientificità, lo si è privato di tutta la sua fantasia, di tutta la sua comunicativa, di tutta la sua semplicità ed ingenuità, rendendolo una cosa spenta incapace di dare frutti di una propria originalità. Ma che cosa s'intende per "affettiva conoscenza del fanciullo"? Con tale espressione si vuole semplicemente intendere una sua conoscenza da parte dell'adulto ottenuta non dallo studio di testi scientifici al riguardo, ma da una umana, disinteressata e desiderata immedesimazione nelle sue esigenze interiori. Ebbene, una conoscenza del fanciullo di questo tipo non è nuova, ma è esistita fin dagli albori del genere umano. A rifletterci bene, essa è insita nell'amore materno e rende la madre pronta a qualsiasi sacrificio, per venire incontro ai suoi figli. Quindi, come se ne deduce, l'affettiva conoscenza del fanciullo non può ritenersi una prerogativa solo degli insegnanti, visto che essa ha sempre costituito il fulcro di ogni ammaestramento materno; come pure può dimostrarsi un valido aiuto per tutti quegli adulti che intendono dedicarsi in qualche modo ai bambini. Tutti gli adulti, essendo degli ex-bambini, possono disporre di una simile conoscenza, la quale risulta sempre limpida e genuina, sicuramente più positiva di quella fornita da una psicologia astratta e da una pedagogia arida. Perciò anche l'insegnante, come adulto ed ex-bambino, per appropriarsi di tale conoscenza affettiva, deve solo ritornare ad essere fanciullo nella propria interiorità. Dopo tutte queste considerazioni, si comprende facilmente quale debba essere la vera funzione dell'insegnante nella scuola e si delinea senza equivoci il vero rapporto docente-discente. Fin dal suo primo contatto con la scolaresca, l'insegnante, facendosi aiutare dal ricordo della sua trascorsa infanzia, deve cercare di reprimere in sé tutto quanto lo rende adulto, cioè deve cancellare tutti quei bisogni e sentimenti che non sono di un fanciullo, cercando di diventare egli stesso fanciullo il più possibile. Deve fondare la sua opera educativa sull'amore, sulla comprensione e sul rispetto di ogni piccola persona a lui affidata, facendo di tutto per capirne la quasi totalità dei problemi, specialmente quelli più impellenti, e di aiutarla a risolverli con tatto e delicatezza, senza mai lasciarsi sfuggire il ricordo di sé bambino. In questo modo, l'alunno scorgerà in lui un vero amico, degno della sua fiducia e della sua stima; inoltre, accoglierà, come sacrosanto vangelo, ogni nozione da lui impartita, oltre che accettare, come legge necessaria e utile, ogni sua decisione. Visto quel è il vero metodo educativo, di quel metodo né astratto né artificioso, è assurdamente ridicolo pretendere dall'insegnante un continuo aggiornamento attraverso lo studio di testi psicopedagogici e la partecipazione a corsi di aggiornamento, che hanno la pretesa di risolvere ogni problema educativo e che invece si rivelano solo un sperpero non indifferente per le casse dell'Erario. Anzi, la mia personale esperienza mi rende consapevole che aggiornamenti di questo tipo danno solo come risultato una marcata nevrastenia in quanti si ostinano a favorirli e a coltivarli, con conseguenti danni catastrofici alla libera e spontanea maturazione dell'alunno, che avrà l'impressione di essere un'autentica macchina guidata da piloti nevrastenici! Concludendo, chi è preposto alla risoluzione del problema dell'educazione sappia tutto ciò, eviti di distogliere il docente dalla conoscenza di sé stesso, che è la sola conoscenza che permette di risolvere il problema educativo in modo positivo. Perciò non lo obblighi ad impegnarsi in assurde ideologie aride e comunque instabili, che possono soltanto trasformarlo in un perfetto automa capace di formare altri automi. Soprattutto tenga presente che l'educazione ha come fine la formazione non dell'insegnante ma quella del fanciullo! Luigi Orabona
Luigi Orabona <l.orabona@elbasun.com>
Varese, - Friday, 11 January 2002 ore 11:32:14 (EST)


Vedi, cara Patty, è un periodo strano, questo che stiamo vivendo. Dopo che il ticket per qualche caso più frequente era stato finalmente tolto con sollievo, il Ministero della Sanità ha appena confermato che verrà stabilito di nuovo il pagamento per malattie anche abbastanza usuali e addirittura per alcuni casi di Pronto soccorso, se verranno ritenuti “meno gravi” (uno quando si sentirà male si farà un esame di coscienza pensando: “sarò grave o no? Darò fastidio all’ospedale?”). E se ci pensiamo bene per vedere una televisione decente dobbiamo comprarci la parabola e il decoder. Lasciamo perdere (perchè ci vorrebbero tre tomi) il delicatissimo argomento della scuola proposta del ministro-manager Letizia Moratti. E mentre ci chiedono soldi su soldi, tagliano i finanziamenti alla ricerca scientifica. Stranezze dell’incompetenza di governare. Per ora, comunque, ci lasciano ancora respirare gratis. Ma, chissà, verrà poi anche il giorno in cui, alla sera, suona al citofono il funzionario (magari gelatinato, denti bianchissimi, doppiopetto: “a sua Immagine”) che risponderà “Due Euro, signora. Ponzato parecchio oggi, eh?”. I complimenti ve li faccio io, ragazze, che avete avuto il coraggio di far nascere finalmente l’interazione di questa rubrica, che non è solo quello che dice Il Pignolo, ma anche quello che dicono i suoi indispensabili lettori. Per chi scrive, il lettore è una delle due gambe. Senza il lettore, chi scrive è come una mano che vuole applaudire senza l’altra. Caspita, ragazzi, ma dovevo parlare di gabinetti per veder arrivare qualche lettera?
Diego Pretini

- Friday, 30 November 2001 ore 18:36:05 (EST)


Ciao Diego, ho letto la storia che per fare pipì c'è da pagare la tassa, ma dico è vero tutto ciò??? Se si, la cosa mi preoccupa e una domanda mi nasce spontanea (così direbbe Lubrano) se una famiglia di quattro persone ha necessità del bagno dovrebbe pagare 6.000 lire giusto? E se durante la giornata per ovvi motivi deve ripetere la stessa "procedura" siamo nell'ordine delle 12.000 lire, non oso pensare quante volte in un mese si possa ripetere questa "operazione"... Sono spaventatissima e preoccupata per la mia gestione familiare, infatti noi siamo una famiglia abbastanza numerosa e se ai costi fissi ci aggiungiamo anche quelli della tassa sulla pipì, beh non so proprio dove andremo a finire. Patty P.S. Complimenti per la tua rubrica
Patty <patty@elbasun.com>
Milano, - Thursday, 29 November 2001 ore 06:39:07 (EST)


Cara Marina, ti do una notizia: sei l’unica che interagisce con il Pignolo. Si vede che solo i pedanti si comprendono. Dai miei scarabocchi idioti hai estrapolato (un verbo usato un miliardo di volte al giorno) il lato serio. Hai ragione: c’è tanta, troppa gente in giro che se ne frega e, se potesse, piscerebbe anche nel lavandino. E ammesso che la facciano dentro il WC, non tirano mai lo sciacquone. Una cosa che odio, personalmente. M’immagino l’olezzo dei loro bagni. Chissà. E sorvolo sui bilioni di casi in cui entra uno con un Uniposca nero e scrive grosso: “DUX” e dopo un po’ entra un altro e con un Uniposca rosso scrive: “Hai fatto bene a scriverlo in bagno”. Io all’estero sono stato in Spagna, in Francia, in Austria e in Cekia. Ti confesso una cosa: parlando di bagni pubblici: peggiore delle nostre città è solo Praga, te lo giuro. Solo in una cosa, per finire, aveva torto l’amico di tuo nonno, “l’operatore di pulizie di sanitari”, come lo chiamerebbero ora. Conosco cani molto intelligenti che anche se si trovano su una polverosa e insulsa strada di campagna, quando scappa loro qualcosa, si spostano sul ciglio per farla. E poi, diciamolo: cos’ha Lorenzo del Grande Bordello che non ha un bell’huskey di razza?
Diego Pretini

- Wednesday, 28 November 2001 ore 13:56:05 (EST)


la civiltà di una nazione si giudica anche dai bagni pubblici e/o di locali pubblici: se i bagni sono puliti e l'uso di questi é graturito siamo in una nazione con un buon grado di civiltà; considerando anche il fatto che se i bagni sono puliti è sopratutto perché chi li frequenta (principalmente il cittadino di quella nazione) lascia pulito. Viceversa...si può appendere un cartello, come fece ai primi del secolo un pulitore di cessi pubblici nel paese del mio nonno materno: "Io non vi dico di prendere del buco il centro ma fatela almeno dentro, figli di cani". Sempre più pignola Marina
Marina <m.balzani@dfc.unifi.it>
Firenze, - Wednesday, 28 November 2001 ore 08:19:50 (EST)


Cara Marina, ti ringrazio per i complimenti e ti do il benvenuto ufficiale nei club dei pignoli. Sono quasi sicuro che quello che hai detto a Matilde, la bimba andrà a dirlo in giro, orgogliosa, a tutti i compagni di scuola, magari ripetendo “Robot-style” le parole che gli hai messo in testa e che l’hanno messa un po’ in confusione. E poi Matilde ha ancora tanto tempo per capire che cinesi e italiani, eschimesi e cowboys, sikh e cristiani, ricchi e poveri, Eric Clapton e Nek sono tutti uguali o perlomeno in teoria dovrebbero essere pensati come tali. Pensa che c’è ancora gente, nel 2001, che a sessant’anni va ancora a dire in giro di essere superiore agli altri, perché è nato a Milano figlio di un banchiere e non a Kabul figlio di una buona donna, magari vedova. Pensa che gente del genere governa l’Italia. Capirà Matilde, capirà.
Diego Pretini

- Saturday, 03 November 2001 ore 08:34:58 (EST)


Occhi a mandorla, occhi a pesce. A proposito di occhi a mandorla. Mia figlia Matilde, di 9 anni, doveva scrivere un pensiero su un nostro articolo della Costituzione, mi sembra il 6°, dove si dice che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, razza, religione, ecc. Non è stato facile spiegare a una bambina il significato di questo articolo della Costituzione Italiana scritta, non a caso, dopo il fascismo. Dopo alcuni miei discorsi c'é stato questo dialogo: “Ieri prendevamo in giro un bambino cinese nel corridoio della scuola perché ha gli occhi allungati”. “Pensa come doveva soffrire per quello che gli dicevate...Non si prendono in giro le persone”. “Ma lui è diverso da noi, ha gli occhi allungati come due fessure e la pelle gialla come i limoni”. ”Tutti in oriente sono così. Prova ad immaginare: un giorno i tuoi genitori si sono trasferiti a lavorare in Cina per molti anni e tu devi frequentare una scuola cinese. Tutti ti prenderebbero in giro perché sei l'unica ad avere la pelle rosa come un maialino e gli occhi a palla come i pesci!”. Mi ha guardato un po' sconcertata e si è messa a scrivere il pensiero. Non so quanto e se la mia spiegazione sia stata efficace. Mi chiedo se smetterà di prendere in giro i "diversi" e se avrà mai il desiderio di visitare la Cina... Ancora complimenti, fanno sempre bene! pignola per sempre, Marina.
Marina <marina@elbasun.com>
- Saturday, 03 November 2001 ore 08:28:38 (EST)


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