Era il 3 settembre 2001 quando i Web-Mastri pubblicarono il primo Pignolo.

Mi riempì subito gli occhi. L’idea mi venne da una cosa strana. Vedevo in continuazione delle scritte sui muri che mi facevano sorridere. Perché erano spontanei, come dev’essere il creato di chiunque si metta giù e inizi a scrivere.

Ed infatti il primo pezzo del Pignolo raccontava di una scritta amorosa su una centralina telefonica pubblica (“Sogliola, ti amo”) che dette il via alle mie pedanterie. Da lì ottantaquattro volte in un anno e spiccioli ho rotto le scatole, raccontando perfino quello che viene raccontato anche quando si tira lo sciacquone: il calcio.

Nel Pignolo s’è parlato di tutto: dai gabinetti pubblici a pagamento alle gaffe del Presidente del Consiglio, dai nuovi costumi dei giovani alle schizofrenie del Ministro degli Esteri, dai brutti vizi e dall’ipocrisia della nostra società alle figure caprine del proprietario di Mediaset, dagli sfondoni di alcuni signori della televisione ai controsensi del presidente del Milan, dall’immorale moralità che serpeggia tra le cattedre al gusto sopraffino delle battute del principale testimone del processo Imi-Sir.

E Dio, se c’è, salvi Berlusconi. Senza di lui avrei scritto più o meno venti articoli in meno. Ah, come siamo fortunati noi comunisti dell’era berlusconiana.

Dal 3 settembre 2001 sono cambiate tante cose e sapete a cosa mi sto riferendo. Ma non deve mancare mai – mai – il senso dell’umorismo, dell’ironia, posata, non urlata, perché è quella che fa più male a chi comanda. Gli esempi di sparizioni a catena dalla televisione pubblica non sono casuali.

Per riuscire bene, una critica deve essere salata, deve essere sexy. Se una critica ha il fascino di Rita Levi Montalcini (intelligente, geniale, ma lenta e macchinosa) difficilmente si ferma bene in testa. Per aprire bene gli occhi su cosa ci sta succedendo intorno, bisogna innanzitutto riflettere su qualsiasi fatto che accade e chiedersi quelle che sono considerate (a torto?) le fondamenta per un buon articolo di giornale, le cinque doppie v: What, Who, Why, Where, When, cosa, chi, perché, dove e quando. Perché c’è sempre qualcosa da svelare in quello che sentiamo ovattato e infiocchettato al telegiornale. Per questo è bene procurarsi un buon giornale.

Per me il Pignolo è un po’ come una terapia. Quando mi devo fare un’idea su qualcosa, apro Word e inizio a scrivere.

Grazie per l’attenzione che continuate a darmi e grazie a Evita e Roberto che continuano a darmi questo spazio.

Quando scrivo per i giornali per cui collaboro mi sento molto Nesta che deve rimanere sempre dietro la linea mediana del campo.

Quando scrivo su ElbaSun mi sento Maradona. E non so se avete afferrato il concetto.

 


Per sempre pignolo, Diego Pretini 

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