Possiamo far cominciare la storia della marineria elbana dal 1548 anno in cui viene costruita Portoferraio, il primo porto fortificato dell'isola. Cosimo I aveva lottato per avere questo punto strategico sulle rotte del Mediterraneo, importante per controllare l'alto Tirreno e il traffico del ferro che prendeva la via di Genova. Concluso il contratto per l'appalto del ferro col principe di Piombino nel 1543, si sa che il materiale ferroso dalla spiaggia di Rio veniva trasportato prevalentemente da imbarcazioni piombinesi, ma ora è necessario tenere una galera armata per proteggere il porto e sorvegliare il canale di Piombino mentre gli uomini sono al lavoro per portare a buon punto le fortificazioni. L'attacco della flotta turca sembra imminente e nel 1552 viene organizzata la "Militia Marittima di Toscana", regolata secondo gli usi marittimi in vigore in tutto il Mediterraneo. La flotta granducale nel 1555 comprende quattro galere: La Capitana, la Padrona, la Toscana e la Fiorenza, a cui si affiancherà un galeone usato prevalentemente a scopi mercantili.

Pochi anni più tardi Cosimo crea l'Ordine di Santo Stefano, i cavalieri affronteranno la battaglia di Lepanto del 1571 con dieci galere e si comporteranno valorosamente catturando l'Ammiraglia e la vice Ammiraglia turche. L'attività militare si svolge sia verso Ponente, dove temporanei accordi con i regni di Algeri, Tunisi, Tripoli, che importano tessuti toscani ed esportano cuoio e spezie, si alternano a spedizioni punitive verso i corsari barbareschi e le loro basi sulla costa. Le navi dei cavalieri toscani spesso si affiancano a quelle dei Cavalieri di Malta, con cui spartiscono le merci predate e gli schiavi. Anche nei mari di Levante si combatterà per tutto il seicento, dopo Livorno la tappa successiva prima di prendere la rotta del sud sarà sempre Portoferraio, per i rifornimenti e la zavorra. Le galere granducali avevano compiti sia militari che mercantili e resteranno per molto tempo il bastimento più usato nel Mediterraneo. L'alto costo dei velieri rispetto alle galere e la difficoltà delle manovre, non favorirà il loro impiego nella navigazione toscana, basata principalmente sul cabotaggio.

A Portoferraio vengono costruiti i due arsenali, che ospiteranno le galere e le galeazze granducali, sia per il ricovero invernale, che per le riparazioni. Gli schiavi mussulmani e i forzati impiegati ai remi, durante l'inverno lavorano a terra, il porto è attrezzato per il traffico marittimo che si fa molto intenso, navi di ogni nazionalità si rifugiano nelle sue acque protette dall'accorta politica medicea che si attiene ad una stretta neutralità. Talvolta tra i soldati sbarcati e gli "uomini di terra" scoppiano furiose risse, ma il movimento portuale e la presenza della guarnigione granducale arrecano prosperità ai cittadini che possono contare solo sulla tonnara, che impiega anche maestranze trapanesi, sulle saline e sul vino. Nel resto dell'isola si esporta il ferro di cui i Medici saranno appaltatori fino ai primi decenni del '600 e vino. I membri della piccola colonia ebrea di Portoferraio sono molto attivi anche a Rio e a Longone, possiedono una propria imbarcazione e mantengono stretti rapporti con Livorno da cui importano tessuti per le proprie botteghe.

L'attività dei pescatori nel golfo di Portoferraio, che ospita nella stagione estiva la tonnara, è regolamentata minuziosamente, è vietata la pesca a strascico, come avviene nella maggior parte del Mediterraneo occidentale, mentre più a sud non vi sono regole e si pesca come si vuole. Le imbarcazioni più usate, molte delle quali adatte sia all'uso militare che da trasporto, sono gli sciabecchi, nave a vela con ampio scafo e tre alberi, la più piccola tartana con uno o due alberi, la feluca stretta e allungata, di basso bordo con due alberi e la panciuta polacca da trasporto.

Grano ed altri generi di largo consumo si dovevano importare dato che l'isola ne era sprovvista, le cattive condizione del mare ostacolavano spesso le comunicazioni col continente. La situazione migliorò con lo sviluppo delle tecniche marinare e della navigazione a vela, che consentivano una navigazione più veloce e sicura anche durante l'inverno. A metà '700, le paghe dei soldati e la posta verranno trasportate dalla fregata "di dispaccio" che stazionava in porto con un equipaggio sempre pronto a partire, restava il pericolo dei corsari, che incroceranno nel Tirreno fino a tutto il settecento.

Dagli inizi del '700 le guerre tra gli stati europei avevano sconvolto i traffici marittimi e anche l'isola vedrà lo sbarco delle soldatesche straniere. Con la nuova dinastia dei Lorena che si instaura sul trono toscano, a Portoferraio nel 1750 arriva la Marina granducale che porta un po' di benessere al paese, quando ripartirà alla volta di Livorno dopo quindici anni, portando con se buona parte della manodopera specializzata e i migliori marinai, sarà un duro colpo per il paese. Nel 1763 la flotta mercantile toscana contava 155 unità, vi erano impiegati 1881 uomini.

Attorno al 1766 i marinai specializzati risultano essere 60, 16 "barchettaioli" e in porto stazionano 11 bastimenti tra grandi e piccoli. La drastica riduzione della guarnigione inoltre getta il paese nella miseria, l'elbano come sempre si arrangia facendo a turno il vignaiolo, il pescatore, lo scavatore e il marinaio come ha fatto per secoli.

Alla fine del secolo arrivano i francesi, si istallano a Portoferraio cercando di prendere l'isola con forze esigue, la popolazione per la maggior parte ostile li respinge, torneranno ai primi dell'800 per governare l'isola per circa quindici anni, costruiranno strade e ponti organizzeranno il trasporto del ferro e stabiliranno delle comunicazioni regolari con la costa, l'isola subirà le conseguenze del blocco voluto da Napoleone ma otterrà di poter esportare i suoi vini senza pagare dazio. La sua flotta molto ridotta comprenderà due golette , un avviso (piccolo bastimento veloce per portare i dispacci, due navicelli e due canotti, l'equipaggio è costituito da 86 uomini.

Durante la permanenza dell'Imperatore vennero aggiunti il brigantino L'Incostant e un canotto appartenente alla fregata Undaunted, lasciato a Napoleone dal suo comandante Usher che lo aveva accompagnato all'Elba e che Napoleone battezzò col suo nome. Fece poi requisire due feluche, addette alla sorveglianza delle miniere di Rio, ribattezzate La Mouche e L'Abeille. Un piccolo bastimento, mai consegnato, fu ordinato ai cantieri di Marciana e più tardi fu acquistato uno sciabecco, L'Etrusco, ribattezzato L'Etoile. La piccola flotta napoleonica adottò la vecchia bandiera mercantile granducale a bande rosse e bianche unendovi le api dorate in un angolo.

Dopo la fuga di Napoleone sul brigantino l'Incostant e la restaurazione del granduca, la situazione economica dell'isola non migliorò, già dall'inizio del secolo le navi non facevano più la quarantena all'Elba per mancanza di attrezzature adeguate e nei casi meno gravi ci si limitava a isolare i bastimenti senza fargli scaricare le merci a terra.

Verso il 1840 Portoferraio aveva in porto solo bastimenti inferiori alle 50 tonnellate, che effettuavano il trasporto dei generi di prima necessità, mentre dagli altri porti elbani partivano e arrivavano i bastimenti che trasportavano carbone e legna da ardere in grande quantità. A Rio Marina 160 bastimenti venivano impiegati per lo più per il trasporto del minerale ferroso.

L'Ilva, la società che gestiva gli alti forni, aveva una sua flotta, che nel 1932 contava 15 piroscafi, 14 rimorchiatori e 6 galleggianti minori.

Molti tipi di bastimenti, come la tozza polacca, il pinco, la saettia, il leuto, la saica, erano scomparsi, mentre sciabecchi, feluche ed altre imbarcazioni da carico restarono in uso. Le golette e le golette-brigantino, venivano usate per il trasporto delle merci, il vino elbano si imbarcava per la Liguria sui "rivani" genovesi. Le sabbiaiole, piccole imbarcazioni dalle 10 alle 60 tonnellate, portavano da tutta l'isola la sabbia e il ghiaino che servivano per l'edilizia a Portoferraio. In caso di bonaccia i bastimenti a vela venivano rimorchiati da barche a remi.

Nel 1881 la "Navigazione Generale Italiana" assicurava i collegamenti col continente, le navi impiegate erano così malandate che molti preferivano la barca a vela.

Nuove unità furono impiegate per la traversata dopo che la compagnia passò in gestione ai fratelli Orlando di Livorno.

La prima attività cantieristica di Livorno risaliva al 1546, a lavorare all'arsenale vennero chiamate maestranze da Genova e da Venezia. Il cantiere fu in piena attività nel '600 quando si cominciò a costruire i velieri anche se le galere, meno costose, rimasero in uso per tutto il '700. Il porto soffrì della generale decadenza dei traffici mediterranei, ma rimase un importante porto di transito, sede del poco che restava della Marina dopo le drastiche riduzioni dei granduchi lorenesi. Con l'unificazione l'arsenale diventò il Regio Cantiere di San Rocco, ma nel 1860 il governo decise di cederlo a Luigi Orlando e ai suoi fratelli, che avrebbero gestito il cantiere, ampliandolo e rendendolo adatto alla costruzione, riparazione e armamento di "navi a vela e a vapore, in ferro in legno, miste, da guerra e mercantili.

Nel 1914 le unità della flotta che appartenevano alla recentemente costituita "Società Anonima di Navigazione Toscana vennero trasformate in navi ausiliarie e da guerra. I collegamenti tardarono a riprendere, la flotta fu rinnovata e varati il Cortellazzo, l'Elbano Gasperi e lo Sgarallino.

Nel 1936 entrò in servizio il Dino Leoni e la motonave Orlando, durante la guerra tre unità assicuravano i collegamenti, affiancati da piccole imbarcazioni. Dopo l'armistizio del settembre del '43 saranno requisiti dai tedeschi, tragica fu la fine dello Sgarallino, affondato dagli alleati con 200 passeggeri a bordo mentre effettuava il percorso Piombino Portoferraio. Il traffico regolare riprese solo nel maggio del '45, prima con due motovedette, poi con vecchi piroscafi.

 

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