UNA CITTA' E LA SUA IMMAGINE

Una serie di immagini per tentare attraverso di esse una rilettura anche se parziale del passato.Un primo aspetto su cui soffermarsi, e che permette tra l'altro di rendere conto della periodizzazione adottata, è dato dalla costruzione dello stabilimento siderurgico ad opera della società " Elba " negli anni 1900-1902. La sua realizzazione si pone come l'autentico spartiacque nella vita dell'isola tra Otto e Novecento, rappresentando al contempo la grande speranza dei suoi abitanti in una consistente possibilità di lavoro proprio in un momento nel quale le tradizionali attività agricole e marinare stavano versando in gravi difficoltà. Una speranza ma anche una consapevolezza della quale, per i contemporanei, si fece interprete il Corriere dell'Elba che, alle soglie del nuovo secolo, scrisse queste profetiche parole: " una nuova Elba sta per sorgere, l'Elba industriale che cambierà interamente con una relativa rapidità la faccia dell'isola ". Ed i mutamenti in effetti non furono né pochi né di poco conto. Almeno per il primo decennio del Novecento

Portoferraio rappresentò un polo di attrazione e fu al centro di un consistente movimento immigratorio, prima dalle campagne pisane e grossetane e, successivamente, da quelle sarde. In una città assolutamente impreparata ad accogliere la massa di persone che vi affluì in cerca di lavoro, l'assimilazione dei nuovi arrivati presentò problemi forse più gravi che altrove. Sempre ai primi anni del nuovo secolo, quelli della grande speranza, quasi a simbolo della nuova Portoferraio " trionfante ", risale la costruzione del palazzo dei Merli, realizzata per conto di Pilade Del Buono dall'architetto fiorentino Adolfo Coppedè e destinata a fornire un'immagine rinnovata della città. Infine, alla nuova realtà industriale crediamo debba essere addebitato anche il rinnovamento intervenuto nella vita politica locale con il tramonto del vecchio paternalismo moderato e la nascita delle prime formazioni politiche di tipo moderno.

La vita dello stabilimento condizionerà quasi mezzo secolo di storia portoferraiese, un ciclo destinato ad interrompersi per le distruzioni belliche ed a chiudersi definitivamente con la decisione della società " ILVA", nell'immediato dopoguerra, di non ricostruire l'impianto.

Accanto alla vicenda industriale, vero filo conduttore del periodo qui esaminato, altri aspetti meritano comunque di essere evidenziati. Una lotta politica, ad esempio, che pur avendo trovato modo di manifestarsi attraverso le tradizionali contrapposizioni politiche e di classe, mantenne anche un profondo attaccamento agli interessi isolani, tanto da attenuare i contrasti quando ad emergere erano personaggi del calibro di Del Buono, figura politicamente assai complessa ma che nell'arco di un ventennio seppe riscuotere ampi consensi tra le masse elbane. Rivalità e contrapposizioni trovarono comunque sfogo in altri campi, decisamente più municipali, quali l'appartenenza alle due Confraternite dei " Bianchi " e dei " Neri " o nel tifo sportivo per le squadre dell'Audace e della Ferrigna.

Non si può infine tacere su un ultimo fattore, sapientemente alimentato nei vari periodi e che ha contribuito in misura decisiva all'immagine della città: il " mito napoleonico ".

Sul periodo trascorso nell'isola dal " Grande Corso " (maggio 1814 - febbraio 1815), un evento che ha reso celebre l'Elba e che non poteva passare sotto silenzio, si sono infatti consumati fiumi d'inchiostro. Alla retorica celebrativa è venuta comunque accompagnandosi, fin dagli anni qui esaminati, anche un'esigenza di studio e di approfondimento critico sull'intero periodo che ha posto le basi per i positivi sviluppi di questo dopoguerra soprattutto con la costituzione, avvenuta nel 1962, del Centro Nazionale di Studi Napoleonici e di Storia dell'Elba. Tutto si può dire quindi tranne che Napoleone e il suo tempo siano stati dimenticati dagli elbani ed in particolare dai portoferraiesi.

Questa dunque l'immagine di Portoferraio tra il 1900 e il 1940. Se sia quella vera o un'altra non sta a noi giudicare. Con il dopoguerra la città è andata alla ricerca della sua nuova vocazione turistica; una vocazione che non era troppo difficile da individuare ma che è stato merito dei suoi abitanti costruire e valorizzare.

(tratto dall'articolo di Michele Lungonelli - Portoferraio 1900-1940 Memorie Fotografiche)
Per gentile concessione dell'Azienda di Promozine Turistica dell'Arcipelago Toscano ( prot. n. 8031/13)


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